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È stata recentemente approvata da Camera e Senato la Riforma Moratti (legge delega n. 1306 b). Il Governo ha così corrisposto alla volontà della Confindustria di tagliare drasticamente l’intero sistema d’Istruzione pubblica, per favorire una scuola per pochi sempre più costosa e di pessima qualità.

Il doppio binario classista

 

La riforma prevede che finito il ciclo primario, cioè la compressione di elementari e medie (che comporterà il taglio di 30.000 docenti), lo studente debba scegliere tra due percorsi distinti:

A - il percorso dell’istruzione che comprende i licei artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico, delle scienze umane e che permette una diretta prosecuzione degli studi;

B - il percorso della formazione professionale che ha come unico sbocco diretto il mondo del lavoro.

Gli studenti che avranno frequentato un istituto di formazione professionale che volessero andare all’università dovranno frequentare un anno integrativo le cui modalità di frequenza sono ancora relativamente oscure. Di fatto questa è la reintroduzione del doppio binario, in voga negli anni ’50: gli studenti si trovano a scegliere tra due percorsi scolastici distinti senza possibilità di ritornare sulle proprie scelte. La scelta tra l’avviamento professionale e la carriera liceale-universitaria non avverrà in base alle vocazioni personali degli studenti ma in base alle condizioni economiche delle famiglie.

Tenendo conto del vertiginoso aumento dei costi dello studio, dovuto alla speculazione delle case editrici e all’aumento delle tasse scolastiche, solo le famiglie ricche potranno permettersi di garantire ai propri figli un’istruzione completa, mentre le famiglie dei lavoratori tenderanno a indirizzare i propri figli sul percorso che avvia al mondo del lavoro il più presto possibile. In realtà una divisione classista di questo tipo, che suddivide una scuola delle cosiddette “arti liberali”, riservata ai rampolli delle borghesia che dovranno ricoprire ruoli dirigenti nella società, ed una scuola delle “arti meccaniche” per i lavoratori, che educa allo sfruttamento ed all’ignoranza, esiste già oggi e la Riforma non fa altro che acuirla. Riteniamo che entrambe le “arti” debbano essere insegnate prima dell’università, in modo tale che lo studente possa fare una scelta cosciente a 18 anni su cosa fare nella vita. Come Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp), quindi, difendiamo un percorso di studio unico fino ai 18 anni, fatto di materie umanitarie, scientifiche e tecniche.

 

Alternanza scuola - lavoro

 

Per chi sceglie la formazione professionale sarà ancora più difficile provare a continuare gli studi andando all’università anche alla luce dell’“alternanza scuola-lavoro”: verrà infatti data la possibilità agli studenti che hanno compiuto i 15 anni di alternare le ore a scuola ad ore di lavoro gratuito in un’azienda. Le ore di lavoro saranno contate come ore di lezione.

Il rapporto con l’azienda verrà gestito dall’istituzione scolastica che tra l’altro dovrà “fornire indicazioni generali per il reperimento e l’assegnazione delle risorse finanziarie necessarie alla realizzazione dell’alternanza, ivi compresi gli incentivi per le imprese e l’assistenza tutoriale” (testo del ddl). Non solo quindi le aziende riceveranno mano d’opera gratuita e supersfruttabile, potendo così magari licenziare qualche dipendente e risparmieranno sul costo della formazione dei neoassunti, ma saranno addirittura pagate. Il governo ritiene un servizio di tirocinio da retribuire ciò che in realtà è sfruttamento gratuito di minori. Questi signori ci vogliono vedere flessibili ed inquadrati sin dalla giovane età! Come Csp sosteniamo una completa integrazione tra formazione tecnica e teorica. Come potrebbe diventare un buon elettricista uno che non ha mai messo le mani su un circuito? Tuttavia la formazione dovrebbe essere gestita in primo luogo tramite il potenziamento dei laboratori all’interno degli istituti, che la Riforma invece riduce. Se qualche mansione richiedesse necessariamente un’esperienza in azienda, il lavoro svolto dovrebbe essere retribuito ed il rapporto con le aziende controllato dalle organizzazioni sindacali e studentesche, perché siano tutelati i diritti dei dipendenti e degli studenti-lavoratori. Solo i lavoratori hanno l’interesse a formarci realmente perché non gli viene nulla in tasca dal nostro sfruttamento, ma solo la speranza di avere domani dei colleghi che conoscano bene il mestiere.

