Breadcrumbs


Sabato 28 e domenica 29 marzo si è tenuta a Bologna la terza conferenza nazionale del Csp-Csu (Comitato in difesa della Scuola Pubblica-Coordinamento Studentesco Universitario). Gli studenti delegati e invitati da tutta Italia hanno discusso del movimento studentesco dello scorso autunno e della fase attuale, delle prospettive per il prossimo periodo e di come intervenirvi.


Gran parte degli argomenti discussi sono raccolti nel documento nazionale approvato dalla conferenza, già disponibile in tutti i Csp e Csu. Tocchiamo qui alcuni punti fondamentali.

Quali scenari dopo il movimento?

Lungo tutto il dibattito un punto è ritornato più e più volte: cosa ci lascia il movimento autunnale? Una cosa è certa: lo scenario che abbiamo davanti è completamente differente rispetto a quello che esisteva solo qualche mese prima dello scoppio del movimento. Un’intera generazione di studenti ha compiuto il suo ingresso nell’arena della lotta politica. Centinaia di migliaia di giovani si sono posti il problema di difendere i pochi diritti rimasti e di tornare a rivendicarne di nuovi. Senza voler santificare il ruolo degli studenti, possiamo dire che le masse studentesche hanno fatto quasi tutto ciò che potevano fare: da parole d’ordine con una chiara connotazione di classe (“noi non pagheremo la vostra crisi”) alla ricerca di unità coi lavoratori in lotta, dalla determinazione con cui si sono condotte le mobilitazioni alla rapida comprensione del ruolo dei fascisti dopo i fatti di Piazza Navona. Il vero problema del movimento è stata la direzione politica che l’ha guidato, perlopiù disobbediente e autonoma: rivendicazioni politiche confuse e scorrette, sommate a metodi inefficaci e antidemocratici, hanno disperso in breve tempo una forza enorme.

Ci rivolgiamo oggi a quei tanti studenti che hanno visto i limiti del movimento autunnale e si domandano come possano essere superati: a loro dobbiamo essere capaci di mostrare che esiste una prospettiva diversa, in grado di portare la lotta fino alla vittoria.

Le provocazioni fasciste e la repressione della polizia


Molti interventi hanno toccato il problema delle forze di estrema destra. Queste formazioni all’inizio dell’autunno hanno tentato di infiltrarsi nel movimento in nome di un presunto apoliticismo: con lo slogan “né rossi, né neri, ma liberi pensieri” cercavano di confondere gli studenti sostenendo che la lotta non dovesse avere connotazioni politiche. Niente di più sbagliato: davanti ad un violento attacco portato dalla classe dominante contro i lavoratori e gli studenti figli di lavoratori solo una risposta di classe può portare a delle conquiste. Le forze fasciste, invece, mascherandosi dietro ad una retorica socialisteggiante, concentrano la loro azione politica contro chi è ancora più sfruttato, immigrati in testa, e alla fine difendono sempre gli interessi di chi comanda questa società. Nel fare questo cercano di aggredire politicamente e fisicamente chi lotta per la difesa dei propri diritti. Dopo che il 29 ottobre, a Piazza Navona a Roma, i militanti del Blocco Studentesco hanno aggredito più volte il corteo contro il decreto Gelmini, gli studenti hanno appreso rapidamente che questi elementi non hanno niente a che fare con il movimento studentesco. Respinti a Piazza Navona e isolati in tutta Italia, i fascisti hanno aumentato a quel punto il numero e l’intensità delle loro provocazioni: a Roma, a Napoli, a Milano e in tante altre città si sono presentati dentro e fuori da scuole e università con materiale xenofobo, accompagnati da picchiatori e in alcuni casi con coltelli e bastoni.

In tale situazione, lo Stato ha un atteggiamento ogni giorno più repressivo. Dopo anni ed anni, la polizia in tenuta antisommossa ha fatto prepotentemente ritorno dentro le università, sfruttando le provocazioni delle forze di estrema destra. Il 18 marzo, giorno dello sciopero della scuola, il corteo degli studenti della Sapienza, che voleva raggiungere il corteo sindacale, è stato caricato dalla polizia che ha impedito con la forza agli studenti di uscire dall’università. Il 26 marzo, a Napoli, dopo l’ennesima provocazione fascista, respinta dagli studenti antifascisti, la polizia ha disperso questi ultimi sparando ad altezza d’uomo.

Per affrontare questi problemi non ci possiamo affidare a risposte minoritarie: l’unica risposta efficace è una risposta di massa, che possa giungere anche alla formazione di un servizio d’ordine democratico.

L’unità con i lavoratori

Il simbolo del Csp-Csu è il pugno che stringe la matita e la chiave inglese, emblema dell’unità fra gli studenti e i lavoratori. Trovare l’unità con i lavoratori è per noi un punto fondamentale: scuole e università non sono, e in questa società non possono essere, isolate da ciò che le circonda.

Già durante il movimento abbiamo visto come ovunque le date di mobilitazione più importanti sono state, anche per gli studenti, i giorni di sciopero. Gli studenti hanno capito subito che si doveva ricercare ad ogni costo l’unità con i lavoratori e dove questo non è stato possibile è stato ancora una volta a causa dell’azione dei disobbedienti, che hanno spesso convocato in piazze separate.

L’unità con i lavoratori si costruisce giorno dopo giorno, dal singolo volantinaggio alle iniziative in solidarietà alle lotte sindacali, dai comitati contro la crisi alla difesa delle fabbriche, come hanno spiegato i compagni dalle varie zone. Particolarmente coinvolti nelle lotte operaie sono i compagni del Csu di Napoli, che in questi mesi stanno usando tutte le proprie forze per aiutare gli operai di Pomigliano nella loro lotta esemplare, in solidarietà alla quale molti altri Csp e Csu hanno organizzato o stanno organizzando iniziative di solidarietà.

L’importanza dell’unità con i lavoratori appare particolarmente chiara in un momento come questo, in cui una crisi economica devastante mostra il vero e spietato volto del sistema capitalista. Solo una lotta che ponga in discussione l’intero sistema economico può oggi essere in grado di rispondere alla situazione in cui ci troviamo.

Sappiamo che un’organizzazione studentesca non basta per condurre una tale lotta, ma sappiamo anche che può giocare un ruolo molto importante.

Con questa consapevolezza facciamo tesoro della discussione conferenziale e ricominciamo a costruire il Csp-Csu in tutta Italia. A partire da questa consapevolezza chiediamo a tutti gli studenti di contattarci, leggere il nostro documento, partecipare alle nostre iniziative, metterci alla prova e costruire con noi l’organizzazione di cui gli studenti di questo paese hanno bisogno.

Il loro sistema è in crisi. La nostra lotta è appena cominciata.

8 aprile 2009

Joomla SEF URLs by Artio