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Contro l’attacco all'articolo 18!
Nessun passo indietro

Il 20 marzo il governo Monti con l’arroganza che l’ha sempre contraddistinto ha partorito il disegno di legge per la controriforma del mercato del lavoro. Come a dicembre con l’ennesima e pesantissima controriforma delle pensioni hanno voluto imporre l’ennesima “riforma” antioperaia.

Così dopo aver decretato per legge l’apertura domenicale dei negozi, sancito l’abolizione del contratto nazionale nei trasporti, aver lasciato per strada centinaia di migliaia di lavoratori che si erano dimessi dal proprio posto di lavoro per essere traghettati alla pensione (esodati), ora si apprestano a un nuovo affondo iniziando a pregustare i prossimi attacchi: licenziamenti di massa nel pubblico impiego, assunzione delle nuove direttive europee su leggi antisciopero anche nel settore privato. Tutto ciò mentre sui lavoratori si abbattono ulteriori stangate finanziarie, Iva, Imu, adizionli Irpef, accise sulla benzina…

In gioco ora c’è tutto. I padroni hanno già gli strumenti che vogliono per licenziare, vogliono di più. Vogliono mano libera per cacciare dalle aziende quei lavoratori, quei delegati che sistematicamente non si piegano ai diktat, che si impegnano giorno dopo giorno nella difesa degli interessi dei lavoratori.

La modifica all’articolo 18 non è altro che la punta dell’iceberg di una controriforma che aggiunge ulteriore precariato alla già devastante situazione attuale, vedi l’enfasi sull’apprendistato, che prevede che in azienda i lavoratori ricattabili possano finalmente superare quelli a contratto a tempo indeterminato e che con gli ammortizzatori sociali si farà cassa sulla pelle dei lavoratori. Vengono abolite la cassa integrazione straordinaria per cessata attività e la mobilità. Quei quattro soldi che daranno in cambio, l’assegno di disoccupazione (Aspi) dicono che sarà universale ma in verità sarà per pochi, meno soldi e per meno tempo.

In questo scontro non c’è più in gioco solo la negazione dei diritti o le condizioni in cui si lavora, c’è la stessa esistenza del sindacato che viene messa in discussione.

Il 20 marzo Susanna Camusso segretaria generale della Cgil non ha avvallato la prima stesura del disegno di legge e ha dichiarato l’impegno di convocare lo sciopero generale. Convocazione auspicata ma mai messa realmente in campo perché il governo Monti in accordo con il Partito democratico ha partorito una finta riformulazione sul licenziamento senza giusta causa. Sostengono, governo e Partito democratico, che il reintegro è tornato nel disegno di legge.

Falso! Il reintegro sarà un caso più unico che raro e sempre a discrezione del giudice.

Giustamente la Fiom e la sinistra Cgil mantengono la propria opposizione a questo disegno di legge, mentre la segretaria generale oggi ci parla di sostanziale condivisioni sulle modifiche all’articolo 18 e di una battaglia emendataria in parlamento sulle altre questioni.

Ancora una volta senza consultare i lavoratori che infatti sono contro qualsiasi modifica e mediazione. Gli scioperi di queste settimane in tutto il paese stanno lì a dimostrarlo.

Le finte riformulazioni e i giochetti di sponda tra governo e Confindustria non hanno fatto presa sui lavoratori, tra i dirigenti della Cgil stanno invece diventando l’alibi per accettare quello che non hanno accettato a marzo. Direzione sindacale che spera sempre e comunque di tornare a quella concertazione che tanti danni ha fatto ai lavoratori, che ha aperto la strada ai tanti peggioramenti che oggi viviamo, ma che ai padroni non basta più.

A dicembre durante l’attacco alle pensioni la segretaria generale promise battaglia, “le pensioni non si toccano!”. Sappiamo tutti come è finita, dopo un inutile quanto ridicolo sciopero generale di tre ore la controriforma passò.

Non possiamo ripetere quell’umiliante esperienza, non possiamo stare a guardare.

Bisogna mettere in campo la mobilitazione annunciata, costruendola con presidi, scioperi e assemblee in ogni angolo del paese. Rispondere colpo su colpo alla propaganda padronale lanciando una campagna di massa per una vertenza generale che partendo dall’opposizione alla controriforma del mercato del lavoro rimetta in discussione la controriforma delle pensioni, contrasti le ristrutturazioni aziendali, intervenga sugli aumenti salariali, la riduzione d’orario e rilanci le garanzie sociali.

E' giunto il momento di passare dalle parole ai fatti, di mantenere l’impegno preso a marzo coi lavoratori. La Cgil deve convocare lo sciopero generale subito, sciopero generale che nella pratica significa staccare la spina al governo Monti. Unica vera prima azione per fermare questo massacro e impedirne di nuovi. Come in Spagna, Portogallo e Grecia, l’unica soluzione contro questi continui, ripetuti e incessanti attacchi deve essere lottare, non emendare o protestare a colpi di dichiarazioni sui giornali.

Solo con la mobilitazione dal basso e la partecipazione dei lavoratori è possibile sconfiggere questo governo e fermare i tanti, troppi, cedimenti che i vertici sindacali hanno concesso in questi anni.

Cari dirigenti della Cgil, recentemente il Ministro del lavoro Elsa Fornero, ha dichiarato: “o passa la riforma o il governo va a casa”.

I lavoratori vogliono che se ne vada a casa e questo è il compito che vi hanno assegnato.


Primi firmatari:

Paolo Brini, Antonio Santorelli (Comitato centrale Fiom Cgil), Paolo Grassi (Direttivo nazionale Nidil Cgil), Mario Iavazzi (direttivo nazionale Fp Cgil), Diana Terzi (direttivo nazionale Flc Cgil), Roland Caramelle (Direttivo nazionale Filcams Cgil), Antonio Forlano (Direttivo regionale lombardo Filt-Cgil), Mario Maddalioni (Direttivo nazionale Filctem Cgil).

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