Breadcrumbs

Con il recente decreto attuativo della riforma Moratti la scuola pubblica riceve l’ennesimo colpo. E si tratta sicuramente di uno dei più duri. Questa volta sono finite sotto attacco le elementari e le medie inferiori. Ma si tratta solo della prima ondata di un maremoto che colpirà presto anche le scuole superiori. Dobbiamo al più presto organizzare le lotte e coordinarle anche negli istituti superiori e nelle università per unirci al movimento di genitori e docenti che sta scendendo in campo contro il decreto Moratti.

Con il decreto Moratti il tempo pieno, una delle conquiste delle lotte degli anni ‘70, viene praticamente demolito con un lifting linguistico. Viene trasformato in “tempo pieno flessibile”. Si passa dalle 40 ore settimanali previste oggi a uno schema di 27 ore di lezione più 3 facoltative (su cui poco è dato sapere). Il tempo pieno verrà garantito con 10 ore a carico degli enti locali classificate sotto la voce “mensa”. Ma tali 10 ore sono introdotte solo in maniera provvisoria, per gestire la transizione alla completa abolizione del tempo pieno. Ci saranno il prossimo anno, ma non è detto che siano garantite per il periodo successivo. Non è garantito che siano gratuite e non sono più considerate ore curricolari. Tutto questo sembra reintrodurre una sorta di doposcuola discriminatorio per i figli dei lavoratori.

Alla Moratti questo sembra giusto, efficiente; anche perché non ha certo mai avuto bisogno di un servizio pubblico funzionante: lei, imprenditrice di successo, i figli li mandava alle scuole private!

Per le elementari si prevede il taglio di 1 insegnante su 4, pari al 25% del corpo docenti, mentre alcune materie nelle scuole medie inferiori come l’educazione musicale e l’educazione tecnica diventeranno “facoltative”, parola dietro la quale si nasconde il potenziale licenziamento dei relativi 17.000 docenti. La possibilità di studiare musica ed educazione tecnica resta, ma ovviamente questi servizi diventeranno privati: se li vuoi devi pagarteli! Saranno introdotte, infine, delle ore riservate alla programmazione di ogni regione (circa il 15%).

L’introduzione della figura dell’insegnante tutor (un insegnante che sta con la classe 18 ore sulle 27 di lezione) serve a rendere la didattica ancora più autoritaria e a dividere i docenti in insegnanti di serie A e B. Non solo: il tutor è nominato arbitrariamente dal dirigente scolastico. Per non parlare della pagliacciata del “portfolio” delle competenze (un termine aziendale non a caso): una sorta di libretto di ogni studente, scritto dal tutor, in cui si descrivono le competenze acquisite nel corso degli anni.

Il portfolio seguirà come un segugio ogni alunno individuando così chi ha difficoltà didattiche sin dalla prima elementare. Peccato che di solito chi ha più difficoltà ad integrarsi nel circuito scolastico sin dall’inizio siano proprio i figli dei ceti meno abbienti.

Il panorama è abbastanza inquietante. La Cgil scuola ha annunciato per bocca del suo Segretario lo stato di mobilitazione, ma qualche corteo romano e i ricorsi alla Consulta non bastano: la velata minaccia dello sciopero deve diventare realtà! Ci sono state occupazioni di scuole da parte dei genitori, un corteo a Roma il 17 gennaio di centomila partecipanti (di cui trentamila bambini), e nonostante Berlusconi gridi alla vergogna, anche i bambini si rendono conto della situazione. I bambini, ma non le opposizioni! Come spiega Andrea Ranieri dei Ds: «Non è stata la sinistra ad aver portato per strada le mamme e i bambini. Berlusconi non ha capito che quelle persone che sono scese in piazza sono persone istruite, che leggono e che si informano. Per questo errore iniziale il capo del governo non ha nemmeno capito che non siamo noi ad aver portato le mamme in piazza: sono loro che hanno portato noi» (l’Unità On Line 23.01.2004). Mai parole furono più chiare!

Ovviamente Ds e vertici della Cgil, scavalcati a sinistra, si stanno spendendo in una serie di dichiarazioni altisonanti contro questa riforma. Le note della sinfonia cambiano quando ci si trova in ambiti più ristretti. Massimo D’Alema nel convegno annuale dei Giovani confindustriali ha chiaramente detto che un governo di centrosinistra non revocherà la riforma Moratti (e ne ha dato ampia prova nella riforma dell’istruzione professionale dell’Emilia Romagna).

Questo decreto va fermato! Cgil scuola ha indetto un corteo nazionale per il 28 febbraio e annunciato una serie di ricorsi alla Corte Costituzionale. Dobbiamo dirlo francamente: queste misure non bastano o addirittura sono nocive. Non è solo con i cortei nazionali che fermeremo questa riforma e tanto meno lo faremo con i ricorsi legali, buoni solo a far prendere tempo.

La sfida è arrivare allo sciopero generale dell’istruzione come punto di partenza per un clima di lotta e insubordinazione in ogni scuola con blocchi della didattica e degli scrutini fino al ritiro della riforma Moratti. Come Comitati in difesa della scuola pubblica ci impegniamo in questa prospettiva e annunciamo la nostra adesione ai coordinamenti di genitori e docenti che si sono creati e che si creeranno per raggiungere tale obiettivo.

Non possiamo aspettare mentre continuano a piovere attacchi sull’istruzione, né limitarci a passeggiate e sit-in che sono solo piccole valvole di sfogo al nostro malcontento. Il decreto si può e si deve fermare attraverso lo sciopero generale che dovrà essere il punto di partenza per far diventare ogni scuola un centro di mobilitazione, con ogni forma di lotta, dai blocchi della didattica, alle occupazioni e agli scioperi cittadini, fino al ritiro del decreto sul tempo pieno e della riforma Moratti.

Se vinceremo questa lotta, sarà un esempio per tutti coloro che vogliono attaccare lo Stato sociale. Un punto di riferimento a cui guardare c’è: l’eroica lotta degli autoferrotranvieri, le possibilità per lanciare un’accanita resistenza e passare al contrattacco ci sono.

Joomla SEF URLs by Artio