Breadcrumbs

Al Parlamento Europeo, in occasione della chiusura della Presidenza dell'Italia del semestre europeo Renzi ha dichiarato che le famiglie italiane si stanno arricchendo perché sarebbero aumentati i loro risparmi. Una vera barzelletta!

E' una notizia tutta da verificare ovviamente ma se così effettivamente fosse siamo dinanzi al solito utilizzo strumentale e demagogico di un dato che, se analizzato a fondo, dimostrerebbe esattamente il contrario. In quest'epoca di crisi, una esigua minoranza del paese si è ulteriormente arricchita anche grazie alle politiche dei governi che si sono succeduti. Renzi prosegue quel percorso con maggior determinazione cancellando i diritti conquistati e consentendo ancora maggiori profitti.

Ma quest'autunno nel movimento operaio qualcosa è cominciato seriamente a cambiare. L'idea per cui è necessario opporsi al massacro sociale attraverso la lotta. Il gruppo dirigente della Cgil si è fatto parziale portatore di questa disponibilità alla lotta che abbiamo verificato in tutte le iniziative, dalla straordinaria manifestazione del 25 Ottobre allo sciopero generale del 12 Dicembre, passando per gli scioperi della Fiom del 14-21 Novembre e per alcuni (molto pochi) importanti scioperi territoriali di quest'autunno. Una mobilitazione che ha reso molto sottile il filo che ancora lega la Cgil al Pd. Positivo che questo fili si spezzi, ogni militante dovrebbe lavorare perché la rottura sia definitiva.

Tuttavia alla vigilia di Natale il governo ha approvato i primi decreti attuativi del jobs act. Decreti che confermano, e semmai aggravano, quanto era già sufficientemente chiaro nella legge votata in Parlamento: la cancellazione di fatto dello Statuto dei Lavoratori.

Susanna Camusso il 25 Ottobre e a Torino il 12 Dicembre ha dichiarato che sarebbe stata una stagione nuova di mobilitazione, una lotta prolungata. Ma nel Direttivo Nazionale del 17 Dicembre nulla di tutto ciò. E' emersa una posizione attendista, senza proposte di iniziative di lotta concrete, certamente con l'illusione che ci sarebbe potuta essere qualche novità all'incontro già previsto nei giorni successivi e negli stessi decreti attuativi. Nulla di tutto ciò, come abbiamo visto, l'aggressività di Renzi nei confronti dei lavoratori resta tale.

La partita sarebbe ancora tutta da giocare ma la Cgil non ha intenzione di giocarla per davvero e rimettere in discussione il jobs act e, magari, l'esistenza stessa di questo governo. Dopo le numerose assemblee svoltesi nei luoghi di lavoro in questi mesi, nelle quali la Cgil ha spinto i lavoratori a lottare oggi non propone nulla di significativo. Il movimento sindacale, e non solo, ricorda l'oceanica manifestazione del 23 Marzo 2002 non solo per essere stata in grado di occupare il Circo Massimo ma per aver respinto l'attacco all'art. 18. Va fatto altrettanto adesso.

La lotta non c'è solo se c'è uno Sciopero Generale proclamato, seppur lo Sciopero Generale aiuti ad alzare il clima nei posti di lavoro, produca importanti contraddizioni nel fronte opposto e ponga al centro la stessa questione del potere nei posti di lavoro. Per questo comincia ad essere di straordinaria importanza pensare alla proclamazione di un altro Sciopero Generale più dirompente del precedente.

Tuttavia è di primaria importanza creare un ambiente di insubordinazione sociale alle politiche del governo e dei padroni anche attraverso iniziative di lotta articolate nei territori e nei luoghi di lavoro.

La Cgil dovrebbe promuovere una grande assemblea nazionale di delegati che elegga un coordinamento nazionale e, a cascata, dei coordinamenti territoriali che siano in grado di dirigere le lotte e affianchino il sindacato con la massima autonomia.

Andrebbe avviata una grande campagna di massa per l'abolizione della legge 146 che impedisce il diritto di sciopero. Era evidente nella stessa preparazione del 12 Dicembre quanto sia un ostacolo che ha pesato sull'adesione di un'ampia fascia di lavoratori. L'abrogazione di quella legge dovrebbe entrare a pieno titolo nel programma di lotta ma da qui alla sua cancellazione andrebbe seriamente sviluppato un piano che indichi ai lavoratori che quella legge non va rispettata.

Sarebbe necessario cogliere l'occasione di questa, più volte dichiarata, “nuova stagione” per lanciare una Cassa di Resistenza che sia in grado di sostenere economicamente le lotte e che consenta con più facilità di promuovere scioperi laddove maggiormente colpiscano i padroni.

In queste settimane abbiamo avuto modo di verificare quanto le polveri siano ancora bagnate. C'è, infatti, una certa difficoltà ancora presente che tiene lontani alcuni settori della classe dalla lotta come effetto dell'immobilismo che questo sindacato ha avuto per tanti anni. Come se ancora tanti non ci credessero più alla possibilità di poter vincere. La Cgil dimostri che ha davvero intenzione di cambiare pagina, una pagina sulla quale non si leggano solo frasi di circostanza, seppur un po' più radicali di prima, ma si individui con chiarezza un programma e un percorso di lotta che metta in ginocchio questo governo e chi in questi anni si è effettivamente arricchito.

Joomla SEF URLs by Artio