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E' possibile che la ragione per cui la Camusso subito dopo le elezioni europee aveva apprezzato il buon esito del voto non stesse solo nella vicinanza politica tra la Cgil e il Pd,‭ ‬ma anche per l’esistenza,‭ ‬da quel momento,‭ ‬di un vero e proprio alibi:‭ ‬il consenso,‭ ‬o presunto tale,‭ ‬dei lavoratori al governo Renzi.‭ ‬Da sempre i vertici sindacali giustificano la loro moderazione utilizzando l’argomento della passività generale,‭ ‬anche quando è evidente a tutti che ciò a cui i lavoratori non credono più sono le lotte deboli e inefficaci,‭ ‬le passeggiate,‭ ‬gli scioperi di qualche ora e senza prospettive,‭ ‬le mobilitazioni dichiarate e mai seriamente effettuate.

 

L’impasse del gruppo dirigente

Nel direttivo nazionale di luglio la segretaria generale ha ricordato il‭ ‬40,8%‭ ‬raccolto da Renzi in più passaggi,‭ ‬sottolineando che questo sarebbe un appoggio al governo anche da parte di tanti iscritti al suo sindacato.‭ ‬Per la leader della Cgil pensare che questo sia il momento per lanciare un conflitto di massa contro il governo farebbe il gioco del governo stesso e metterebbe in un angolo il sindacato.‭ ‬E dunque‭? ‬Si prova a fare di tutto per essere ammessi nei tavoli che contano,‭ ‬salvo poi nemmeno riuscirci.
E così gli esecutivi nazionali di Cgil-Cisl-Uil propongono un documento su fisco e previdenza,‭ ‬inutile e controproducente.‭ ‬Un documento che,‭ ‬sui due argomenti,‭ ‬è una mediazione tra le posizioni della maggioranza della Cgil,‭ ‬già esse particolarmente arretrate,‭ ‬e quelle di Cisl e Uil.‭ ‬Sul fisco la solita decennale e astratta richiesta della lotta all’evasione fiscale e l’aumento di detrazioni a dipendenti e pensionati‭; ‬sulla previdenza qualche richiesta di modifica della Fornero‭ (‬che non ci si sogni di abrogarla‭!) ‬con la chicca di un rilancio della previdenza integrativa con annessa richiesta di trasferimento del Tfr dei lavoratori nei fondi,‭ ‬col meccanismo del silenzio assenso.‭ ‬Una vergognosa scelta del governo Prodi nel‭ ‬2007‭ (‬che aveva anticipato temporalmente una decisione del precedente governo Berlusconi‭) ‬che oggi è riproposta dai sindacati confederali e uno scippo del salario indiretto dei lavoratori regalato al sistema della finanza.
Il documento avrebbe dovuto dar luogo ad una campagna di assemblee in tutti i luoghi di lavoro ma di queste assemblee non vi è traccia.‭ ‬E questo è l’esempio più evidente di una crisi senza precedenti del gruppo dirigente.‭ ‬Una crisi che non è solo di consenso e di distanza sempre più evidente dalla base,‭ ‬come è emerso dalle assemblee del congresso della Cgil conclusosi di recente,‭ ‬e si manifesta in tanti posti di lavoro quotidianamente.‭ ‬C’è una distanza sempre più siderale tra le indicazioni della Camusso e della nuova segreteria nazionale e il gruppo dirigente che non risponde‭ “‬ai comandi‭”‬.‭ ‬Questo è ciò di cui si è lamentata la stessa leader.
Sia chiaro,‭ ‬non siamo di fronte ad una disobbedienza di massa dei quadri intermedi del principale sindacato del paese ad una linea imposta dall’alto,‭ ‬tutt’altro,‭ ‬ma ad un corto circuito determinato da un evidente imbarazzo a tornare nei posti di lavoro senza proporre nulla di effettivamente chiaro,‭ ‬avanzato e mobilitante.

