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Lo spregiudicato tentativo di Berlusconi di trovare punti d’appoggio per la maggioranza parlamentare ha coinvolto anche la scuola pubblica. Preoccupato per le critiche allo stile della sua vita privata il presidente del consiglio ha cercato di ristabilire legami di amicizia con la Chiesa offrendo quello che sta offrendo a tutti: più soldi e più spazi per tutelare i propri interessi.

L’occasione è stata il convegno dei Cristiano Riformisti, dove Berlusconi ha dichiarato: “riteniamo che ciascuno debba avere il diritto […] di poter educare i figli liberamente, […] di non essere costretto a mandarli a scuola in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell’ambito della loro famiglia”.

 

Non ci spenderemo qui in uno studio filologico del verbo inculcare, che lasciamo a quell’opposizione che si risente se accusata di disonestà intellettuale ma non ha perso un’occasione per penalizzare la scuola pubblica fra tagli, sbarramenti economici, peggioramento della qualità dell’insegnamento e altro. Difendiamo la formazione culturale e critica nelle scuole, ma ci fa sorridere che dichiari di farlo anche chi (in qualsiasi settore dell’attuale parlamento) ha approvato misure che costringono i professori a fare i salti mortali per mantenere un’istruzione accettabile per chi non ha i soldi per comprarsela da sé. Ci si permetta di dire solo questo: non crediamo che esista una cultura “imparziale” e non crediamo che la scuola possa né debba esserlo. Siamo contenti se nella scuola italiana si spiega che i partigiani hanno liberato l’Italia e che i fascisti l’hanno schiacciata sotto lo stivale della repressione per far fare più soldi ai padroni.

Siamo contenti se nelle aule non si racconta che Eva è nata da una costola di Adamo ma si spiega come si usa un contraccettivo e lo saremmo ancora di più se ce ne fossero dei distributori nelle scuole. Anzi, la nostra preoccupazione è semmai proprio il
contrario: nella scuola come nella società per troppo tempo abbiamo visto un’avanzata dell’ideologia dominante, sia essa impersonata da imprenditori lungimiranti,
da cardinali compassionevoli, da oppositori “responsabili” o da fascisti vigorosi.

A chi comanda in questa società serve un’ideologia che legittimi il suo dominio e che impedisca a chi è dominato di prendere coscienza della propria situazione e organizzarsi per cambiarla. Per avere questo apporto ideologico, però, lo deve comprare.

Un esempio? Il continuo drenaggio di soldi pubblici per garantire l’ora di religione, uno degli strumenti a cui la Chiesa tiene di più per portare il proprio insegnamento direttamente nelle classi, un’ora alla settimana. Secondo lo studio della Conferenza Episcopale Italiana nell’ultimo anno scolastico la percentuale di alunni che frequentano l’ora di religione, pur restando molto alta, è scesa di un punto percentuale, dal 91% al 90%. Eppure, inspiegabilmente, gli insegnanti di religione sono aumentati, proprio nelle scuole superiori, da 8.232 a 9.369, con un aumento assoluto di 1137 elementi, pari a un +13,8%.

Quindi, mentre i tagli del governo falciano decine di migliaia di posti di lavoro per docenti e personale Ata, gli insegnanti di una materia i cui alunni diminuiscono, insegnanti pagati dallo Stato (coi soldi nostri) ma decisi dalla Chiesa, aumentano notevolmente. Di più, mentre il precariato dilaga e la cattedra di ruolo è un miraggio per insegnanti precari sballottati di anno in anno in scuole diverse per qualche manciata di ore, “la quota di IdR (Insegnanti di Religioni, ndR) a tempo pieno, ovvero con un orario settimanale di almeno 18 ore, sarebbe balzata dalla frazione minoritaria del 23,7%, riscontrata nell’a.s. 93/94, all’attuale 71,5% con una conseguente, drastica riduzione delle assai diffuse situazioni di precariato”.

Ma perché limitarsi solo a un’ora alla settimana quando si può mettere tutta la formazione nelle mani delle scuole private cattoliche? Al di là dei discorsi sulla libertà di scelta (che è sempre la libertà di chi ha i soldi per comprarsela), il discorso di Berlusconi vuol dire proprio questo: cara Chiesa, siamo pronti ad aumentare ancora di più i finanziamenti alla scuola privata, così potrai aumentare gli incassi, formare alle tue idee più ragazzi, e magari così ti dimentichi di muovere attacchi “morali” sui miei scandali.

Insomma, la musica è sempre la stessa: più soldi alle private, mentre la scuola pubblica cade a pezzi. L’ultimo rapporto di Legambiente sull’edilizia scolastica, i cui risultati non possiamo riportare qui interamente per mancanza di spazio, dice che il 42,26% delle scuole non ha il certificato di agibilità, che il 30,24% non ha il certificato igienico-sanitario e che il 64,59% non ha il certificato di prevenzione incendi.
Il 36,10% delle scuole ha bisogno di “interventi di manutenzione urgenti” ma i soldi devono andare a chi può trasmettere i sani valori ai figli della classe dominante a tempo pieno, e a tutti un’ora alla settimana.

Davanti a tutto ciò non ci possono essere compromessi. Non un centesimo deve andare alle scuole private, non un minuto all’insegnamento della religione cattolica controllato dalla Chiesa nelle scuole pubbliche.

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