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 Falcemartello entra nel direttivo nazionale

 

camusso landini mag2014Il 14 maggio è stato firmato da Fim, Fiom e Uilm l'accordo all'Electrolux. Anche se non contiene quanto minacciato nei mesi scorsi dall'azienda, come la chiusura di stabilimenti, esuberi e drastica riduzione dei salari, introduce comunque pesanti peggioramenti di condizioni e carichi di lavoro.

 

Il 15 maggio è stato approvato in via definitiva la prima parte del Jobs Act, ovvero ancora precarietà per i lavoratori e regali ai padroni. A Genova gli operai della Piaggio Aero dopo una settimana terminano temporaneamente l'occupazione dello stabilimento minacciato di ridimensionamento.

Il 16 maggio è stato comunicato ufficialmente da parte del governo l'intenzione di procedere speditamente con nuove e pesanti privatizzazioni, Poste e Enav per iniziare.

Il 30 maggio sarà chiuso l'altoforno della Lucchini di Piombino, 4mila tra operai diretti e indotto rischiano il posto.

Intanto arrivano i dati del primo quadrimestre del 2014 sulla crisi economica. L'Italia è di nuovo in recessione. In soldoni questo significa altra cassa integrazione, esuberi, ristrutturazioni e disoccupazione.

Di tutto questo al congresso nazionale della Cgil, che si è concluso a Rimini l'8 maggio, se ne è parlato poco. La segretaria della Cgil pur ammettendo, a denti stretti, che il principale sindacato del paese ha delle difficoltà, si è guardata bene non solo ad entrare nelle ragioni per cui non riesce a contrapporsi agli attacchi che oramai da oltre sei anni stanno mettendo nell'angolo i lavoratori, ma è riuscita anche a non dire cosa intende fare contro un governo che quotidianamente dichiara di voler annullare i sindacati.

Il governo Renzi è lo strumento migliore che il padronato di questo paese dispone da un po' di tempo a questa parte per rilanciare una controffensiva contro i lavoratori. I provvedimenti appena citati sono solo la prima parte delle misure che il governo ha in serbo. A breve partirà anche la controffensiva contro i lavoratori dell'impiego pubblico.

Renzi approfitta della moderazione e della complicità che ha contraddistinto Cgil, Cisl e Uil in questi anni, e quindi la disaffezione dei lavoratori che inevitabilmente vedono questi sindacati come inutili, per affondare il colpo verso la classe operaia. L'obiettivo è colpire le loro organizzazioni per indebolire e prevenire ogni eventuale tentativo dei lavoratori di opporsi alle politiche di tagli e austerità.

 

Il ridimensionamento di Susanna Camusso

Anche il disperato appello del delegato della Lucchini di Piombino intervenuto nel bel mezzo del dibattito congressuale è di fatto caduto nel vuoto. Il congresso, il momento più alto della Cgil, dove si dovrebbe definire una linea, una strategia, un rilancio dell'organizzazione, altro non è stato fondamentalmente che un momento per regolare alcuni conti in sospeso nell'apparato.

La segretaria doveva ridimensionare la Fiom di Landini, ma questo in pratica non è successo.

Non solo Landini e i sostenitori degli emendamenti al documento Camusso hanno, nel segreto dell'urna delle votazioni per il nuovo direttivo nazionale, preso molti più voti di quanti se ne aspettavano, eleggendo ben 7 componenti nel massimo organismo in più. Addirittura a fine lavori, davanti all'arroganza della maggioranza di volerli escludere dalle commissioni di garanzia, sotto la minaccia della Fiom e del documento alternativo Il sindacato è un'altra cosa di abbandonare il congresso, la segretaria nazionale ha dovuto fare un passo indietro, garantire la proporzionalità negli organismi di controllo subendo un nuovo smacco. Segretaria che alla fine è stata eletta con il 70% dei voti, un consenso sicuramente ridimensionato rispetto a quello di dicembre, mese dell'inizio del percorso congressuale, quando era del 97%. Infatti solo il documento alternativo Il sindacato è un altra cosa si era fin dall'inizio posto in contrapposizione alla linea promossa dalla maggioranza della Cgil.

La Camusso nella sua relazione e nelle conclusioni ha dichiarato che, certamente, la Cgil ha delle difficoltà, ma con il solo scopo di poter giustificare una rinnovata alleanza con Cisl e Uil, ovvero con coloro che in questi anni hanno accettato senza colpo ferire tutte le manovre contro i lavoratori dei vari governi succedutisi da Berlusconi in poi. Anche l'autocritica rispetto alla controriforma delle pensioni della Fornero è stata fatta tutta in chiave unità di vertice con queste organizzazioni. In sostanza la Camusso ha detto che a breve si riunirà con i segretari di Cisl e Uil per decidere il da farsi. Non sarebbe dovuto essere il congresso il luogo in cui decidere cosa fare e poi eventualmente portare le decisioni del congresso a Cisl e Uil? Anche sulla precarietà buio completo, a pochi giorni dalla definitiva approvazione in parlamento dei peggioramenti sui contratti a termine e apprendistato, non una sola parola su cosa concretamente la Cgil vorrà fare per contrapporsi.

 

Una strategia perdente

La realtà è che ribadire al congresso che su esuberi, ristrutturazioni e precarietà la Cgil ha da tempo delineato un piano, il famoso Piano per il lavoro del gennaio 2013, mostra l'inadeguatezza di questa direzione davanti al dramma che i lavoratori patiscono nella più profonda crisi economica di tutti i tempi. Aldilà della demagogia si tratta di titoli, alcuni magari anche accattivanti, ma niente di più. Una lista di desideri, non certo il piano d’azione di cui avrebbero bisogno i lavoratori.