L’equivoco di Landini

Nei confronti del governo Renzi,‭ ‬Landini,‭ ‬anziché adottare una linea di scontro frontale,‭ ‬come sarebbe giusto,‭ ‬logico e necessario attendersi dal segretario del sindacato dei metalmeccanici,‭ ‬continua su una linea di doppiezza che cela l’illusione di poter dialogare e trattare e quindi la volontà di non organizzare la lotta contro il premier e la sua politica.‭
Mentre infatti ad inizio agosto il leader della Fiom aveva rilasciato dichiarazioni in cui traspariva una volontà di conflitto in autunno,‭ ‬al ritorno dalle vacanze ha rilasciato una intervista di tono diametralmente opposto su‭ ‬Repubblica,‭ ‬ovvero sul giornale di De Benedetti,‭ ‬uno degli‭ “‬azionisti di maggioranza‭” ‬di questo governo.‭ ‬Una intervista molto dialogante in cui alla domanda se il governo Renzi sia un interlocutore credibile,‭ ‬Landini risponde di sì.‭ ‬In cui alla domanda se la Fiom è per la revisione dello Statuto dei lavoratori la risposta è‭ “‬sì‭”‬.‭ ‬In cui alla domanda se ci saranno scioperi si replica dicendo che‭ “‬non si tratta di scioperare contro ma di mobilitarsi per un pacchetto di proposte‭”‬ con l’obbiettivo di‭ ‬“evitare l’esplosione sociale.‭”
Più esplicito ancora su Panorama,‭ ‬giornale di un altro azionista di riferimento del governo‭ (‬Berlusconi‭)‬,‭ ‬Landini dichiara:‭ “‬Sarà una manifestazione con modalità innovative e creative che però non le anticipo.‭ ‬Dico solo che oltre lo sciopero c’è di più.‭” ‬Certo ci si dirà che il segretario dei meccanici ha specificato,‭ ‬per esempio,‭ ‬che la sua apertura sulla revisione dello Statuto dei lavoratori è in senso‭ “‬migliorativo‭” ‬ed‭ “‬estensivo‭” ‬della legge.‭ ‬Questo è assolutamente vero ma ci permettiamo di porre una domanda e una obiezione.‭ ‬La domanda è‭ “‬ma qualcuno pensa davvero che l’obiettivo di Renzi sia quello di rivedere in senso migliorativo lo Statuto‭?”‬.‭ ‬L’obiezione è che fare questo genere di aperture,‭ ‬la si metta come si vuole,‭ ‬è un segnale deleterio perché è smobilitante e disorientante per i lavoratori,‭ ‬mentre è un segnale di disponibilità ed incoraggiamento verso un governo il cui obiettivo imposto dal grande capitale è passare come un rullo compressore sui diritti dei lavoratori.‭
La conferma che questa è la lettura corretta ce la dà proprio il giornale democristiano e renziano del Pd‭ ‬Europa il quale,‭ ‬a commento dell’incontro tenuto tra Renzi e Landini‭ (‬di cui peraltro non è dato sapere cosa i due si siano detti in una modalità assolutamente deprecabile e che rischia di tradursi in un comportamento degno del peggior governismo‭)‬,‭ ‬scrive:‭ ‬“rispetto a Susanna Camusso che per la centesima volta scuote la testa e dice niet,‭ ‬Landini si conferma personalità più interessante e moderna.‭ […] ‬Landini mostra fame di nuovi investimenti e consapevolezza dei limiti di strumenti come lo sciopero.‭ ‬Non promette alcun autunno caldo‭ […] ‬propone invece scambio e collaborazione su riforme decise dal governo in autonomia,‭ ‬a cominciare dalla definizione di un nuovo Statuto dei lavoratori‭”‬.‭ ‬Più chiaro di così‭! ‬Pensare di poter usare il governo,‭ ‬questo governo,‭ ‬per poter ottenere la tanto sospirata legge sulla rappresentanza voluta dalla Fiom,‭ ‬e magari anche la crisi e la destituzione in questo modo per manifesta incapacità dell’attuale segretario generale della Cgil,‭ ‬è a dir poco suicida.

Serve un sindacato combattivo

Alla fine Renzi ha sciolto le riserve.‭ ‬Ha ufficializzato il blocco dei salari dei dipendenti pubblici anche per il‭ ‬2015‭ ‬e annunciato attraverso i quotidiani l’intenzione di abolire quel poco che rimane dell’articolo‭ ‬18.‭ ‬Da qui le dichiarazioni di fuoco di Cgil,‭ ‬Cisl e Uil e di Landini che in difesa dello Statuto dei lavoratori annuncia l’intenzione di aprire un conflitto molto pesante.
La burocrazia sindacale assomiglia sempre di più ad un pugile suonato,‭ ‬disorientato e confuso.‭ ‬Un giorno ci sono appelli a discutere,‭ ‬altri si minaccia l’autunno caldo,‭ ‬altri ancora si invita a smetterla con gli slogan senza però contrapporre nulla di serio.‭ ‬Il modo peggiore per dare una prospettiva ai tanti lavoratori licenziati o che rischiano di perdere il lavoro,‭ ‬ai milioni di cassintegrati,‭ ‬ai precari,‭ ‬alle categorie sottoposte al blocco del contratto nazionale,‭ ‬a chi vede colpiti diritti conquistati dalle lotte.
Il conflitto contro questo governo è indiscutibilmente necessario ma per fare questo è necessaria una direzione sindacale adeguata.‭ ‬Tempo ne è stato perso fin troppo.
Ciò di cui vi è la necessità è un’opposizione a questa deriva dentro e fuori il sindacato,‭ ‬dentro e fuori le fabbriche e tutti i posti di lavoro,‭ ‬cosa per cui ci adopereremo,‭ ‬assieme ad una parte significativa di delegati e lavoratori.‭ ‬La costruzione di una vera opposizione in Cgil e,‭ ‬in generale,‭ ‬di una minoranza organizzata che dia un contributo politico e militante,‭ ‬a partire dalle tante vertenze presenti è la priorità della fase.

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