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L’ennesimo passo indietro rispetto allo sperato distacco dalla Chiesa cattolica verso una dimensione di Stato completamente laica e libera è stato messo nero su bianco il 26 giugno scorso dal Ministero dell’economia del governo Renzi: le attività nell’ambito dell’educazione e della sanità gestite dal Vaticano saranno esenti dal pagamento della Tasi e dell’Imu. Proprio l’Imposta municipale unica che ha, in qualche modo, sostituito l’Ici; proprio quella che ha fatto ulteriormente tirare la cinghia a intere famiglie di lavoratori e studenti, non sarà un problema per la ricca “Santa” sede che non dovrà preoccuparsi del pagamento dell’imposta introdotta dal governo Monti.

Il fisco del Vaticano ha un impatto notevole sui conti pubblici e tale impatto contribuisce a manovre che vanno a devastare le tasche di lavoratori e studenti. L’associazione di ricerca Ares ha stimato in oltre due miliardi il gettito potenziale per le proprietà della Chiesa. L’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) ha agito contro questo provvedimento di Renzi presentando una richiesta alla Commissione europea affinché avvii una formale procedura di infrazione nei confronti dello Stato italiano. Dal comunicato stampa dell’Uaar viene inoltre precisato che: “Per godere di esenzioni la normativa e la giurisprudenza europea richiedono che, per quanto riguarda le attività didattiche, le scuole soddisfino gli standard di insegnamento, accolgano alunni portatori di handicap, applichino la contrattazione collettiva e garantiscano la non discriminazione in fase di accettazione degli alunni.” Le ricerche, i sondaggi, le statistiche, ma soprattutto le esperienze dirette degli studenti portano ad affermare che tali caratteristiche sono assenti o riportano delle notevoli carenze nelle scuole paritarie. La Chiesa cattolica continua ancora oggi a godere di esenzioni fiscali, lasciando sulla schiena dei lavoratori un peso che si aggira intorno ai sei miliardi di euro annui.
Insomma, è necessaria una giusta dose di realismo: la Chiesa e lo Stato non ascolteranno le richieste dell’Uaar, in quanto strutture reazionarie che oggi difendono il sistema capitalista. Noi non ci stiamo, senza mezzi termini: rivendichiamo l’abolizione del Concordato con la Chiesa cattolica e di conseguenza l’abrogazione di qualunque esenzione fiscale concessa a questa organizzazione. Questo non potrà accadere, come forse credono i dirigenti dell’Uaar, nel contesto del sistema capitalista, magari per gentile concessione del governo Renzi. D’altronde, da un governo che non lavora con il popolo e per il popolo, cosa ci si può aspettare?

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