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 Svolta o continuità?

 

“Non parto dall’idea di un’abrogazione totale della legge, interverrò con la logica del “cacciavite”. Cambieremo, pezzo per pezzo, tutto ciò che non va.” Fioroni, ministro della pubblica istruzione.

Con queste parole il neoministro della pubblica istruzione esplicita la linea guida del suo futuro operato. Questa metafora apparentemente ambigua contiene in sé una chiara affermazione: dichiarando di voler cambiare solo ciò che non funziona, non intende mettere in discussione l’impianto delle controriforme che stanno distruggendo l’educazione pubblica, in primis la tanto contrastata controriforma Moratti.

Questo è confermato da quanto scritto nella relazione presentata alla settima commissione della Camera dove si dice: la “riforma” Moratti non deve essere abrogata ma semplicemente rimodellata e corretta.

Riforma Moratti il caso è chiuso?

Nel concreto, il ministro Fioroni, presentando al Parlamento una proroga di 18 mesi per la modifica della legge 53, comunica la sospensione della sperimentazione relativa a una parte della “riforma” Moratti. Apparentemente ciò potrebbe sembrare in contraddizione con la precedente dichiarazione e far pensare a una risoluzione della questione. Dobbiamo essere chiari: con questo provvedimento Fioroni registra un dato di fatto: una parte della controriforma era già stata sospesa circa un anno fa; allora spiegammo che la battuta d’arresto della “riforma” non era altro che il sottoprodotto di anni di mobilitazione e resistenza all’interno delle scuole. Essa infatti riguarda solo una parte dei decreti attuativi, (diritto-dovere alla formazione, alternanza scuola-lavoro, reclutamento docenti) senza mettere mano, per esempio, alla nefasta applicazione nel primo ciclo. Le contraddizioni non rimangono confinate a questo settore: per quanto riguarda le superiori, grazie alla tanto elogiata autonomia scolastica, le scuole che vorranno portare avanti la sperimentazione, lo potranno fare. E poi vogliono raccontarci che l’applicazione dell’autonomia è la strada per risollevare dal baratro la scuola pubblica!

Per comprendere a pieno il significato profondo di questa scelta, è sufficiente vedere quali sarebbero le proposte alternative. Il caso del rapporto tra scuole e mondo del lavoro pare emblematico: da una parte si sospende il decreto sull’alternanza scuola-lavoro mentre dall’altra si afferma che l’obbiettivo è “dare attuazione, con flessibilità e gli adeguamenti necessari, all’alternanza scuola-lavoro, creando le condizioni perché le istituzioni scolastiche possano stipulare apposite convenzioni con le imprese e con le associazioni rappresentative di specifici ambiti professionali culturali e sociali nonché progettare e attuare percorsi formativi in alternanza riservati agli studenti di ogni ordine di istruzione compresi nella fascia di età 15-18 anni. Dovrà essere potenziato in sostanza il rapporto tra sistema scolastico e mondo della produzione, sulla base di convenzioni con imprese e soggetti pubblici e privati”.

È fin troppo facile leggere il diktat di Confindustria che pretende dal nuovo governo la totale difesa dei propri interessi (cioè la possibilità di avere in questo caso sempre più mano d’opera gratuita e senza alcun diritto) ed il Ministro non tarda molto a far capire da che parte sta.

Una politica di continuità

In poche parole prima si fa finta di aver bloccato la Moratti, poi nei fatti si ripropone il contenuto, magari con qualche limatine qua e là, tentando di camuffarne (nemmeno molto in questo caso!) i lati più reazionari.

È cosi che viene posta grande enfasi su ruolo dell’autonomia scolastica ritenuta dal governo un enorme potenzialità inespressa. Non dobbiamo farci ingannare: la difficile situazione che oggi si vive nelle scuole è il gran parte frutto proprio dell’Autonomia. Concependo il funzionamento della pubblica istruzione su basi puramente aziendali, considerando le scuole al pari di singole aziende in competizione tra loro nel grande mercato del sapere i risultati sono quelli che abbiamo sotto gli occhi: scuole fatiscenti, subordinazione all’ente o all’impresa di turno per i finanziamenti, investimenti in pubblicità piuttosto che in materiale scolastico…

Le sterili misure “d’innovazione” finora avanzate, come la messa in discussione del Tutor   o l’intervento sull’esame di maturità, sono tutt’altro che risolutive. Se paragoniamo la scuola dopo i colpi della Moratti a un  palazzo mezzo diroccato è chiaro  che non serve affatto una mano d’intonaco ma nuove fondamenta.

Ritorna la dicitura di “ministero della pubblica istruzione” che, di per sè, non può che far piacere. Il vero problema è l’inquietante concetto che il nostro ministro ha della pubblica istruzione. Le sue parole sono illuminanti: “…l’istruzione è una funzione pubblica, tale è e resta indipendentemente dalla natura del soggetto che gestisce l’offerta formativa …Tutto ciò è già scritto nella legge 62, varata dal centrosinistra, sulla parità scolastica. Sono molto preoccupato del taglio pesante, di 167 milioni di euro, che il precedente governo ha operato su questo capitolo. Il rischio maggiore riguarda il diritto dei bambini e delle famiglie alla scuola per l’infanzia, per il peso specifico in questo campo che hanno le scuole paritarie…Queste risorse dobbiamo recuperale e orientarle sulle priorità”.

In altre parole secondo Fioroni sarebbe istruzione pubbblica anche quella in mano ai privati, e lo Stato deve continuare a foraggiare la scuola privata, mentre qualche altro suo collega di governo sta preparando tagli di ben altro peso alla scuola statale; la cifra, al momento in cui scriviamo, non è ancora chiara, ma ruota attorno al miliardo di euro.

