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L’assemblea nazionale della Fiom, tenutasi il 10 e l’11 gennaio a Cervia, ha approvato con 377 voti favorevoli la linea proposta dalla Segreteria Nazionale sul proseguo della battaglia per la riconquista del contratto nazionale. 111 sono stati gli astenuti (sostanzialmente gli appartenenti all’area camussiana) mentre in 34, tra cui chi scrive, hanno votato un documento alternativo.

All’inizio di dicembre è stato firmato tra le parti sociali il patto di produttività del Trentino. Accordo sbagliato e non condivisibile fin dalle sue premesse.

Tutto l’insieme del documento è finalizzato a valorizzare l’accordo sulla produttività stipulato a livello nazionale da Cisl, Uil, Confindustria e Governo Monti (ma non dalla Cgil), legando alla sottoscrizione di accordi sulla produttività di secondo livello e territoriali l’erogazione dei benefici del protocollo di intesa e dei trasferimenti provinciali. Anche per il Trentino si fa risalire l’esigenza di questo accordo alla crisi dell’economia locale e quindi alla necessità di rilanciare la produttività.

Lo scorso settembre, durante l’assemblea di Unindustria Bologna, il presidente Vacchi, anche a nome degli industriali di Modena e Reggio Emilia, aveva fatto appello affinché il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici non escludesse la Fiom. Appello caduto nel vuoto. Il 5 dicembre si è arrivati al rinnovo separato. Il 13 dicembre, sulla stampa locale si poteva leggere la dichiarazione di Vacchi “Siamo fortissimamente contrari all’accordo separato che lascia fuori la Fiom. Cercheremo di fare tutto il possibile per superarlo, almeno in regione” (Il Resto del Carlino). Parole in linea con quanto i dirigenti della Fiom emiliana hanno sempre sostenuto, ovvero rendere inapplicabile il contratto separato con accordi a livello aziendale, territoriale, o ancora meglio a livello regionale, per tenere aperta la strada per una futura riconquista di quello nazionale.

In tempi di Fiscal compact e di rispetto del Pareggio di bilancio, i Servizi sanitari e assistenziali risentono fortemente delle politiche di austerità, attraverso un peggioramento e una riduzione dei servizi e della loro qualità.

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