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Mentre scriviamo i congressi di base della Cgil sono ancora in svolgimento. Anche se non siamo ancora in possesso dei dati definitivi possiamo già trarre alcuni utili elementi di bilancio del congresso.

 

La prima considerazione degna di nota è sicuramente che la tanto sbandierata mozione unitaria sottoscritta dal 97% dei componenti del direttivo nazionale,
Il lavoro decide il futuro,
prima firmataria Susanna Camusso, non c’è più.

Si è rotta esattamente quattro giorni dopo l’avvio dei congressi di base, il 10 gennaio con la firma del cosiddetto Accordo applicativo sulla rappresentanza.

Non entriamo nel merito dell’accordo in quanto ampiamente trattato in altre pagine di questo giornale. Ci limitiamo a parlare degli effetti che la firma da parte della Camusso con Cisl e Uil e Confindustria ha avuto sul congresso.

Lo scontro Camusso - Landini

Landini, il segretario della Fiom, in particolare nell’ultimo anno ha lavorato per ricomporre un rapporto unitario con la segretaria, ha appreso il giorno stesso dal sito della Cgil dell’avvenuta firma. Fine del documento unitario e lancio degli stracci nel direttivo nazionale Cgil del 17 gennaio, dove il segretario della Fiom dichiara di non riconoscere la validità dell’accordo e accusa la segretaria di una gestione antidemocratica dell’organizzazione.

La prima conseguenza di tutto ciò ovviamente è sui congressi di base: la Fiom che si scontra con la Camusso ma poi, al netto degli emendamenti, chiede il voto per la Camusso.

Sempre la Fiom organizza assemblee regionali molto partecipate in tutta Italia, dove però non va oltre a chiedere un referendum tra gli iscritti e proporre un nuovo emendamento al congresso, provocando così la delusione di non pochi dei tanti delegati presenti alle assemblee, che si aspettavano molto di più.

Poi finalmente pochi giorni fa in un’intervista a la Repubblica la Camusso annuncia che una consultazione si può anche fare e che verrà decisa nel direttivo nazionale di fine febbraio. Quindi non più solo un congresso dove i dirigenti “unitari” litigano dalla mattina alla sera, ma annunci sui giornali di quello che la Cgil dovrà fare della propria vita interna.

Davanti a tutto ciò ci sembra più che naturale che il documento alternativo Il sindacato è un’altra cosa, diventa per molti lavoratori e anche diversi delegati un punto di riferimento. La mozione apertamente attaccata e sottoposta a innumerevoli manovre e manovrine da tutto l’apparato della Cgil ha un punto di forza grande come una casa: quello che oggi Landini dice contro l’accordo del 10 gennaio era già scritto quasi nel dettaglio nel documento alternativo, visto che le linee fondamentali erano state firmate dalla Cgil lo scorso 31 maggio.

Il tanto incensato documento unitario si spegne lentamente in una rissa di ricorsi a commissioni di garanzia e collegi statutari. La Camusso chiede se Landini è sanzionabile, Rinaldini denuncia il conflitto tra la Camusso e lo Statuto della Cgil e via così. Fino alla dichiarazione del segretario della Fiom che annuncia che nei congressi delle istanze superiori non ci saranno documenti conclusivi unitari, il che vuol dire che i suoi sostenitori difficilmente entreranno nelle segreterie.

Il dato più rilevante dopo un mese di congressi è dunque la crisi di strategia di Landini, la cui logica emendataria non è servita a spostare a sinistra la Cgil, anzi...

La farsa della burocrazia…

Mai come questo congresso della Cgil ha avuto così poche settimane a disposizione per fare le oltre 60mila assemblee di base stimate, meno di un mese e mezzo. Ma in corso d’opera i dirigenti sono riusciti a fare ancora peggio, convocare e rimandare continuamente le assemblee a tal punto che oltre il 30 per cento dei congressi di base si terranno nelle ultime due settimane rimaste. Il motivo di questi continui rinvii è presto spiegato: hanno poco e nulla da dire di concreto e temono più di ogni altra cosa il confronto con chi li critica davanti ai lavoratori.