 

Il rafforzamento dell’Autonomia Scolastica

 

La Riforma rafforza l’Autonomia Scolastica, legge votata dallo scorso governo di centro-sinistra. L’Autonomia ha reso le scuole singole unità finanziarie autonome, costruite sul modello aziendale (con un proprio bilancio, e presidi con vere e proprie funzioni manageriali) che in mancanza di fondi statali sono costrette ad aumentare le tasse scolastiche e/o a legarsi ad aziende private per ottenere i finanziamenti necessari alla propria sopravvivenza. In sostanza l’Autonomia ha “privatizzato” le scuole rendendole schiave della volontà delle imprese. I padroni delle aziende possono selezionare gli studenti migliori per farli poi lavorare in fabbrica, utilizzando le scuole come serbatoi di manodopera. E saranno proprio le aziende-sponsor che interverranno influenzando la quota dei programmi regionalizzata. L’Autonomia ha generato la concorrenza tra scuole formalmente pubbliche che dovrebbero fornire la stessa qualità di servizio: quelle che sono riuscite ad ottenere più finanziamenti hanno aumentato gli iscritti mentre quelle con meno risorse economiche perdono iscritti finendo per essere accorpate o chiuse. Migliaia sono ormai le scuole chiuse o accorpate. Nei locali del mio Liceo, il Liceo classico Parini di Milano, ad esempio sono ospitate classi di un liceo scientifico, di un istituto tecnico e di un serale! Le conseguenze dell’Autonomia quindi sono già estremamente tangibili: classi sovraffollate, tasse aumentate (quest’anno nel mio liceo sono aumentate del 20%), dipendenza dagli investimenti privati (più della metà dei fondi del Parini arrivano da “enti privati”) ed autoritarismo dei presidi.

 

L’organizzazione nazionale degli studenti necessaria per la vittoria

 

L’intera Riforma mira ad adeguare le strutture scolastiche ad un drastico taglio di fondi. Anche se la Riforma ha avuto un travagliato dibattito in Parlamento, che ne ha rallentato l’approvazione ed ha fronteggiato numerose mobilitazioni studentesche e scioperi dei lavoratori, alla fine è passata. Questo non ci deve demoralizzare, ma sicuramente indurre ad una seria riflessione: perché le lotte studentesche, pur generose e partecipate, finora non sono riuscite a fermare lo smantellamento dell’istruzione pubblica? Trarre da questo la lezione che “la lotta non paga” sarebbe un grave errore. Tutto quello che abbiamo è stato ottenuto dalle lotte studentesche e operaie. Così è stato e così sarà. Il problema è come viene organizzata una lotta, con che metodi e con che obiettivi. Vogliamo essere franchi: la stragrande maggioranza delle direzioni delle strutture studentesche oggi ha solo l’interesse a sfiancare gli studenti in una “ginnastica movimentista” di cortei su cortei per darsi una visibilità sui giornali, senza porsi l’obiettivo di far crescere realmente il nostro livello di mobilitazione.

Per uscire da tale logica, in questo momento di nuova ascesa del movimento studentesco contro la guerra imperialista e la Riforma Moratti, si rende sempre più necessaria la costruzione di una struttura studentesca nazionale che unifichi le lotte sotto una piattaforma combattiva e che unisca le lotte studentesche a quelle del movimento dei lavoratori. Come Csp ci poniamo questo compito. Cercheremo di assolverlo intervenendo e promuovendo i cortei, le assemblee e le autogestioni contro la guerra, promuovendo e partecipando al corteo nazionale del 12 aprile a Roma contro la Riforma Moratti e contro la guerra. Il 31 maggio ed il 1° giugno terremo la nostra seconda conferenza nazionale per continuare a discutere del nostro programma e dell’attività nelle scuole. Unisciti a noi!

Contro la scuola dei padroni, dei preti e dei fascisti lottiamo per una scuola di massa popolare!

 

La versione integrale di questo articolo (con i paragrafi “La regionalizzazione dei programmi” e “Il maestro prevalente”) la puoi trovare sul sito del Comitato in difesa della Scuola Pubblica www.cspitalia.tk. Ci scusiamo con i compagni del Csp per non averlo potuto pubblicare integralmente a causa di mancanza di spazio.
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