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Il 22 marzo oltre un milione di persone hanno invaso Madrid rivendicando “Pane, lavoro e casa”. Si tratta del più grande evento politico verificatosi in Spagna dall’inizio della crisi nel 2008.


Da tutti i punti di vista la “Marcha de la dignidad” rappresenta un salto di qualità rispetto alle passate mobilitazioni: più del movimento degli indignados del 15-M (15 maggio 2011), dei quattro scioperi generali convocati tra il settembre del 2010 e il novembre del 2012 (tre dei quali promossi dai principali sindacati, Ugt e Ccoo), delle miriadi di manifestazioni, scioperi ad oltranza e rivolte popolari (la più nota quella del Gamonal, il quartiere operaio della città di Burgos), che si sono viste negli ultimi 5 anni.
La repressione che la classe dominante e il governo di Rajoy (con la Ley de represiòn ciudadana) hanno scatenato contro il movimento è la dimostrazione più evidente di come la borghesia spagnola sia seriamente preoccupata di perdere il controllo della situazione.


Radicalizzazione politica


Tutta la retorica ”antipolitica”, sui movimenti “nè di destra, né di sinistra” e sulla “cittadinanza”, è stata spazzata via dal movimento 22-M.
Le organizzazioni sociali e di classe che hanno aderito alla Marcha lo hanno fatto in un’ambiente di tolleranza, di rispetto e di piena libertà per manifestare le proprie idee senza dover rinunciare ad alcuna posizione o alle proprie bandiere, a differenza di quello che era avvenuto in passato nel movimento degli indignados.
Le posizioni “antipolitiche” a cui si richiamano, tra gli altri, i sostenitori della piattaforma Podemos, dopo un successo iniziale, sono state sostanzialmente messe ai margini del movimento.
Non a caso la trattativa avviata con Izquierda Unida per presentare alle europee una lista unitaria dal carattere civico, così come la lista Tsipras in Italia, ha registrato l’opposizione della direzione di Iu e di Cayo Lara.
Podemos si presenterà alle elezioni europee con una propria lista in competizione con Izquierda Unida e benchè il suo leader, Pablo Iglesias, sia estremamente popolare, goda di buona stampa e venga invitato a tutti i salotti televisivi, difficilmente la lista otterrà un risultato significativo, a differenza di Izquierda Unida, che è data in forte crescita (tra il 13 e il 15%), in un contesto in cui il Psoe e soprattutto la destra del Partido Popular sta andando a picco.


Una mobilitazione di sinistra, classista e “repubblicana”


Alla “Marcha” hanno aderito oltre 300 organizzazioni tra cui Sat (Sindacato dei lavoratori andalusi), Cgt, Intersindical, Marea Verde e Blanca (rispettivamente lavoratori della sanità e dell’istruzione), il “sector critico” di Ccoo (includendo numerose strutture provinciali), Izquierda Unida, il Frente Civico di Julio Anguita (già segretario di Izquierda Unida negli anni ’90) e numerose organizzazioni sociali tra cui i comitati degli sfrattati (Plataforma de afectados por las hipotecas).
Ciò che è significativo di questa mobilitazione è che sia sia stata così massiccia nonostante l’assenza di grandi apparati. Non solo Ugt e Ccoo hanno negato la loro adesione, così come ha fatto il Psoe, ma anche nelle comunità autonome, le direzioni delle organizzazioni nazionaliste di sinistra, dalla Catalogna, al Paese Basco, alla Galizia, hanno boicottato la mobilitazione (in gran parte inascoltate dai loro militanti di base).
L’idea di dividere la classe lavoratrice su basi nazionali, che aveva acquisito forza lo scorso anno con le oceaniche manifestazioni in Catalogna, dove le organizzazioni dei lavoratori marciavano a braccetto con la borghesia catalana, faceva comodo a Rajoy che non a caso continuava a provocare i catalani con ogni tipo di attacchi e sorprusi.
La manifestazione del 22 marzo è stata invece la manifestazione dell’unità di classe.
La presenza di un’infinità di bandiere repubblicane (oltre che di Izquierda Unida) ne è una dimostrazione ulteriore a differenza di quello che si potrebbe pensare..
La bandiera “tricolore” repubblicana non ha per gli spagnoli solo un significato antimonarchico, ma si richiama idealmente alla cacciata della dittatura di Primo di Rivera e al processo rivoluzionario che ne seguì.
Ha per giunta anche un significato antiburocratico, contro le direzioni riformiste del movimento operaio. Va ricordato infatti che fino agli anni’70 prima della caduta del franchismo, tutti i gruppi dell’opposizione di sinistra in esilio si richiamavano alla bandiera repubblicana, almeno fino al giorno in cui il Psoe di Felipe Gonzales e il Pce di Santiago Carrillo decisero di accordarsi con la borghesia per avviare la “transizione democratica” salvando il capitalismo e con esso la monarchia dei Borboni.
Fu solo allora che venne sdoganata a sinistra la bandiera “bicolore” gialla e rossa che rappresenta a tutt’oggi lo Stato spagnolo.