Così mentre i relatori del documento alternativo, cioè 99 volte su cento delegati, semplici iscritti e qualche pensionato, si prendevano ferie e permessi non retribuiti per correre da un’assemblea all’altra, funzionari retribuiti con un semplice tratto di penna spostavano un congresso qui e un altro là. Manovra fastidiosa ma non unica, vedi per esempio l’abitudine ormai consolidata di prevedere seggi in cui votare per ore o in molti casi per i giorni a seguire dallo svolgimento delle assemblee; l’aver impedito a dei compagni di poter presentare il documento in una assemblea perché il nome del relatore non era stato comunicato entro le 48 ore previste dal regolamento; oppure aver inviato ai relatori indirizzi sbagliati, e così via.

Nei congressi ne abbiamo sentite di tutti i colori, relatori della maggioranza che ci trattavano con un atteggiamento paternalista del tipo “siete solo dei sognatori”, ad altri che spolveravano una fraseologia radicale nel tentativo di scavalcarci a sinistra. C’è stato chi si inventava di sana pianta rivendicazioni che nel primo documento non esistono, altri che ci invitavano spesso con arroganza ad andarcene dalla Cgil. La stessa arroganza con cui la Camusso ha trattato la lettera aperta inviatagli dagli operai di Pomigliano contro l’accordo del 10 gennaio e su cui la segretaria ha risposto rimproverandoli di non aver capito nulla di quell’accordo. Che, detto a quei compagni che da anni pagano sulla propria pelle l’attacco della Fiat, è semplicemente vergognoso.

Una stima ottimista dice che meno di un terzo dei lavoratori attivi ha partecipato ai congressi, i dati finali diranno qualcosa di diverso, ovvero che chissà per quale strano meccanismo dove non abbiamo partecipato, dove non abbiamo presidiato le urne il voto spesso e volentieri ha raggiunto cifre stratosferiche. Quanto totalizzerà il documento alternativo lo deciderà la maggioranza visto che non ci è stata data la possibilità di verificare effettivamente la regolarità del voto ovunque. La bassa partecipazione però non la si deve, come spesso abbiamo sentito dire alla maggioranza, al fatto che ai lavoratori queste discussioni non interessano. I responsabili vanno ricercati nella disinformazione fatta nei luoghi di lavoro e nella disaffezione a un’organizzazione che non ha saputo mettere in campo nulla di realmente efficace contro la crisi i responsabili.

…e la nostra battaglia a testa alta

Ma l’opportunità avuta di poter spiegare le nostre posizioni a centinaia di migliaia di lavoratori è più importante di queste fastidiose manovre che la burocrazia utilizza. Quando la scorsa estate i compagni che hanno dato vita al documento alternativo hanno deciso di lanciarsi in questa battaglia erano consapevoli a cosa andavamo incontro.

Chi invece davanti a una battaglia di tale portata ha esitato, ha ceduto alle provocazioni e magari ha stracciato la tessera, o peggio si è piegato alla pressione del funzionario o del delegato e ha rinunciato a schierarsi con chi vuole lottare per dare un’alternativa ai lavoratori, ha perso un’opportunità non solo di dire la propria, ma soprattutto di dimostrare che in questo sindacato non ci sono solo burocrati e carrieristi.

In questi giorni una pioggia di multe si è abbattuta sui lavoratori del trasporto pubblico di Firenze e di Genova che in autunno hanno lottato contro la privatizzazione del servizio pubblico. Notizia di pochi giorni fa anche gli operai di Modena che un anno fa occuparono un’autostrada per un quarto d’ora per difendere il diritto ad avere un contratto dignitoso sono stati presi di mira con multe salate.

All’Electrolux il padrone vuole tagliare salari e posti di lavoro minacciando la delocalizzazione in Polonia. Tutto ciò ci dice che gli attacchi che abbiamo subito dai governi e dai padroni sono tutt’altro che finiti. Il congresso della Cgil altro non è che un’occasione che abbiamo sfruttato per far conoscere posizioni alternative a quelle dei vertici e dove abbiamo misurato la distanza siderale che c’è tra apparato e base.

Quando la rabbia dei lavoratori esploderà e travolgerà questa burocrazia noi ci saremo e grazie all’intervento in questo congresso avremo ancora più compagni di lotta che ci aiuteranno a portare avanti la nostra battaglia.

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