Come precedentemente annunciato il presidente del consiglio Renzi al congresso della Cgil non c'è andato (la prima volta per un segretario di un partito che viene dalla tradizione del Pci). Il ministro del lavoro Poletti sì, ma solo per ribadire che la concertazione è morta e sepolta.

L'ostilità del governo è palese. È vero che Renzi non è andato anche all'assemblea nazionale di Confindustria, ma questa è una molto magra consolazione visto che poi la linea che il governo porta avanti è quella confindustriale. La realtà è che anche davanti agli atti più ostili del governo la Camusso non sa che pesci pigliare e non riesce ad andare oltre a ribadire la necessità di riaprire il dialogo. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, o fa finta di non sentire.

È evidente infatti che il governo prepara attacchi pesanti contro i lavoratori e le loro organizzazioni. Il fatto che la Cgil non voglia farsi carico di una risposta a queste politiche antioperaie non impedirà certo grandi esplosioni sociali.

Bene hanno fatto i compagni del documento alternativo a denunciare nel congresso l'inadeguatezza di questo gruppo dirigente, che solo sulla carta ha ottenuto nei congressi di base un risultato plebiscitario, visto che hanno partecipato alle assemblee meno del 20% degli iscritti. Giusto è stato denunciare la distanza siderale che c'è tra l'apparato burocratico e i lavoratori nei posti di lavoro. L'apparato ha temuto il confronto con l'opposizione nelle aziende come non mai.

Bene hanno fatto a contrapporsi nei loro interventi alla maggioranza della Cgil Landini, Rinaldini e Nicolosi, anche se non si può far finta di ignorare che se oggi la Camusso mantiene ancora saldamente in mano la direzione del sindacato lo si deve anche alle loro responsabilità e limiti, tra chi non ha voluto fare una vera opposizione in questi anni e chi, in quella maggioranza perfettamente allineato e coperto, c'è stato per anni.

La rottura tra questi dirigenti e la Camusso c'è stata non per una divergenza sulle linee generali dell'organizzazione, ma perchè a inizio gennaio la segretaria generale senza un mandato è andata a firmare coi padroni, Cisl e Uil un accordo capestro sulla rappresentanza. L'accordo del 10 gennaio che prevede significativi peggioramenti per i lavoratori e i propri rappresentanti sui luoghi di lavoro. Quell'accordo però non è caduto dal cielo ma è la logica conseguenza della pratica sindacale concertativa e di altri inqualificabili accordi firmati nei mesi e negli anni scorsi.

 

Le prospettive dell'opposizione

Ma il problema vero ora è cosa fare! Al di là dei roboanti interventi nei congressi, che ai lavoratori interessano ben poco, è necessario capire che non esiste alternativa alla costruzione di una vera opposizione in Cgil. La strategia degli emendamenti di Landini e compagni ha ampiamente mostrato il suo fallimento. L'opposizione non si fa con le interviste sui giornali o con apparizioni in Tv e nemmeno con cordate senza principi per l'elezione degli organismi dirigenti. L'opposizione si costruisce nei luoghi di lavoro, azienda per azienda, sviluppando piattaforme discusse e approvate dai lavoratori che rispondano alle reali necessità di chi deve lottare, e mettendo in campo un reale percorso capace di rendere queste piattaforme un obbiettivo da raggiungere. Che si tratti di difendere posti di lavoro, contrastare la precarietà, conquistare condizioni e salari adeguati, la questione fondamentale è il coinvolgimento dei lavoratori.

L'iniziativa presa da alcuni dirigenti della Cgil e una serie di Rsu per lanciare una campagna contro la riforma delle pensioni della Fornero è sicuramente una novità rispetto al passato, ma tanti, troppi nodi rimangono da sciogliere. Come si fa a contrastare la contrapposizione che padroni e governo cercano di alimentare tra vecchi lavoratori e giovani in cerca di occupazione (la disoccupazione giovanile nel paese ha raggiunto l'impressionante cifra del 42%)?

Come si fa a contrastare una multinazionale che dalla sera alla mattina decide di chiudere e trasferirsi in un'altra città o un altra nazione? Come si può pretendere salari più alti o ritmi meno massacranti quando padroni, governo e mass media quotidianamente ci dicono che se non teniamo il passo con gli altri paesi andremo sempre peggio?

Un'opposizione rinasce se è capace di rispondere a queste domande e sviluppare una strategia che sappia unificare e difendere gli interessi della classe lavoratrice nel suo complesso.

Impedire le privatizzazioni, iniziare a discutere della necessità di nazionalizzare il credito e le aziende che chiudono, lanciare una campagna per il salario minimo garantito in modo da togliere dal ricatto immediato chi il lavoro lo cerca o è stato espulso dal ciclo produttivo, sono alla base di questo rilancio. Altrimenti, in mancanza di rivendicazioni adeguate alla fase di crisi che il capitalismo attraversa, continueremo ad essere spettatori di una deriva moderata della Cgil e subire i continui affondi del padronato.

Nel congresso abbiamo eletto, per la prima volta nella storia di questa tendenza politica, un compagno nel direttivo nazionale, Mario Iavazzi, che da anni dirige l'opposizione in Cgil e in particolare nell'impiego pubblico. L'elezione di Mario rappresenta il coronamento della nostra battaglia congressuale che come FalceMartello abbiamo portato avanti in questi mesi. L'impegno di Mario e di tutti i compagni è di proseguire nel solco tracciato in questa battaglia e continuare a lavorare per una vera alternativa per tutti i lavoratori.

 

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