Moratti in crisi - Falcemartello

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Ora più che mai è tempo di organizzarsi!

Nelle scorse settimane la Conferenza Stato e Regioni e il Consiglio Superiore dell’Istruzione hanno bocciato la riforma della ministra Moratti, che è quindi stata costretta a rinviare l’attuazione del decreto sul secondo ciclo (scuole superiori) al 2007-2008. La controriforma della scuola in questo momento si trova di fatto bloccata.

n molti, soprattutto nei mass media, hanno visto in questo inaspettato stop il frutto dell’atteggiamento intransigente delle regioni governate dal Centrosinistra. In realtà gli stessi rappresentanti delle regioni, che a livello nazionale si presentano come i paladini della scuola pubblica contro la Moratti, poi a livello locale sono i fautori di politiche altrettanto conservatrici e imprenditoriali: finanziamenti alle scuole private, incentivi a stage privi di ogni regolamentazione e garanzia, ecc.

La realtà è che la battuta d’arresto della riforma non è altro che il sottoprodotto di anni di mobilitazione e di resistenza all’interno delle scuole. Questi focolai di protesta, pur non essendo mai sfociati in un movimento ampio e generalizzato in grado di sconfiggere la Moratti in campo aperto, hanno costretto la ministra a procedere molto lentamente con un’attuazione graduale, continue smentite, passi indietro e un ridimensionamento dei progetti iniziali. Questo processo estenuante, una vera e propria strategia di logoramento finalizzata a stancare gli studenti e gli insegnanti coinvolti nella protesta, è andata talmente per le lunghe che alla fine si è rivoltata contro la Moratti stessa che, dopo essersi imbattuta in grandi contraddizioni anche all’interno della compagine governativa, vede ora praticamente azzerate le possibilità di completare l’applicazione della riforma entro fine legislatura.

La riforma Moratti è stata respinta?

In molti a sinistra hanno fatto un’equazione troppo semplicistica che si può cosi sintetizzare: la riforma è rinviata di un anno e tra un anno il prossimo governo di Centrosinistra non la applicherà più, dunque la Moratti è sconfitta e il movimento ha vinto.

Ci permettiamo di esprimere più di una perplessità in proposito. Innanzitutto l’iter del decreto non è ancora stato sospeso e Berlusconi e la sua ministra tenteranno di approvare il decreto riguardante il secondo ciclo in tempi estremamente brevi, visto che la scadenza della delega è fissata per il 17 ottobre prossimo. Oltre a questo, una buona parte della controriforma è già stata attuata nel primo ciclo di scuole (materne, elementari e medie) con gravi conseguenze, come l’istituzione del Tutor, il Portfolio e la sostanziale eliminazione del tempo pieno.

Non basta quindi far si che la riforma non venga portata fino in fondo, ma è altrettanto necessario che vengano estirpate le radici che ha già messo, attraverso un’abolizione totale.

E siamo poi proprio sicuri che la legge Moratti finirà in cantina con un nuovo eventuale governo di centrosinistra? Le dichiarazioni di molti dirigenti dell’Unione vanno nella direzione esattamente opposta. Silvia Costa, assessore all’Istruzione del Lazio ed esponente della Margherita, afferma: “Non penso sia giusto ricominciare da zero quando si fa una riforma su un corpo vivo e vitale come la scuola. Prima si deve partire da un nostro progetto e poi decidere quali parti della Legge Moratti mantenere e quali eliminare”. Le caratteristiche di questo progetto paiono alquanto preoccupanti visto che tra le parti da conservare, secondo Fiorella Farinelli, responsabile scuola della Margherita, c’è “l’articolazione dell’offerta formativa in due grandi percorsi di pari dignità”. Si accetta quindi il doppio binario (in concreto: i figli di papà a studiare e i figli di lavoratori a lavorare), fulcro su cui si basava la controriforma.

Tuttavia anche se la riforma del centrodestra venisse fortunatamente cancellata per sempre dalla faccia della terra, i problemi della scuola non sarebbero certo risolti. Rimangono sul tavolo questioni centrali quali la cronica mancanza di fondi anche per le esigenze più basilari (riscaldamento, sedie, materiale didattico, fotocopie…), un’altissima selezione scolastica basata non sul merito ma sull’estrazione di classe, l’autoritarismo imperante dei presidi manager, solo per citarne alcuni.

Da questo punto di vista chi ha a cuore la sorte della scuola pubblica non può permettersi di avere grandi illusioni in un eventuale futuro governo di centrosinistra. Stando alle dichiarazioni precedenti alle quali si sommano i molto concreti misfatti del passato (finanziamenti alle scuole private, tagli alla scuola pubblica per migliaia di miliardi di vecchie lire, inizio del processo di privatizzazione della Formazione con l’Autonomia Scolastica, ecc.), la conclusione che ne traiamo è che l’Unione ha un’idea di scuola diametralmente opposta non solo alla nostra, ma alle aspirazioni fondamentali della maggior parte degli studenti e dei lavoratori della scuola.

Per tutte queste ragioni non possiamo celebrare come vittoria assoluta l’aborto della controriforma. Un successo ottenuto non solo per le resistenze del “mondo della scuola”, ma anche per la debolezza di un avversario profondamente diviso. La domanda decisiva è: cosa sarà in grado di mettere in campo il movimento studentesco di fronte ai nuovi attacchi e ai vecchi problemi? Lotte politicamente confuse, frammentarie, fini a se stesse come quelle che abbiamo visto negli ultimi anni non porteranno ad alcuno sbocco significativo. Solo un movimento studentesco unito, coordinato a livello nazionale, dotato di parole d’ordine chiare e legato a doppio filo alle lotte dei lavoratori avrà la forza per tornare protagonista nella scena politica ed incidere sull’esistente.

Per far compiere un simile salto di qualità alle mobilitazioni è fondamentale che si sviluppino in ogni scuola nuclei di studenti attivi politicamente, in grado di coordinarsi a livello nazionale, che si pongano il problema di mobilitare le grandi masse studentesche sulla base di idee condivise e metodi democratici, facendo sì che le lotte non rimangano meramente testimoniali, ma possano tornare ad essere realmente efficaci.

È per questi obbiettivi che si batte il Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp). Unisciti a noi per una scuola pubblica realmente di massa, di qualità, democratica e laica!

12-10-2005