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I fatti degli ultimi giorni hanno riaperto una discussione tra gli studenti sul ruolo della destra e dei fascisti nel movimento studentesco.

Infatti dopo essere stati ai margini delle mobilitazioni in tutta la fase iniziale del movimento contro il decreto Tremonti-Gelmini la destra e i gruppi neofascisti come Blocco Studentesco, legato al gruppo di estrema destra Casa Puond, hanno iniziato un intervento sistematico nel movimento studentesco. Sotto la bandiera dell’apoliticismo e lo slogan “né rossi né neri liberi pensieri” hanno iniziato ad infiltrarsi nei cortei, a spaccarli e soprattutto ad aggredire gli studenti con atti di vero e proprio squadrismo con le spranghe come accaduto a Roma a Piazza Navona ma anche nella facoltà di Giurisprudenza a Napoli.

Queste aggressioni e la battaglia per confondere il movimento studentesco fanno parte di una strategia precisa non nuova alla destra ed ai fascisti già vista in passato.Alcuni giorni fa infatti era stato Francesco Cossiga, ministro degli interni negli anni ’70 maestro di inflazioni e repressione a dare la linea in una intervista comparsa il 23 Ottobre sul Quotidiano Nazionale. Rispetto al movimento studentesco Cossiga afferma: “bisogna lasciarli fare. Ritirare le forze dell’ordine dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.(…)Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.(…) Spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

Sembra che i fascisti abbiamo preso alla lettera le parole di Cossiga iniziando ad infiltrarsi coscientemente nel movimento studentesco. Come accaduto più volte nella storia del movimento studentesco la destra tenta di seminare confusione per non essere isolata, lottando per deragliare il movimento e moderarne le rivendicazioni. Mentre qualcuno assume la posizione del “partito dell’ordine” reprimendo gli studenti come minacciato di recente da Berlusconi e organizzando la minoranza silenziosa degli studenti che “vogliono continuare a studiare” come fanno i giovani del Pdl, magari anche denunciando i manifestanti per interruzione di pubblico servizio come fanno i giovani di Alleanza Nazionale, altri lavorano per annacquare il carattere di classe della mobilitazione. La loro parola d’ordine, in passato sostenuta anche dall’Uds,  è “siamo tutti studenti”, la loro bandiera è l’apoliticismo.

Questo metodo trova una base materiale tra tanti giovani a causa di una serie di fattori. Il primo tra i quali è il fatto che molte delle controriforme che hanno peggiorato le condizioni di studio come l’ aumento della tasse,l’ ingresso dei privati in scuole e università, i crediti formativi etc. sono stati introdotti non solo dai governi di centrodestra ma anche dai governi del centrosinistra spesso con l’appoggio della stessa Rifondazione Comunista. Questo ha alimentato la cosiddetta antipolitica, fomentata in senso qualunquista da Beppe Grillo. La sinistra e il sindacato da molti anni sostengono controriforme come la Berlinguer e la Zecchino mentre sul terreno del lavoro firmano accordi che peggiorano le condizioni lavorative delle  giovani generazioni. E’ questa la base materiale che permette a parole d’ordine come l’apoliticismo e “l’unità di tutti gli studenti senza sigle e differenze politiche” di penetrare nel movimento e di essere utilizzate dai fascisti come cavallo di troia.

La realtà infatti è un'altra. La Riforma Gelmini ha un chiaro colore politico, è promossa dal centrodestra e forma parte di un disegno più ampio da parte del governo Berlusconi e più in generale della Confindustria per attaccare le condizioni di vita, di studio e di lavoro dei lavoratori e dei loro figli. Infatti non vogliono cancellare scuole ed l’università come qualcuno dice ma cancellare l’università pubblica e con essa la possibilità che i figli dei lavoratori possano studiare. Cancellare cioè il diritto allo studio frutto del ’68 e dell’autunno caldo e tornare a quando “l’operaio non  poteva avere il figlio dottore”.  Così si spiega la campagna della Gelmini e della destra contro il 68.

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 I fascisti oggi

La destra e i fascisti infatti hanno sempre considerato il movimento studentesco e il 68 in particolare come fumo negli occhi, come dimostra quello che diceva il giornale del Msi Il Secolo d’Italia il 25 febbraio 1968 : “La situazione dell’università è ormai giunta al limite del tollerabile. La teppaglia di sinistra si è servita di alcuni motivi (forse giustificabili) di scontento per provocare l’occupazione delle sedi universitarie. E la protesta espressa attraverso l’occupazione ha ben presto mostrato il suo vero volto:aule lordate, suppellettili sfasciate, sporcizia dappertutto. Alle finestre dei locali occupati o dietro i cancelli l’espressioni ebeti di straccioni ed invertiti colmi di capelli, di lerciume e di pidocchi. In breve la cosiddetta protesta studentesca si è svelata per una manovra demagogica delle sinistre tendente a portare il caos anche nelle università.”

 

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 ...e ieri

Fu su queste basi che il 16 marzo 1968 i fascisti attaccarono la facoltà di Lettere occupata alla Sapienza di Roma guidati dall’allora segretario dell’Msi Giorgio Almirante cui oggi Alemanno e la destra a Roma vogliono dedicare una via. Allora attaccavano gli studenti che occupavano, oggi aggrediscono le assemblee e i cortei in cui si combatte contro la selezione di classe.

Per questo lottiamo nel movimento studentesco perchè abbia un carattere antifascista e di classe e si batta contro l’apoliticismo. Dobbiamo organizzarci facendo un lavoro cosciente perché gli studenti non sono tutti uguali. Ci sono gli studenti ricchi che anche con la riforma Gelmini potranno pagarsi scuole private, tasse alte e master post laurea. Poi ci sono gli studenti figli dei lavoratori, quelli colpiti da questa riforma che avranno davanti a loro un futuro in cui il loro percorso formativo (se riusciranno ad averlo) sarà una corsa ad ostacoli, con un futuro fatto di disoccupazione e sfruttamento. Per questo lottiamo al fianco del movimento dei lavoratori e non solo nelle nostre scuole e nelle nostre università. Il problema non è quindi la politica ma quale politica e negli interessi di chi.

Noi siamo in prima fila per la difesa dell’istruzione pubblica, contro la selezione di classe, per un posto di lavoro dignitoso alla fine degli studi ed è in questa battaglia intransigente che dobbiamo sconfiggere destra e apoliticismo. In questa battaglia infatti  la destra e i fascisti sono dall’altra parte della barricata.

Leggi anche:

"La vostra crisi non la paghiamo Il movimento studentesco scende in campo: lottiamo per vincere! (29 ottobre 2008)

 

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