Fioroni vuole svendere la scuola pubblica ai padroni! - Falcemartello

Breadcrumbs

Anticipati dalle dichiarazioni al vertice dell’Unione a Caserta, sono arrivati i provvedimenti del Ministro della pubblica istruzione Fioroni, un decreto e un disegno di legge. Il decreto, inserito nel pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, rischia di avere tempi di approvazione molto brevi, e contiene fondamentalmente due proposte: l’equiparazione delle scuole alle fondazioni e la costruzione di “poli tecnico-professionali”.



Il disegno di legge contiene una proposta più complessiva che tocca, in particolare, il ridisegno dell’istruzione tecnica e professionale, il rapporto con la formazione professionale, la delega per una (contro)riforma degli organi collegiali e la costruzione di un fondo perequativo di compensazione.


“Cancellata la riforma Moratti”?


Mentre per il canale dei licei si posticipa di un altro anno l’applicazione della proposta Moratti, per quanto riguarda il “secondo canale”, quello della formazione tecnico-professionale, si fa un passo indietro solamente rispetto alla proposta di cancellazione degli istituti tecnici, proponendo la costruzione di poli “tecnico-professionali” dove “gli istituti tecnici e professionali (…) sono riordinati come istituti tecnico-professionali” e “organicamente strutturati sul territorio attraverso stabili collegamenti con il mondo del lavoro”. Questo, nella pratica, significherà la cancellazione della divisione tra istruzione tecnica e professionale con “la conseguente riorganizzazione delle discipline di insegnamento al fine di potenziare le attività laboratoriali di stage e di tirocini”. Tradotto: nel canale tecnico-professionale si farà più addestramento che istruzione, visto che non viene minimamente messo in discussione il concetto di scuola-lavoro, dove le ore che gli studenti dovranno passare nelle aziende verranno considerate come quelle di lezione frontale e i programmi verranno rimodulati su questo.

In questi “poli tecnico-professionali”, assieme agli istituti “tecnico-professionali”, ci saranno anche i centri di formazione professionale (regionalizzati e nella stragrande maggioranza dei casi gestiti da privati) e istituti tecnici superiori (istituti post-diploma paralleli all’università).

Al di là dei nodi irrisolti e delle ambiguità del testo, la natura delle proposte è chiara: la controriforma Moratti rimane, con un riadattamento del doppio binario. Un riordino della scuola secondaria, modellato a misura degli interessi del padronato, che lungi dall’essere in discontinuità con quanto proposto negli scorsi anni, rimane fortemente classista, riproponendo in tutto e per tutto la divisione tra “chi è nato per studiare e chi per zappare”.


Dal Consiglio d’istituto al Consiglio d’amministrazione


Non soddisfatto, il Ministro dopo aver aumentato, con la Finanziaria, i finanziamenti pubblici alle scuole private, apre le stesse scuole pubbliche ai privati.

Le scuole vengono parificate in tutto e per tutto alle fondazioni, viene introdotta la possibilità di fare donazioni alle scuole da parte di privati, i quali usufruiranno di agevolazioni fiscali. Ma non basta, nel disegno di legge si prevede un’entrata dei privati anche nella gestione delle scuole.

Che interesse c’è dietro all’apertura alle donazioni private? Innanzitutto, cercando di avviare e favorire flussi di finanziamenti privati verso la scuola, lo Stato si deresponsabilizza preparandosi a nuove e significative riduzioni di spesa.

Inoltre la prospettiva è di una totale subordinazione dell’istruzione all’interesse delle singole imprese. Lo scopo delle imprese private è semplicemente quello di fare profitti, e l’utile per le aziende c’è, eccome! La scuola, dovendo dipendere dai finanziamenti privati, sarebbe in una situazione di continuo ricatto: potremmo vedere programmi plasmati sull’interesse specifico di una singola impresa, potremmo vedere le ore di stage, o di scuola-lavoro, utilizzate per ricompensare i finanziatori con forza lavoro gratuita e senza uno straccio di diritto, potremmo in ultima analisi vedere generalizzarsi quanto già adesso avviene in alcuni istituti, soprattutto tecnici o professionali.

Non a caso nel disegno di legge si introduce la foglia di fico di un “fondo di compensazione”, dando per scontato che queste misure apriranno differenze abissali tra scuola e scuola, tra regione e regione, ecc.

C’era ancora un ultimo ostacolo sulla via della completa aziendalizzazione: trasformato il preside in manager; mancava un vero e proprio consiglio di amministrazione. Il Consiglio d’istituto era inadeguato a una scuola-impresa che deve promuoversi sul “mercato del sapere”.

Con la proposta di riforma degli organi collegiali, contenuta nel disegno di legge, Consiglio d’istituto e Giunta esecutiva verrebbero completamente snaturati visto che potranno entrarci anche i privati, per assicurarsi che i loro interessi vengano tutelati. Ipocritamente si dice che “non vi sarà nessuna relazione tra chi dona e chi riceve nella scuola”. Ma, anche se formalmente, negli organi collegiali non potranno entrare direttamente i “donatori”, i loro interessi potranno essere ampiamente difesi dai loro rappresentanti, dato che viene introdotta la “possibilità per le istituzioni scolastiche di far partecipare agli organi collegiali e alla giunta esecutiva” anche le “organizzazioni rappresentative del mondo economico”. Ecco completata la proposta per smantellare la scuola pubblica.


È necessario lottare


Il problema qui non è di “alcune criticità”, come ha dichiarato il segretario nazionale dell’Flc-Cgil, Panini. L’attacco è durissimo e il mondo della scuola non può rimanere a guardare!

Anche le dichiarazioni del ministro Ferrero, dopo il Consiglio dei Ministri sono a dir poco imbarazzanti: “La cancellazione della legge Moratti è molto positiva. Certo, c’è la possibilità per i privati di finanziare gli istituti ma abbiamo ottenuto due precise garanzie. Ci sarà un fondo perequativo che introdurrà elementi di redistribuzione e i finanziatori non potranno far parte degli organi di direzione. È discutibile il meccanismo di finanziamento della scuola pubblica, ma non c’è il rischio che poi le imprese che finanziano anche gestiscano”.

Il ministro di Rifondazione evidentemente non si rende conto (o non vuole) della posta in gioco: non solo una proposta ultraclassista, ma una vera e propria privatizzazione, neppure tanto strisciante, della scuola pubblica che, non a caso, trova l’entusiastico appoggio di Forza Italia e Alleanza Nazionale. Quanti bocconi avvelenati dovremo ingoiare in nome della subalternità alle forze moderate dell’Unione?

Non basta qualche dichiarazione critica dei dirigenti sindacali o delle forze della sinistra. È necessario riprendere ora la strada della mobilitazione con l’obiettivo di bloccare immediatamente questi provvedimenti. Non è per quest’opera controriformatrice che alle urne è stato votato questo governo. Dobbiamo mettere in campo una risposta di massa in difesa della scuola pubblica, tale da costringere l’esecutivo a una completa marcia indietro.

 

07/02/2007