Breadcrumbs


Qualche giorno fa una raggiante Gelmini annunciava felice che il Consiglio di Stato le aveva dato ragione sull'ora di religione: i professori di religione cattolica possono influire in sede di scrutinio sull'attribuzione dei crediti scolastici.

 

Abbiamo da tempo imparato che quando la Gelmini sorride c'è poco di cui essere contenti. Ma qual'è il tema del dibattito stavolta?

I crediti scolastici sono attribuiti dal consiglio di classe “ad ogni alunno che ne sia meritevole, nello scrutinio finale di ciascuno degli ultimi tre anni della scuola secondaria superiore” (D.P.R. n. 323/1998, art. 11, comma1). Sono, insomma, dei punti “bonus” che uno studente accumula negli ultimi tre anni e che andranno poi a costituire il punteggio dell'esame di maturità, insieme ai risultati delle prove scritte e orali.

Non si può dire certo che questi crediti non influiscano sul risultato finale, visto che “il credito scolastico (…) pesa per oltre il 55,55% dei 45 punti assegnati per le prove scritte ed è pari all'83,33% dei 30 punti assegnati per la valutazione del colloquio” (Tar del Lazio, sentenza n.7076 del 2009).

In un sistema di valutazione già discutibile di per sé, qualche anno fa è arrivata la svolta: nell'Ordinanza ministeriale n.26 del 15 marzo 2007 si è stabilito esplicitamente che “i docenti che svolgono l'insegnamento della religione cattolica partecipano a pieno titolo alle deliberazione del consiglio di classe concernenti l'attribuzione del credito scolastico agli alunni che si avvalgono di tale insegnamento”. A firmare l'ennesimo attacco alla laicità della scuola non è stato stavolta un governo di destra, ma il cattolicissimo ministro Fioroni del governo Prodi.

Si tratta di una misura inaccettabile, tutta volta a rafforzare la centralità dell'ora di religione e a portare gli studenti a frequentarla, al di là del suo carattere formalmente facoltativo: uno studente in difficoltà, o che vuole alzare il proprio voto finale, sa che può contare sul benevolo giudizio dell'insegnante di religione a patto di frequentare un'ora di religione alla settimana.

Contro questa Ordinanza sono ricorse diverse associazioni laiche o di religioni non cattoliche. Ricordiamo infatti che a scuola non c'è una generica “ora di religione” ma espressamente l'Insegnamento della Religione Cattolica, alla faccia di qualsiasi uguaglianza fra le diverse confessioni, l'agnosticismo e l'ateismo. In un primo momento il Tar del Lazio aveva dato ragione ai ricorrenti, con la sentenza sopra citata, e aveva decretato “l'irragionevolezza dell'Ordinanza che, nel consentire l'attribuzione di vantaggi curriculari, inevitabilmente collega in concreto tale utilità alla misura della adesione ai valori dell'insegnamento cattolico impartito”. Insomma, dice la sentenza, “Il sistema complessivo (…) ha l'effetto di indurre gli studenti a rinunciare alle scelte dettate dalla propria coscienza (…) in vista di un punteggio più vantaggioso nel credito scolastico”.

Una sentenza che prendeva atto di una situazione evidente a tutti.

Il Consiglio di Stato invece ha ribaltato la situazione, sentenziando la legittimità dell'Ordinanza. Diversi gli argomenti usati: non ci sarebbe nessuna costrizione per gli studenti dato il carattere facoltativo della materia, il ruolo giocato dai professori nella determinazione dei crediti sarebbe minimo (ma comunque c'è!), addirittura si dice che “una scelta legata a valori così profondi (…) non può essere condizionata da valutazioni di stampo più marcatamente utilitaristico”. Cioè, gli studenti che scelgono l'ora di religione saranno sempre mossi dalle proprie convinzioni e non lo faranno mai solo per avere dei crediti. Non ce ne voglia il Consiglio di Stato, ma spesso è precisamente quello che succede, e d'altronde ci chiediamo, se sono così sicuri di questi profondi valori, perché sono sempre alla ricerca di mezzi e mezzucci per indurre gli studenti a frequentare l'ora.

Alla fine si arriva addirittura a parlare esplicitamente, per gli studenti che non frequentano l'ora di religione, di “minore impegno scolastico”. Una tesi ripresa calorosamente in un editoriale del cattolico Avvenire, che contrappone “chi, con libera scelta assicurata dalla legge, decide di non seguire l’ora di religione, quindi di impegnarsi meno a scuola” e “coloro i quali liberamente scelgono l’insegnamento in questione, perché comunque si sottopongono a maggior impegno e maggior studio”. Simili opinioni non hanno neanche bisogno di commento.

Un ultimo argomento è quello delle attività alternative: dal momento che all'inizio dell'anno lo studente può scegliere fra ora di religione, attività alternativa o nessuna attività, basta che scelga l'attività alternativa per avere la stessa situazione di chi sceglie l'ora di religione, col docente responsabile presente in sede di scrutinio. Ogni studente sa cosa siano queste attività alternative; nelle parole del Tar del Lazio: “per comune esperienza di vita, nelle nostre scuole (metropolitane e non) le cosiddette materie alternative (…) spesso o non vengono attivate affatto per mancanza di risorse ovvero nella realtà delle cose si riducono al semplice “parcheggio” degli alunni in qualche aula”. Già, perché per pagare migliaia di insegnanti di religione scelti dalla curia i soldi pubblici ci sono sempre, ma per garantire un'attività formativa a chi non vuole frequentare l'Insegnamento della Religione Cattolica le risorse non ci sono. Tutto in nome della parità di trattamento e della libertà di scelta sempre invocate dalla Chiesa...

Anche il Consiglio di Stato riconosce questa situazione. Qual'è la sua conclusione? Che è un peccato e che il ministero dovrebbe provvedere. Ringraziamo per l'illuminato consiglio.

Davanti all'ennesimo allargamento dell'ingerenza della Chiesa cattolica nella scuola italiana, diciamo la nostra. Pur simpatizzando con la decisione del Tar del Lazio, il problema è alla base: a scuola non ci deve essere né ora di religione né ora di attività alternativa, quest'ultima non avendo alcun senso se non quello di legittimare furbescamente la prima. Non si capisce perché in una scuola pubblica ci debba essere uno spazio lasciato totalmente in gestione alla Chiesa, pagato coi soldi pubblici ma dove gli insegnanti sono scelti dalla curia (e quindi da essa anche ricattabili).  L'argomento è importante da un punto di vista storico? Bene, si tolga l'ora di Insegnamento della Religione Cattolica, si tolga ogni spazio a dottrine antiscientifiche e discriminatorie (basti pensare alle crociate contro gli omosessuali) e la si sostituisca con un'ora di storia o filosofia in cui affrontare la questione in termini laici, comprese le altre religioni e l'ateismo.

Joomla SEF URLs by Artio