Cacciamo la Moratti! - Falcemartello

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Per una scuola pubblica, democratica, gratuita e laica!

Dietro ad una facciata dinamica e manageriale, i progetti di riforma del Ministro dell’Istruzione Moratti portano un attacco decisivo al diritto allo studio. In questi giorni stiamo assistendo ad una ripresa delle mobilitazioni nelle scuole. Se la fine dell’anno arriverà prima dello scoppio di un movimento studentesco, questo scoppio sarà solo rimandato al prossimo autunno.

Le scorse mobilitazioni autunnali sono state di una certa portata ma sono rimaste circoscritte in alcune città e solo per alcune settimane. Il prossimo scoppio del movimento studentesco sarà invece un’imponente deflagrazione che si espanderà rapidamente. Ancora una volta gli istituti italiani entreranno in occupazione uno dietro l’altro. Ogni studente deve sapere che questo in sé non sarà garanzia di vittoria: questo enorme movimento senza un’organizzazione, un programma ed una direttrice chiara si disperderà come già è successo con i movimenti studenteschi avvenuti tra il ’93 ed il ’98. Per questo il nostro compito nelle scuole è quello di organizzare immediatamente discussioni ed assemblee su temi politici che permettano di organizzare nuclei di studenti che siano i futuri organizzatori del movimento studentesco che inevitabilmente ci attende.

Ritorno agli anni ‘50

Il progetto di riforma Moratti prevede l’introduzione di un doppio binario a 13 anni, simile a quello che esisteva negli anni ‘50. A questa età lo studente viene chiamato a scegliere se proseguire con un percorso liceale o con un percorso scolastico di tipo professionale. Chi intraprende il percorso liceale potrà andare all’università. Chi invece sceglie quello professionalizzante potrà frequentare l’università solo con un anno integrativo in cui recuperare ciò che non si è studiato per quattro anni. Si tratta di una scelta praticamente irreversibile. Durante il percorso professionale lo studente può alternare giornate in classe a giornate in azienda in cui lavorare gratuitamente, naturalmente con la scusa della formazione. Il nome educato per questo sistema è "apprendistato", quello vero è: sfruttamento gratuito del lavoro minorile.

La selezione scolastica è selezione di classe

Questo doppio binario viene presentato come qualcosa che va incontro alle attitudini degli studenti, promuovendo i più meritevoli. In realtà la scelta non verrà fatta in base alle vocazioni astratte degli studenti ma in base alle condizioni economiche. Se una famiglia non è sicura di poter pagare gli studi al proprio figlio per parecchi anni, lo spingerà a scegliere il percorso scolastico che lo porti a lavorare il prima possibile. La selezione che avviene a scuola non è una selezione che premia i migliori, come vogliono farci credere. E’ una selezione che prepara strade d’oro ai figli dei ceti abbienti, mentre chiude le porte a chi ha difficoltà economiche.

I figli degli operai sono portati ad andare agli istituti tecnici per mancanza di risorse economiche per poter affrontare il percorso liceale. Già oggi il 30% degli studenti degli Istituti Tecnici sono figli di operai, il 25% negli Istituti Professionali, mentre solo il 9% ai licei classici. Chi ha i genitori laureati quasi sempre proviene da una famiglia relativamente benestante ed infatti il figlio di un laureato ha 43 volte più chance di laurearsi di un figlio di genitori senza titolo di studio. Dietro ad una facciata di pari opportunità, ancora oggi il diritto allo studio è un puro miraggio. Per noi diritto allo studio vuol dire dare a tutti indipendentemente dalle proprie condizioni economiche la possibilità di accedere all’istruzione. Per la Moratti la scuola è semplicemente un luogo dove le industrie possano attingere mano d’opera gratuita mentre i figli dei benestanti si acculturano per prendere un futuro posto dirigente in azienda.