 

Il ruolo del Sat e di Diego Canamero


Il ruolo del Sat (Sindacato dei lavoratori andalusi) e del suo principale dirigente, Diego Canamero, è stato decisivo per la riuscita della mobilitazione, come hanno riconosciuto in molti.
Il Sat, la cui componente principale deriva dal Soc (Sindicato Obrero del Campo) è un’organizzazione tradizionale dei lavoratori andalusi, in particolare dei braccianti agricoli, e ha giocato un ruolo fondamentale nelle lotte sociali del Sud della Spagna da quaran’anni a questa parte.
Canamero, come Sanchez Gordillo (il leggendario sindaco della città di Marinaleda), oltre ad essere dei sindacalisti combattivi, sono anche dei militanti del Cut-Bai (Colectivo de Unidad de los Trabajadores - Bloque Andaluz de Izquierdas), una delle principali organizzazioni, con il Pce, che forma parte di Izquierda Unida.
L’autorità politica e morale di Canamero e di Sanchez Gordillo, ha giocato un ruolo fondamentale per superare le resistenze e le gelosie presenti tra le organizzazioni che hanno aderito alla manifestazione del 22-M.
Canamero, in particolare, ha combattuto instancabilmente per l’unità del movimento. Dotato di un’oratoria travolgente e di una fama di lottatore onesto e incorruttibile, il segretario del Sat è emerso come la figura più eminente e rispettata del movimento. Non a caso ha concluso lui il comizio di Madrid davanti a centinaia di migliaia di persone, che lo hanno accolto con una standing ovation.
Nel suo discorso, Canamero, ha identificato chiaramente il movimento del 22-M, con la sinistra di classe facendo appello ad unirsi attorno ad un grande fronte politico, definito “fronte popolare”.
Ha aggiunto che per avere un’autentica democrazia: “l’economia deve essere sottoposta al controllo popolare”.
Si tratta di una buona approssimazione alla proposta che facciamo, come marxisti, di espropriare le banche e le grandi imprese, sotto il controllo dei lavoratori, per poter pianificare l’economia soddisfacendo i bisogni della grande maggioranza della popolazione.

 

La repressione poliziesca

 

Al termine della manifestazione qualche centinaio di “incappucciati” ha organizzato le solite provocazioni a cui ci hanno abituato. Come è stato documentato da numerosi filmati si trattava di agenti della polizia infiltrati nel movimento allo scopo di reprimere una manifestazione assolutamente pacifica.
Oltre una trentina di manifestanti sono stati arrestati e duramente maltrattati, tenuti in piedi con le mani alzate, senza acqua e cibo per più di 24 ore.
Nei giorni successivi alla manifestazione i principali media filo-governativi hanno lanciato una campagna rabbiosa ed isterica contro il movimento 22-M.
La classe dominante spagnola non riesce a nascondere il nervosismo e la preoccupazione per una manifestazione che ha dimostrato un elevato livello di coscienza anticapitalista.
Il sentirsi parte di una classe, con obiettivi politici propri che confliggono con gli interessi del grande capitale è una conclusione a cui non è giunto un ristretto settore di avangardia ma è ormai condivisa da centinaia di migliaia di lavoratori, disoccupati e sfruttati di ogni tipo.
Il passo in avanti non è di poco conto, non sorprende dunque che la classe dominante si senta minacciata e tenti di screditare in tutti i modi il movimento.
Al di sopra di tutte la dichiarazione del presidente della Comunità di Madrid, Ignacio Gonzàlez: “ Con la scusa di rivendicare lavoro, sanità e diritti, si fa un appello alla rivoluzione, alla sovversione dell’ordine costituito, al non rispetto della legge e dei compromessi internazionali e a scendere in piazza… Un’attuazione al più puro stile comunista e rivoluzionario” (El Pais 20-3-2014)

 

I compiti futuri

 

Come hanno sostenuto i compagni della tendenza marxista Lucha de Clases, è fondamentale che nelle prossime settimane il movimento si strutturi con la formazione di una Piattaforma di organizzazioni operaie e popolari.
In definitiva si tratta di consolidare e di coordinare ad ogni livello gli organismi che si sono già formati a livello territoriale per organizzare la manifestazione, dandogli un carattere permanente.
Uno dei primi obiettivi è quello di riconquistare i sindacati maggioritari a una politica di classe.
Nonostante il ruolo di freno dei gruppi dirigenti è indiscutibile come alcune tra le lotte più significative (netturbini di Madrid, