Facciamo come in Francia! - Falcemartello

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“Gli studenti sono come il dentifricio, una volta fuori dal tubo è impossibile farli rientrare” (Jack Lang, ex-ministro della Cultura)

La recente ripresa delle mobilitazioni in Francia non ha riguardato solo la classe operaia (vedi l’articolo di Francesco Giliani in questo numero): anche gli studenti sono stati protagonisti della lotta contro il governo di destra di Raffarin.

Sabato 6 Febbraio 600mila lavoratori avevano dato vita ad imponenti manifestazioni operaie a difesa delle 35 ore. Solo cinque giorni dopo, giovedì 10 Febbraio, 100mila studenti delle scuole superiori sono scesi per le strade a manifestare contro la “legge di orientamento scolastico”, la riforma della scuola presentata lo scorso 18 novembre dal ministro Fillon.

La riforma Fillon

La Riforma Fillon, nelle parole stesse del comitato d’azione degli studenti, “tende verso una scuola il cui scopo non è la conoscenza, ma l’integrazione rapida nel mercato del lavoro con un bagaglio minimo, uno zoccolo semplificato di conoscenze pratiche, distruttore di ogni spirito critico”. Una riforma che tra l’altro prevede la “semplificazione dei corsi”, che implica un approfondimento delle differenze tra le scuole per i facoltosi e le scuole per i giovani di periferia. L’attacco del governo contro la scuola pubblica non ha avuto come bersaglio solo il diritto allo studio dei giovani, ma anche le condizioni di lavoro degli insegnanti: per l’anno prossimo è infatti previsto il taglio di 3.400 docenti in esubero.

In pratica la Riforma Fillon non è altro che un progetto di privatizzazione della scuola pubblica, una Riforma Moratti alla francese. I governi Berlusconi e Raffarin dunque si muovono esattamente nella stessa direzione e non è un caso. Lo smantellamento di un’istruzione pubblica garantita per tutti non è un fatto accidentale, frutto della grossolana incompetenza di qualche ministro, ma è un’esigenza della borghesia a livello internazionale. Come al solito la classe dominante vuol far pagare la crisi economica ai lavoratori e ai loro figli, tramite gli attacchi allo stato sociale.

La lotta degli studenti francesi

L’elemento di grande novità in Francia, è stata la pronta reazione del movimento studentesco delle scuole superiori, che ha dato vita a vere e proprie mobilitazioni di massa. I cortei del 10 febbraio sono stati particolarmente partecipati: a Parigi sono scesi in piazza in 60mila; a Bordeaux in 20mila; 8mila a Tolosa; duemila e cinquecento a Metz; 2mila a Perpignan; mille e cinquecento a Lione…

Di fronte a questa ondata di protesta e soprattutto di fronte al nuovo clima di lotta sociale che si respira in Francia, il governo è stato costretto a fare marcia indietro: Fillon ha infatti dovuto dichiarare che la “legge di orientamento scolastico” è sospesa e dovrà essere ridisegnata.

Questo risultato è stato un’importante vittoria per il movimento studentesco, ma è solo il primo round. Gli studenti francesi dovranno tenere alta la guardia, perché la proposta di legge è stata ritirata, ma Fillon e Raffarin sono ancora al governo e alla prima occasione torneranno all’attacco.

Quali lezioni

Le televisioni e i principali giornali non hanno quasi parlato di queste vicende, il che non ci stupisce: i grandi proprietari che possiedono i mezzi di comunicazione non hanno nessun interesse a pubblicizzare le lotte vittoriose, né a indicare agli studenti italiani una via per battere la Moratti. Indubbiamente più significativo è stato il silenzio di molte organizzazioni studentesche italiane.

Infatti la principale lezione che viene dall’esperienza francese smentisce le posizioni e i metodi che tali strutture hanno portato avanti fino ad oggi. La domanda da porci è semplice: come mai in Francia sono riusciti a fermare la riforma Fillon, mentre in Italia la riforma Moratti è già in fase di applicazione?

La risposta non sta nella minor disponibilità a lottare degli studenti italiani. Anche in Italia abbiamo assistito a numerose mobilitazioni a difesa della scuola pubblica: negli anni scorsi la lotta degli studenti delle superiori contro i finanziamenti alle scuole private; più recentemente la protesta degli insegnanti e dei genitori a difesa del tempo pieno e l’agitazione dei ricercatori universitari contro la precarietà.

La differenza è che in Francia il movimento studentesco è stato coordinato a livello nazionale e unito al movimento dei lavoratori. Tutte le scuole e tutte le città hanno manifestato contemporaneamente; insegnanti e studenti sono scesi in piazza fianco a fianco; la protesta sulla scuola si è inserita nel percorso di lotta più generale dei lavoratori contro gli attacchi alle loro condizioni di vita.

In Italia abbiamo assistito invece ad una vera e propria frammentazione delle lotte. Le diverse vertenze sono spesso rimaste isolate le une dalle altre. Le scuole o le università sono scese in lotta separatamente una dopo l’altra in nome della specificità del singolo istituto o del singolo ateneo. Rispetto alle problematiche comuni sono prevalsi i particolarismi di categoria e così si è pregiudicata ogni possibilità di creare un terreno unificante.

Un altro aspetto importante è che in Francia i cortei sono stati preceduti da un importante lavoro preparatorio, condotto capillarmente in ogni istituto, con assemblee e autogestioni, che hanno effettivamente reso partecipe ogni studente. Da noi invece molte organizzazioni studentesche hanno completamente abbandonato il lavoro di radicamento nei luoghi di studio per seguire la strada della Disobbedienza e delle azioni eclatanti. In questo modo le autogestioni e i cortei sono diventati fini a se stessi, al punto di scadere nella ritualità e nella istituzionalizzazione. Anche le direzioni sindacali hanno avuto molte responsabilità in tal senso, utilizzando scioperi e manifestazioni più come valvole di sfogo che come strumenti di lotta. Da tempo come Comitati in difesa della Scuola Pubblica (Csp) ribadiamo l’importanza del radicamento nelle scuole, dell’unità studenti-lavoratori e della creazione di un unico fronte di lotta contro la Moratti dalle materne fino all’università. Da tempo lavoriamo alla creazione di un’organizzazione studentesca nazionale in grado di coordinare le varie mobilitazioni.

Gli studenti francesi ci hanno indicato la strada bloccando la riforma Fillon. Adesso spetta a noi il compito di mandare a casa la Moratti!