Migliaia di studenti in piazza contro gli esami di riparazione - Falcemartello

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No all’autoritarismo e alla selezione
Rilanciamo il movimento studentesco!


Il 12 ottobre scorso gli studenti medi sono scesi in piazza a decine di migliaia, con manifestazioni estremamente combattive: una protesta in larga parte spontanea che ha scavalcato le aspettative dei promotori. L’Unione degli Studenti (Uds), principale organizzatore della giornata, il giorno prima segnalava sul proprio sito una ventina di cortei; alla fine sono stati più di un centinaio.

La partecipazione è stata determinata soprattutto dalla “comprensibilità” del decreto. Questo ha portato un settore di studenti a prendere posizione sulla questione e a esprimere la propria contrarietà nella maniera più naturale: scendendo in piazza e facendo propria una giornata di mobilitazione già precedentemente convocata.


Il decreto


Nel decreto si prevede la necessità del recupero di tutti i debiti entro la conclusione dell’anno scolastico. Coloro che, a fine anno, avranno insufficenze in una o più materie non verranno respinti; il consiglio di classe congelerà la loro situazione. In questo caso si apre un complicato percorso estivo per tentare di rimediare attraverso non meglio specificati “interventi didattici finalizzati al recupero” (art. 5). Presumibilmente corsi di recupero fatti nel periodo che va dalla fine dell’anno scolastico alla fine di agosto, dato che “a conclusione dei suddetti interventi scolastici, di norma entro il 31 agosto (…) il Consiglio di classe (…) procede alla verifica dei risultati conseguiti e alla formulazione del giudizio definitivo che, in caso positivo, comporta l’ammissione dell’alunno alla frequenza della classe successiva” (art. 6) e che in caso negativo porta alla bocciatura. Il Ministro può pure provare a mistificare la realtà a suo comodo, ma sta di fatto che in base a quanto scritto si crea uno sbarramento a settembre, reintroducendo così i cosiddetti esami di riparazione!

È assurdo pensare che uno studente possa realmente recuperare grazie a un breve corso estivo, questo lo sa anche Fioroni, tant’è che non ne prevede l’obbligatorietà; sarà la famiglia (in base al proprio portafoglio) a decidere se far frequentare il corso al proprio figlio/a o intraprendere il costoso percorso delle lezioni private. Se non è la famiglia a rivolgersi ai privati, ironia della sorte, lo può fare la scuola, dato che il decreto prevede che il recupero possa avvenire anche con “collaborazioni con soggetti esterni” (art. 3). Ecco l’ennesimo passo fatto dal Ministro nel percorso di trasformazione in senso privatistico dell’istruzione pubblica.

Il principio del decreto è che si possa essere bocciati anche con l’insufficienza in una sola materia. Questo principio va combattuto.

La scuola deve essere un contesto dove poter imparare, non un tribunale dove veder ratificate le difficoltà attraverso una miriade di esami. La loro moltiplicazione, a tutti i livelli del percorso formativo è un’assoluta farsa, come dimostrato dai recenti scandali sui test d’ingresso alle università. Da un esame inevitabilmente emerge una valutazione falsata (e in alcuni casi farsesca): domande mal concepite, quiz peggiori di quelli televisivi, sotterfugi clamorosi…

Uno studente per essere bocciato o meno deve essere valutato dal consiglio di classe a livello generale, tenendo conto del suo percorso didattico, senza che una singola materia ne determini aprioristicamente l’esito.

Al posto del meccanismo di selezione “debiti-crediti-esame di riparazione”, rivendichiamo una didattica di qualità a partire da corsi di recupero gratuiti, con insegnanti differenti da quelli delle lezioni mattutine e assunti direttamente per lo scopo. Un altro elemento fondamentale è determinato dalla qualità dell’insegnamento. Con 160mila docenti precari e con i salari più bassi d’Europa è impossibile che la scuola possa garantire un gran livello d’insegnamento. Qualsiasi ragionamento sulla qualità non può prescindere dall’abolizione del lavoro precario nella scuola pubblica.


Sconfiggere Fioroni si può!


La portata della mobilitazione del 12 è stata significativa. Per vincere questa battaglia sarebbe fondamentale rilanciare la mobilitazione attraverso un percorso credibile per generalizzarla, riportando la discussione nelle scuole, creando coordinamenti democratici di lotta a livello cittadino e nazionale con rappresentanti eletti dalle varie assemblee, con l’obbiettivo di elaborare una chiara piattaforma rivendicativa sulla cui base rilanciare, nel breve, una nuova data di mobilitazione nazionale per sferrare un colpo ancora più forte al Ministro.

Le condizioni ci sono, purtroppo chi ha lanciato la mobilitazione del 12, Uds e Giovani comunisti per primi, non ha la volontà di portare fino in fondo lo scontro. La realtà è che queste organizzazioni stanno portando la mobilitazione studentesca su un binario morto, prima che il movimento assuma una dinamica propria, subordinando la necessità di lottare alla volontà di non creare troppi problemi a questo governo. La sindrome da “governo amico” ha colpito ancora!

Il Comitato in difesa della Scuola Pubblica nasce proprio dalla necessità di superare i limiti di organizzazioni studentesche che, dopo i primi bellicosi proclami, sono disposte a sacrificare sull’altare del governismo le sorti della scuola pubblica. Questo decreto ha portato molti studenti a ridiscutere delle problematiche scolastiche, molti di essi si chiederanno cosa fare per sconfiggere il Ministro. Dobbiamo partire da qui per costruire in ogni scuola comitati e collettivi in difesa della scuola pubblica. Organizziamoci in tutte le scuole per rilanciare una lotta generale di tutti gli studenti. Il 12 ottobre ha dimostrato che le possibilità ci sono, sta a tutti noi non lasciarle disperdere.