E pensare che già ora la situazione della scuola pubblica è grave! Le parti vitali vengono sempre più compresse. L’ultima batosta arriva sul fronte della precarietà dei docenti: le cifre date dal ministro parlano da sole. Attualmente gli insegnanti precari sono oltre 300.000 e si calcola che per l’anno 2007-2008 se ne aggiungeranno altri 100.000. Cosa fa il governo per fronteggiare questa gravissima situazione? Ne immette in ruolo per quest’anno solo 20.000, esattamente gli stessi posti programmati dalla Moratti. Medesima sorte per il precariato non docente: su quasi 70.000 precari solo 3500 le immissioni in ruolo, le stesse concesse dalla Moratti. A nulla valgono i vaghi richiami del ministro ad un piano pluriennale per la stabilizzazione del precariato docente (di quello non docente non se ne fa neppure menzione). La certezza del lavoro e di conseguenza quella del programma di vita (mutuo, figli, ecc.) non possono aspettare astratti piani pluriennali, ma hanno bisogno di risposte immediate, che come ben capiamo non arriveranno da questo governo.

La selezione di classe non si tocca

Quando non si dispera per la miseria in cui versano le scuole private, il Ministro si accorge che nella scuola pubblica c’è qualcosa che non funziona perfettamente. Nella relazione presentata alla Camera denuncia l’alto tasso di dispersione scolastica che si verifica nelle scuole professionali individuandone prontamente le cause: “A partire dal carico eccessivo di discipline e di saperi segmentati”. L’abbandono scolastico è un problema grave che affonda le proprie radici nelle disparità economiche che dividono gli studenti e si manifesta come l’ovvio riflesso di una scuola classista. Il ministro Fioroni dovrebbe chiedersi come mai solo l’8% degli studenti provenienti da ceti poveri arriva alla laurea. Mal sopportano il carico eccessivo di discipline? Siamo seri, la verità è un’altra: sono le vittime di una sempre più spietata selezione di classe. Ma se la premessa del ministro è una limpida idiozia, definite voi stessi il rimedio che annuncia per eliminare la dispersione scolastica, che a suo parere passa per: “ l’integrazione di attività di orientamento e formazione professionale dentro il percorso di istruzione…”.

Il ministro vuole dare ad intendere che il problema dell’abbandono scolastico sarà quindi risolto aumentando le ore di stage, diminuendo quelle di studio ed eliminando materie d’insegnamento. Il destino degli istituti professionali è dunque scritto nell’ennesima prostituzione della scuola italiana sull’altare dei profitti aziendali. Dato che le scuole rimarranno per le imprese giacimenti di manodopera gratuita, flessibile e non sindacalizzata; si palesa, anche sotto questo aspetto, la continuità tra le politiche reazionarie del passato governo di centro-destra e quelle dell’attuale governo di centro-sinistra. Il problema vero riguarda tutti quegli sbarramenti, didattici ed economici, che rendono, quindi, il concetto di “diritto allo studio” di fatto inesistente. È per questo che come Comitato in difesa della Scuola Pubblica e come Coordinamento Studentesco Universitario rivendichiamo innanzitutto la totale gratuità dell’istruzione, se non lo è, cessa di essere un diritto.

Che fare?

Come vediamo, il cambiamento della compagine governativa non risolve le enormi problematiche dell’istruzione pubblica. Il Ministro, con questi provvedimenti, ha fatto capire da subito che interessi intende difendere. Ogni ipotesi di “governo amico” è smentita dai fatti. Per chi ha a cuore la sorte della scuola pubblica non si tratta di intraprendere una qualche strada concertativa, dimostratasi fallimentare con i precedenti governi di centro-sinistra, ma è necessario riorganizzarsi in ogni scuola e in ogni facoltà. Non vogliamo rivedere il film del “governo amico” che in virtù di una maggiore possibilità di manovra infligge i peggiori attacchi alla scuola e allo stato sociale (dall’Autonomia al pacchetto Treu). Reagire quindi, organizzandosi per superare i limiti delle mobilitazioni precedenti come il localismo, la mancanza di coordinamento, l’assenza di una piattaforma condivisa con obbiettivi chiari, come base di partenza per la ripresa di una mobilitazione che costringa l’attuale Ministro, e l’intero governo, ad una netta marcia indietro.

Questa è l’unica strada percorribile se non vogliamo chinare la testa. Una strada che, come ci dimostra il movimento degli studenti francesi contro il c.p.e. della primavera scorsa, può essere vittoriosa.

Settembre 2006 


 

Le nostre proposte

• Abrogazione immediata dell’autonomia scolastica e della riforma Moratti.

• No alla scuola azienda e ai presidi manager. La scuola pubblica deve essere posta sotto il controllo dei docenti, degli studenti, dei lavoratori della scuola, attraverso una gestione democratica.

• Abolizione di qualsiasi finanziamento alle scuole private (o paritarie che dir si voglia)

• Raddoppio della percentuale del Pil destinata alla pubblica istruzione.

• Gratuità dell’istruzione: libri scolastici, iscrizioni ad ogni ordine e grado di scuola e i mezzi pubblici per gli studenti devono essere gratis. Solo cosi si può spezzare la selezione di classe e il conseguente fenomeno della dispersione scolastica!

• Piano di edilizia scolastica per ristrutturare le fatiscenti e insicure scuole in cui studiamo e per diminuire l’affollamento delle classi.

• Laicità della scuola: abolire l’ora di religione e rimuovere i crocifissi.

• Assunzione di tutti i lavoratori precari della scuola e aumento salariale non inferiore a 300 euro uguale per tutti.

 

 

 

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