Il Senato approva la Riforma Moratti - Falcemartello

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Studenti gettati in pasto alle aziende

E’ passata al Senato la Riforma Moratti. Si tratta di una cornice generica che verrà man mano riempita di contenuti sempre peggiori. A breve svilupperemo come Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) materiale che spieghi approfonditamente la nocività di questa controriforma. Per ragioni di spazio ci limitiamo a segnalarne gli aspetti più negativi.

I maggiori cambiamenti non riguardano per ora nè le elementari nè le medie. L’iscrizione rimane obbligatoria dai 6 anni in poi, con la possibilità di iscrivere alle elementari i bambini di 5 anni e mezzo.

Le elementari diventano “scuola primaria” e le medie “scuola secondaria”. Questi 8 anni vengono divisi in quattro bienni. Le bocciature avengono su base biennale. Viene abolito l’esame di quinta elementare e rimane quello al termine delle medie. Su questi 8 anni vengono spese tante belle parole: insegnamento di due lingue, utilizzo dei computer. Su questo c’è poco da dire: semplicemente non viene spiegato con quali soldi verranno realizzate queste idee, visto il continuo taglio di fondi alla scuola pubblica. A 14 anni lo studente deve scegliere quale percorso intraprendere: liceale con avvio all’università o professionale con avvio al lavoro. Formalmente la scelta tra i due percorsi non è definitiva, in pratica lo è.

Il periodo di formazione professionale è letteralmente un percorso ad ostacoli, dove gli attuali istituti tecnici o professionali vengono letteralmente sventrati e rimodellati in base alle esigenze delle aziende. Da 15 anni lo studente può alternare la scuola al lavoro gratuito per le aziende. La formazione professionale si divide in tre anni al termine dei quali c’è un esame per ottenere la qualifica di primo livello, seguiti da un anno per ottenere la qualifica di secondo livello, seguiti da un quinto anno di orientamento all’università facoltativo, studiato per chi dopo quattro anni di formazione professionale volesse tornare sui propri passi ed avviarsi agli studi universitari. Come già detto è riconosciuto formalmente il diritto di passare da un indirizzo all’altro. Dovrebbero però spiegarci come uno studente che dai 15 anni in poi ha passato mesi e mesi a lavorare in azienda o in qualche corso privato di formazione professionale, possa miracolosamente recuperare in un anno tutto il programma scolastico dell’indirizzo liceale (storia, materie scientifiche, filosofia, ecc.).

E’ evidente che si torna al doppio binario che esisteva negli anni ‘50: avviamento professionale per i figli dei lavoratori, studi umanistico-scientifici per i rampolli delle famiglie benestanti. Nella Riforma passa definitivamente anche un attacco ai futuri lavoratori, attualmente studenti universitari. Per insegnare diventa obbligatoria la laurea specialistica e non è più sufficiente la normale laurea. Le lauree specialistiche, però, hanno numeri chiusi (ufficializzati nella stessa Riforma Moratti) e costi esorbitanti. Solo chi se li può permettere, potrà aspirare un giorno all’insegnamento.

Dobbiamo fare anche una nota sul centro-sinistra. In realtà tutto quello che è contenuto nella Riforma Moratti è già stato sviluppato durante gli anni di centro-sinistra. Tutta la Riforma non potrebbe essere attuabile senza l’Autonomia Scolastica che lega le scuole alle fondazioni private, senza le Lauree Specialistiche (introdotte dal centro-sinistra) e senza l’alternanza scuola-lavoro (già ampliamente propagandata dall’Ulivo nei suoi passati Governi!). L’Ulivo si è detto contrario alla Riforma.

Il portavoce di tale posizione è stato Giuliano Amato il quale, però, al momento del voto è uscito dall’aula per astenersi. In fondo, perchè votare contro una propria creatura? Amato ha solo fatto ciò che molti parlamentari dell’Ulivo desideravano in cuor loro.

Non possiamo riporre nessuna fiducia in un ritorno del centro-sinistra come freno alla distruzione della scuola pubblica. Gli studenti possono contare solo sulle proprie forze, prendendo in mano il proprio destino ed unendosi all’insorgente movimento operaio. Solo così fermeremo la Moratti o chiunque la sostituisca.