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Lo sciopero degli scrutini a Modena del 7 e 8 giugno, promosso da centinaia di lavoratori e sostenuto da Cobas e Rdb, oltre che, a livello locale, da Gilda, contro la riforma e i tagli pesantissimi alle scuole superiori, ha visto un’altissima adesione fra i docenti di scuola superiore: in alcune scuole si sono bloccati quasi tutti gli scrutini per due giorni, organizzando casse di solidarietà per rifondere parte della paga persa dagli scioperanti. Questo nonostante Cgil e Cisl si fossero palesemente dichiarate contrarie a questo tipo di lotta.


Già da alcuni mesi, fra i coordinamenti dei precari della scuola (Cps) in tutta Italia era in corso il dibattito su questa forma di lotta, con posizioni anche contrastanti: a Bologna il Cps si era dichiarato non a favore, mentre in altre realtà della regione l’iniziativa era stata ampiamente caldeggiata. Nel corso di questo dibattito, Domenico Pantaleo, segretario nazionale dell’Flc, ha inviato una comunicazione interna ai segretari locali (che ben presto è diventata di pubblico dominio) in cui spiegava, tra le altre cose, che lo sciopero degli scrutini recherebbe un danno alle famiglie e agli studenti e in questo momento ciò non sarebbe utile. Il comunicato è stato accolto con nervosismo soprattutto dai precari, perché a fronte di tagli pesantissimi all’istruzione, che comporteranno a livello nazionale 150mila posti di lavoro in meno (128 solo alle superiori a Modena), non si sono messe in campo, da parte della Flc iniziative di lotta all’altezza dell’attacco del governo. A inasprire gli animi, è intervenuta anche la circolare di Limina, direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna, che invitava i presidi a richiamare i docenti che avessero manifestato pubblicamente alla stampa il loro dissenso alla riforma, cercando così di mettere un bavaglio alla protesta. Si è invece ottenuto l’esatto contrario di quanto sperato da Limina: a Modena il Cps ha raccolto in poche settimane circa 500 firme a sostegno dello sciopero, fra docenti che fanno riferimento a diverse sigle sindacali, molti iscritti alla Cgil, e il 20 maggio ci sono state due assemblee sindacali partecipatissime, con platee di centinaia di lavoratori che chiedevano a gran voce ai sindacati un’azione decisa contro la manovra e lamentavano la passività degli ultimi anni. La petizione dei lavoratori che chiedeva a tutti i sindacati di dichiarare l’adesione è stata presentata ai segretari della categoria, ma è stata appoggiata solo da Gilda (che per altro a livello nazionale ha assunto posizioni differenti).

Il segretario generale dell’Flc di Modena ha scritto una lettera aperta ai sottoscrittori della richiesta, spiegando le motivazioni della non adesione allo sciopero e definendo lo sciopero degli scrutini “una trovata fantastica e roboante”. Il no della Cgil allo sciopero, anche per i toni supponenti con cui è stato motivato, è stato certamente un autogol, perché ha rafforzato nei lavoratori la disillusione e la sfiducia che i sindacati possano e vogliano davvero intensificare le lotte per evitare i tagli. A Modena abbiamo dunque assistito ad un risveglio di partecipazione e di mobilitazione tra gli insegnanti, che si è concretizzato anche in forme di autoorganizzazione, in assenza di un sindacato forte.

In questi ultimi mesi, è cresciuto enormemente un coordinamento di insegnanti molto vivace, la Politeia, a cui partecipano insegnanti (soprattutto delle scuole superiori) di tutta la provincia e iscritti a diversi sindacati. Questo coordinamento ha sviluppato una piattaforma di mobilitazioni e di proteste più avanzata di quella tracciata dalla Flc locale e nazionale: blocco delle gite, blocco della adozione dei libri di testo, rifiuto dei docenti di attività aggiuntive all’insegnamento quali progetti e funzioni strumentali, rispetto delle normative sulla sicurezza che impongono un tetto massimo al numero di alunni per classe, rifiuto di accettare cattedre superiori alle 18 ore per lasciare i cosiddetti “spezzoni” ai precari, rifiuto di accettare ore di supplenza al posto dei colleghi assenti. Ha promosso a livello nazionale una petizione per il rispetto della normativa sulla sicurezza, raccogliendo più di 8.000 firme, che è stata consegnata all’Ufficio Scolastico Provinciale di Modena, al Parlamento e al Presidente della Repubblica. In tutte le scuole si sono proclamate assemblee autoconvocate e ci sono state anche assemblee pubbliche.

In questo quadro vivace, le nostre forze all’interno della categoria dei docenti sono ancora molto ristrette, inoltre la mozione 2 al congresso ha raccolto solo in parte questo dissenso (molti insegnanti che abbiamo incontrato nel coordinamento non hanno partecipato al congresso o sono usciti da anni dalla Cgil) ma resta da fare un lungo e paziente lavoro di base che può portare i suoi frutti. Nell’autunno vedremo se questo fermento, che negli ultimi mesi ha caratterizzato la scuola modenese, porterà ad altre lotte o si esaurirà, come è stato due anni fa con l’Onda.

Al momento attuale, la situazione mette alla prova anche l’Flc e la porta, dopo gli scivoloni dell’ultimo periodo, a doversi spostare su posizioni più radicali, cercando di recuperare credibilità.

La logica delle proteste senza danno agli utenti di cui parlava Pantaleo nel suo comunicato non è una linea vincente per un sindacato che vuol difendere i lavoratori: implicitamente, nega la possibilità di qualunque protesta, che non sia puramente testimoniale e simbolica. Anche gli operai che bloccano le strade e le ferrovie disturbano, ma se non lo facessero nessuno si accorgerebbe di loro probabilmente.

All’ultimo direttivo nazionale Pantaleo ha corretto la posizione, promettendo forti mobilitazioni. Vedremo se la svolta a sinistra andrà fino in fondo o si fermerà alle dichiarazioni. Quello che dobbiamo fare noi ora è crearci una base solida fra gli insegnanti: ridare fiducia a chi non crede più nella lotta, diffondere le nostre idee e cercare di coinvolgere i colleghi e coloro che incontriamo ad assemblee e coordinamenti.


* Direttivo nazionale Flc-Cgil

7 luglio 2010

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