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Da giorni ormai imperversa la polemica sui crocefissi nelle scuole. Nel dibattito si sono lanciati a capofitto politici e commentatori della peggiore risma per montare una campagna a base di odio razziale e pregiudizi medievali.

La questione non è nuova. Nel 2002 la Moratti aveva diffuso una circolare con cui ordinava di appendere la croce in tutte le scuole. Sempre in quel periodo la Lega aveva lanciato una campagna in proposito, con la Padania che titolava: “Segnalateci se c’è il crocefisso nell’aula di vostro figlio”. Alleanza Nazionale propone di modificare la Costituzione inserendo i valori cristiani come fondanti della Repubblica.

Ma alla destra oggi si aggiunge anche l’Ulivo: la Margherita chiede alla Moratti di difendere i legni sacri. Addirittura Bertinotti ha dichiarato: “Io avrei qualche perplessità a togliere il crocefisso. Un conto è mettere, l’altro è togliere”. Su tutti è sceso in campo il presidente della Repubblica Ciampi per ribadire che “non possiamo non dirci tutti cristiani” e che “il crocefisso è un simbolo della tradizione culturale italiana”.

In effetti la legge che impone l’affissione della croce nelle scuole è un provvedimento regio del 1924, una delle prime misure adottate dal regime fascista. Non c’è che dire, proprio una bella tradizione cui richiamarsi!

La mancanza di rispetto per i non credenti e per le minoranze religiose non ha ritegno! Dietro a simile campagna c’è la propaganda di “scontro delle religioni e di civiltà” da tempo cucinata dai mass-media. Mentre tutti si lanciano in una gara di insulti verso il dubbio personaggio Adel Smith, dall’altra tutti i commentatori borghesi lo invitano alle proprie trasmissioni per ridurre la questione del crocefisso ad uno scontro tra cristiani e musulmani.

 

La scuola pubblica deve essere laica!

 

La scelta non è tra Borghezio (Lega Nord) e Adel Smith (Unione dei Musulmani) ma tra scuola confessionale e laica. Teoricamente la scuola pubblica dovrebbe essere laica, ma in realtà è innegabile che la Chiesa cattolica entri di prepotenza nel nostro sistema scolastico. I finanziamenti pubblici alle scuole private, di cui buona parte cattoliche, sono solo una parte del problema. Lo stesso testo della riforma Moratti dichiara come obiettivo esplicito la crescita spirituale e religiosa degli studenti (e l’ateismo non esiste?!).

La forma più forte di ingerenza delle gerarchie ecclesiastiche nei luoghi di studio è però indubbiamente l’ora di insegnamento della religione cattolica: un’ora dell’istruzione pubblica data in gestione dallo Stato alla Curia. Lo Stato sborsa 600 milioni di euro all’anno per pagare gli insegnanti di religione, che però sono scelti e possono essere rimossi in qualsiasi momento dalla gerarchia ecclesiastica. Come la Curia può rimuovere un prete scomodo, può fare lo stesso con i docenti di religione. Se un insegnante di religione professa idee politiche di sinistra, ha un figlio senza sposarsi, o è omosessuale, perde il posto di lavoro. Questo è già accaduto diverse volte. In pratica gli insegnanti di religione, che al 74% sono laici, sono costretti nelle loro scelte politiche e personali a sottostare ai dogmi cattolici. Per questi lavoratori non vale nessun articolo 18 né nessun diritto sindacale!

Laicità della scuola non vuol dire ateismo forzato, ma al contrario pari dignità a tutte le posizione credenti ed atee. Teoricamente accetteremmo anche un regime di pluralismo di idee, dove siano presenti in maniera uguale tutti i simboli religiosi e atei. Nella pratica questo è impossibile: esistono migliaia di pensieri differenti. Esistono, poi, migliaia di studenti che non si riconoscono in nessun simbolo e in nessuna ideologia e che ancora stanno formando le proprie convinzioni.

Per questo l’unica via è la totale laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica: la rimozione dei crocefissi e di qualsiasi simbolo religioso dai luoghi pubblici, l’abolizione dell’ora di insegnamento della religione cattolica, l’istituzione dell’ora di educazione sessuale gestita dai consultori pubblici, la libertà di tutti i gruppi studenteschi, di svolgere le loro attività di pomeriggio a scuola e la liberazione dei
programmi scolastici da qualsiasi pregiudizio religioso.

 

Una croce sopra il diritto allo studio

 

In tutto questo polverone, l’unica vera croce è quella che il Governo vuole mettere sul diritto allo studio: prosegue l’iter della Riforma Moratti, che accentua ulteriormente il processo di privatizzazione della scuola e la dispersione scolastica è a livelli allarmanti. Ogni anno 52.000 studenti abbandonano gli studi superiori. Questo è il risultato di 10 anni di tagli alla scuola pubblica che hanno fatto salire i costi di studio alle stelle. Proprio in questi giorni assistiamo alla commemorazione degli studenti morti nel terremoto dello scorso anno a San Giuliano. Le commemorazioni non si sono ancora chiuse e ci arriva la notizia del crollo di un soffitto di una scuola di Savona. L’edilizia scolastica è assolutamente scadente e non si vede all’orizzonte nessun piano di finanziamento per ristrutturazioni e creazione di nuovi edifici. Nelle scuole ormai mancano i fondi per tutto: 90.000 cattedre sono coperte solo tramite supplenze, manca addirittura il toner per le fotocopie; non mancano mai però i soldi per le scuole private.

 Ecco qual è il modello di scuola che vogliono Moratti e Berlusconi: un scuola per ricchi, autoritaria, in mano alle aziende e alla Chiesa! Di fronte a questo quadretto l’unica alternativa è la lotta! Ma perché le lotte studentesche possano vincere è necessaria una struttura nazionale che coordini le mobilitazioni, con un programma chiaro a difesa del diritto allo studio. Un’organizzazione che pratichi nel concreto la strada dell’unità tra studenti e lavoratori. Una struttura autofinanziata, indipendente e democratica che non commetta più gli errori del passato. Costruendo il Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp) vogliamo costruire questa alternativa. Organizzati e lotta. Aderisci al Csp per una scuola pubblica di massa, gratuita, laica e democratica.

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