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Irisbus, Leuci, Ginori, Terim: sono solo alcune fra le moltissime fabbriche nelle quali la lotta dei lavoratori si è dovuta scontrare con la volontà padronale di chiudere, almeno parzialmente, fabbrica e produzione. Alcune di queste lotte sono ancora vive, altre si svilupperanno nella prossima fase di una crisi economica la cui fine è ancora lontana.
Approfondire il dibattito sulla strategia di cui necessita ora il movimento operaio di fronte alla minaccia di chiusure è di vitale ed immediata importanza.

L’accordo tanto atteso e temuto sulla rappresentanza sindacale, è stato infine siglato da Cgil-Cisl-Uil e Confindustria, Venerdì 31 Maggio 2013. Data storica ha sentenziato la stampa padronale.

Nella serata di venerdì 31 maggio è stato firmato il protocollo d'intesa sulla rappresentanza tra i vertici dei sindacati confederali e confindustria. L'intesa viene definita un gran passo avanti perché, ci spiegano, finalmente i lavoratori potranno esprimersi con una consultazione sugli accordi che verranno firmati. Perché le organizzazioni firmatarie potranno certificare la loro reale rappresentanza e perché i delegati nelle Rsu (rappresentanze sindacali unitarie) saranno eletti esclusivamente con un criterio proporzionale.

Si è svolta il 30 aprile l’assemblea dei direttivi nazionali di Cgil, Cisl e Uil. Più che un’assemblea si è trattato di una parata mediatica. Tutto si può dire di questa iniziativa tranne che sia stata l’occasione in cui i massimi organismi delle tre confederazioni si sono confrontati sulla piattaforma con cui andare a trattare con i padroni su rappresentanza e crisi economica. Tutto era già deciso e l’assemblea doveva solo ratificare.

Analisti, sociologi, politici, sindacalisti, hanno speso fiumi di parole per spiegarci il fenomeno del voto dei lavoratori a Grillo. Ma per saper la verità basta andare ai cancelli delle aziende e parlare coi propri compagni di lavoro. Tantissimi hanno visto in Grillo l’occasione per colpire un potere che perpetua politiche “lacrime e sangue”. Certo, una magra soddisfazione che non porterà a un cambiamento ma che molti hanno considerato l’occasione per esprimere la propria rabbia.

Lungo è l’elenco delle crisi aziendali e dei licenziamenti anche nel settore merci e logistica.

Nonostante trent’anni di compressione dei costi, grazie ai processi di precarizzazione e frantumazione contrattuale, ora (con la crisi di sistema) siamo al capolinea. Emergono le storture e le responsabilità di una classe dirigente che ha depredato ed impoverito questo settore. Certamente non minori sono le responsabilità dei sindacati che, per decenni, hanno concertato una ricomposizione contrattuale che ha avuto come effetto il livellamento verso il basso di diritti e salario.

Il settore delle telecomunicazioni ha visto negli ultimi anni un forte sviluppo in investimenti privati a forte valore aggiunto, soprattutto nell’innovazione dei segmenti informatici. Esso raggruppa al suo interno tantissimi giovani lavoratori che trovano nei call-center e nell’information technology una fonte di retribuzione. Il settore dei call-center, in particolare, rappresenta per antonomasia il nuovo modo di concepire il lavoro: terziarizzazioni, appalti, esternalizzazioni, sfruttamento e soprattutto precariato.

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