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Una manifestazione oceanica della Cgil a Roma il‭ ‬25‭ ‬ottobre,‭ ‬due scioperi nazionali della Fiom nei cortei a Milano e Napoli a novembre,‭ ‬due manifestazioni riuscite del pubblico impiego e dei lavoratori dei call center‭ (‬che hanno anche scioperato‭)‬,‭ ‬non sono bastate a fermare il‭ ‬Jobs act.‭ ‬Anzi,‭ ‬con l’approvazione della legge alla Camera il‭ ‬25‭ ‬novembre,‭ ‬e l’approdo in Senato,‭ ‬Renzi vuol chiudere il più presto possibile la partita.
Dopo aver tentato di intimorire i lavoratori manganellando gli operai dell’Ast di Terni,‭ ‬ottenendo l’effetto opposto,‭ ‬la risposta di Renzi e Confindustria alla convocazione da parte della Camusso dello sciopero generale,‭ ‬a cui poi si è aggiunta la Uil,‭ ‬è stata‭ “‬chi se ne frega‭”‬.‭


Il motivo di tanta arroganza è presto spiegato:‭ ‬forti dell’esperienza di questi anni dove la Cgil si è limitata a mobilitazioni testimoniali sono convinti che alla fine anche il sindacato si adeguerà.‭ ‬Così è stato regolarmente in passato,‭ ‬con i contratti nazionali separati,‭ ‬con le peggiori controriforme che la Cgil non ha accettato ma neanche contrastato in modo deciso,‭ ‬con le finanziarie lacrime e sangue di questi decenni.

Passare all’offensiva

Oggi sembra che la Cgil voglia fare sul serio,‭ ‬ed è per questo che,‭ ‬nonostante il discredito accumulato dai dirigenti della Cgil in questi anni,‭ ‬i lavoratori hanno partecipato numerosi alle iniziative fin qui messe in campo.‭ ‬Manifestazioni preziose perché hanno dimostrato che la classe lavoratrice c’è e questa volta non è disposta a subire senza lottare.‭ ‬Dietro la rabbia dei lavoratori non c’è solo l’attacco allo Statuto dei lavoratori,‭ ‬ci sono sette anni di recessione,‭ ‬centinaia di migliaia di posti di lavoro persi,‭ ‬contratti non rinnovati,‭ ‬l’assoluta mancanza di prospettive per il futuro.
Che i dirigenti della Cgil abbiano dimostrato in questi anni di essere inadeguati non è un mistero per nessuno.‭ ‬Ma che questa battaglia debba finire come auspicano i padroni non è scritto da nessuna parte.‭ ‬Una partecipazione da protagonisti dei lavoratori potrebbe costringere i dirigenti sindacali ad andare fino in fondo.
Per fare questo è in primo luogo necessario capire che non ci devono essere deleghe in bianco per nessun dirigente,‭ ‬che sia la Camusso o il segretario della Fiom Landini.
Serve di più di uno sciopero generale per vincere la partita e quello del‭ ‬12‭ ‬dicembre deve rappresentare per noi il passaggio dalle manifestazioni dimostrative alle mobilitazioni che colpiscono nel segno.
Bisogna passare dal gioco di rimessa attuato dai vertici fino ad ora‭ (‬promuovendo mobilitazioni dimostrative‭) ‬e iniziare a promuovere lotte che spiazzino il governo.‭ ‬L’appoggio nella società c’è,‭ ‬il successo delle manifestazioni tenutesi fin qui l’ha ampiamente dimostrato,‭ ‬si tratta ora di conquistare i lavoratori che ancora sono indecisi o titubanti.
Per questo non possiamo limitarci a partecipare allo sciopero del‭ ‬12‭ ‬dicembre:‭ ‬la preparazione di quello sciopero,‭ ‬la giornata dello sciopero e soprattutto i giorni che seguiranno devono diventare l’occasione per creare un clima di insubordinazione‭
‬nel paese.

