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Può succedere anche questo. Che in una scuola – insegnanti, studenti e personale ATA - si aderisca ad uno sciopero, si vada al corteo cittadino, e poi, nemmeno due settimane dopo, dal portone principale della stessa scuola, un istituto tecnico-professionale, si faccia entrare “proprio quello” contro cui si è scioperato.

E non solo lo si faccia entrare, ma gli si riservi l’aula migliore, la più spaziosa, la più luminosa, quella con le poltroncine comode e il grande schermo, quella, per intenderci, dei grandi eventi.

Una banca, una delle più grosse reti finanziarie internazionali, entra a scuola nelle ore di lezione. Il pretesto è quello della ricerca di personale per uno dei tanti servizi che offre: “noleggio-auto a lungo termine”.

Vengono invitate all’incontro le classi quinte: ragazzi che hanno ancora poco tempo a disposizione per dedicarsi alla formazione, all’istruzione, alla cura delle proprie attitudini e delle proprie capacità. Ma quel tempo lo si vuole accorciare ancora prima della sua scadenza e qualcuno ha deciso che è giusto che le aziende si “presentino” ai loro futuri lavoratori andandoli a trovare nel luoghi di studio.

Sembra che nessuno si accorga della contraddizione: abbiamo appena scioperato contro la prepotenza del potere finanziario che in tutta Europa sta corrodendo diritti, sta tagliando salari e azzerando servizi indispensabili, abbiamo scioperato contro il “governo delle banche” che sta lasciando morire di stenti la scuola pubblica italiana attraverso il licenziamento dei precari, l’aumento delle ore lavorative a parità di stipendio, la diminuzione di fondi indispensabili per la sopravvivenza ed è proprio una banca - una delle più importanti banche in Europa e nel mondo - che ospitiamo nei nostri spazi e nei nostri tempi.

La ospitiamo e le permettiamo di fare un grosso spot pubblicitario della durata di più di un’ora: due dipendenti molto carine, addette alle risorse umane, che illustrano con power point e grafici “a torta” quanto l’azienda è solida, in continua crescita, con una percentuale altissima di contratti a tempo indeterminato, con - addirittura! - una grossa ‘fetta’ dipendenti donne e con l’offerta di stages retribuiti.

Le contraddizioni di questo sistema, è vero, ci stanno strozzando. A volte sembra che ci rendano immobili, supini, privi di capacità di reazione, superficiali e deboli. Ma non è così. Non è vero che nessuno – professori e studenti - si accorge di niente. Non tutti gli insegnanti sono disposti a far finta di nulla, non tutti hanno deciso di rendere vano il diritto e le motivazioni dello sciopero.

Gli studenti non si ‘comprano’ con slides sapientemente orchestrate e basse strategie di marketing e  con un’ora in meno di spiegazioni e interrogazioni in aule brutte e scomode. Sanno che il lavoro è un diritto e non la gentile concessione di un imprenditore “buono” o di una multinazionale vincente in tempi di crisi. Sanno che la prossima volta resteranno in classe, magari a parlare con i loro insegnanti dei cinquemila licenziati all’Ilva di Taranto.

 

Firenze, 28 novembre 2012

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