Tagli all’istruzione pubblica

La scuola pubblica ha subito enormi tagli negli ultimi anni. Negli anni ’70 vi si dedicava il 13% del Prodotto Interno Lordo (la ricchezza prodotta nazionalmente), nel ’90 il 4%, oggi il 3%. Il Governo Berlusconi non poteva che continuare su questa strada tagliando altri fondi per finanziare l’intervento militare in Afghanistan. Questi tagli si stanno traducendo in un taglio a livello nazionale di diverse migliaia di cattedre, di cui 1.800 soltanto in Lombardia. Oltre ad essere un attacco inaccettabile per i docenti, si tratta di una misura che affollerà ulteriormente le aule. Il numero di alunni è in aumento a livello nazionale ed a tutti i livelli. Con questa ulteriore diminuzione delle cattedre la media di alunni per aula finirà oltre i 23-24 studenti. Anche il sovraffollamento delle aule aiuta la selezione di classe che avviene all’interno della scuola. In aule affollate, l’insegnante non riesce a seguire tutti e riduce la lezione ad un’interrogazione continua diminuendo il tempo di spiegazione in classe. In questo modo chi ha i soldi può permettersi delle lezioni private prendendo ripetizioni. Chi non ha i soldi, deve fare tutto da solo.

Neanche una lira alle scuola private!

Mentre nella scuola pubblica mancano i soldi per le più basilari esigenze (non solo andiamo a scuola in strutture fatiscenti, ma non ci sono fondi per i libri e nemmeno per gli insegnanti) si finanzia "ovviamente" la scuola privata.

Questo scandalo deve smettere. Sotto qualsiasi forma si diano soldi agli istituti privati (sotto forma di buoni-scuola, sgravi fiscali, finanziamenti per l’edilizia degli istituti privati), questi finanziamenti devono cessare immediatamente. Innanzitutto non possiamo accettare che vengano finanziate scuole confessionali. In secondo luogo molte di queste scuole sono scuole dalle rette esorbitanti dove vanno i figli dei rampolli dell’alta società. Secondo una recente indagine chi arriva all’università da un liceo privato ha un reddito mediamente superiore di 10 milioni a quello di uno studente proveniente dalla scuola pubblica ed una qualità nella preparazione inferiore di circa un punto alla maturità. Alla faccia dell’ottima qualità del sistema privato!

Certo non esistono soltanto licei privati, ma anche istituti di formazione professionale privati: lì non ci vanno di certo i rampolli dell’alta società, ma i figli dei lavoratori che devono pagare cifre altissime per avere specializzazioni che non vengono offerte dal sistema pubblico. In Italia ogni anno vengono dati 3500 miliardi per finanziare la formazione professionale privata. Queste scuole vanno invece nazionalizzate senza indennizzo perché diventino pubbliche ed offrano possibilità di studio gratuite.

Organizziamoci in difesa della scuola pubblica!

Il nostro obiettivo è una scuola pubblica, democratica, gratuita,  laica e di qualità. Tutti devono avere le stesse possibilità di studiare. Questo non può che avvenire garantendo la gratuità dell’iscrizione, dei mezzi pubblici per gli studenti, garantendo i libri in comodato d’uso (lo Stato compra i libri su indicazione delle scuole, li dà in affidamento allo studente che a fine anno li resitutisce o li paga solo se li ha rovinati o se li vuole tenere) e borse di studio per tutte le famiglie sotto il reddito medio che ne facessero richiesta. Per fare questo è necessario un raddoppio immediato dei fondi destinati all’istruzione pubblica, prendendoli dalla spesa militare, dai fondi dati alle scuole private e da tutti i regali che lo Stato italiano fa ai grossi imprenditori.

Una cosa è sicura: questi obiettivi possono essere ottenuti solo attraverso la lotta e non di certo per vie fittizie come le consulte o le tavole rotonde con il Ministro. La lotta nel prossimo periodo non mancherà. Ma per vincere dovrà essere organizzata. Per questo invitiamo tutti gli studenti a costruire nelle proprie scuole collettivi o Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) che portino queste tematiche all’attenzione degli studenti. Il Csp è un’organizzazione studentesca democratica che si propone di riunire tutti gli studenti di ogni scuola e di ogni parte d’Italia sulla base di un programma di intransigente difesa del diritto allo studio. Organizzia-moci subito per vincere la nostra lotta domani, a partire dall’organizzare la presenza studentesca al futuro sciopero generale contro il Governo Berlusconi.

Per approfondire il nostro programma ti invitiamo a contattarci e a chiederci la piattaforma programmatica del Comitato in difesa della Scuola Pubblica. Info 02-66225622 (Coordinamento nazionale Csp).