Il caso Terni

In una parola trasformare in atti concreti affermazioni come quelle di Landini che davanti agli operai dell’Ast di Terni ha detto che se sarà necessario si occuperanno le fabbriche per difendere i posti di lavoro,‭ ‬o affermazioni come quella della Camusso che il‭ ‬25‭ ‬ottobre davanti a‭ ‬500mila lavoratori disse che la lotta andrà articolata in modo intelligente.
La vertenza che si sta consumando all’acciaieria Ast di Terni è da questo punto di vista emblematica.
Davanti all’annuncio della dismissione da parte dell’azienda i lavoratori hanno organizzato una mobilitazione che è andata in crescendo fino all’occupazione dei cancelli con‭ ‬35‭ ‬giorni di sciopero.‭ ‬La multinazionale e il governo hanno tentato in ogni modo di demoralizzare i lavoratori,‭ ‬il blocco degli stipendi,‭ ‬le manganellate e anche il tentativo di contrapporre i lavoratori degli appalti agli operai dell’acciaieria.‭ ‬Tutti tentativi falliti che hanno costretto l’azienda a più miti consigli.‭ ‬In previsione dell’incontro risolutivo,‭ ‬il padrone ha chiesto come segno di buona volontà di sospendere lo sciopero.‭ ‬Fim,‭ ‬Fiom e Uilm hanno accettato,‭ ‬a dire dei dirigenti sindacali,‭ ‬per la stanchezza accumulata dai lavoratori e per migliorare il clima della trattativa.‭
Vedremo i contenuti dell’accordo finale.‭ ‬Di certo davanti a un parziale passo indietro dell’azienda dovuto alla determinazione dai lavoratori,‭ ‬il blocco doveva continuare fino alla vittoria definitiva.‭ ‬Oggi il rischio di passare da una posizione di forza a una di debolezza è forte.‭ ‬Gesti di buona volontà come quello di interrompere lo sciopero sono concessioni molto pericolose.‭
Se il motivo dell’interruzione dello sciopero è dovuto alla stanchezza e alle difficoltà economiche,‭ ‬cosa molto probabile,‭ ‬allora è vitale che a Terni come in qualunque altra vertenza si ponga il problema del sostegno alle lotte con una cassa di resistenza per impedire che un lavoratore debba abbandonare la lotta perché sopraffatto dagli stenti.
Il problema fondamentale a Terni,‭ ‬come in qualsiasi lotta così dura,‭ ‬è che il sindacato manca di una strategia che contempli chi debba gestire la fabbrica,‭ ‬quando il padrone o il manager di turno non sono più intenzionati a tenerla aperta.‭ ‬Senza questa strategia è inevitabile che a un certo punto i dirigenti sindacali fanno deragliare la lotta dei lavoratori.

I protagonisti devono essere i lavoratori

L’obbiettivo di avere una piattaforma di rilancio e una mobilitazione che vada al di là delle convocazioni nazionali deve riguardare tutti.‭ ‬Dobbiamo invitare i militanti dei sindacati extraconfederali a partecipare,‭ ‬con le proprie rivendicazioni,‭ ‬alle manifestazioni della Fiom e della Cgil,‭ ‬come ha fatto il SiCobas il‭ ‬14‭ ‬novembre a Milano,‭ ‬lottare contro la separazione dei settori più combattivi dalla massa dei lavoratori‭ (‬come purtroppo è stato il‭ ‬24‭ ‬ottobre e il‭
‬14‭ ‬novembre senza per altro avere un gran successo‭)‬.
Per questo,‭ ‬e per evitare l’isolamento delle singole lotte nelle aziende,‭ ‬ci dobbiamo battere perché la Cgil,‭ ‬la Fiom e tutti i sindacati extraconfederali lancino la costituzione di coordinamenti di delegati nelle zone sindacali che abbiano come scopo quello di promuovere un’assemblea nazionale dei delegati che discuta una piattaforma offensiva e l’estensione del conflitto.
Una piattaforma per difendere lo Statuto dei lavoratori,‭ ‬un articolo‭ ‬18‭ ‬che realmente ci difenda dai licenziamenti ingiusti,‭ ‬ma che contrasti nei fatti la precarietà,‭ ‬si opponga ai licenziamenti,‭ ‬punti alla riconquista di contratti nazionali dignitosi,‭ ‬contrastando le leggi antisciopero che servono solo ai padroni per depotenziare le lotte.‭ ‬Come ha appena fatto il garante per gli scioperi che ha proibito ai lavoratori del trasporto di incrociare le braccia il‭ ‬12‭ ‬dicembre.
Da qui alle prossime settimane dovremo impegnarci nella paziente promozione della necessità di aprire vertenze in tutti i luoghi di lavoro possibili a iniziare dai grandi gruppi che in questo momento hanno lavoro.‭ ‬L’obbiettivo deve essere colpire i padroni nel loro punto debole cioè i profitti.‭ ‬Per questo è necessario aprire una discussione coi delegati e i lavoratori su quali siano le forme di lotta più efficaci,‭ ‬scioperi a sorpresa,‭ ‬scioperi articolati,‭ ‬blocco delle merci,‭ ‬scioperi a singhiozzo.‭ ‬La parola d’ordine deve essere massimo danno con il minimo dispendio di ore di sciopero.‭ ‬Promuovendo una campagna per chiedere alla Cgil,‭ ‬alla Fiom e ai sindacati extraconfederali di organizzare una cassa di resistenza con i soldi delle tessere degli iscritti e con le sottoscrizioni dei lavoratori delle aziende in cui oggi scioperare,‭ ‬a causa della crisi,‭ ‬non crea particolari danni ai padroni.
Sfidare i dirigenti sindacali a passare dalle parole ai fatti,‭ ‬essere i più convinti sostenitori del ruolo dei lavoratori in questa mobilitazione sono gli unici modi con cui possiamo respingere gli attacchi padronali e contemporaneamente gettare le basi per una vera sinistra sindacale in grado di lottare per un sindacato realmente democratico e combattivo.

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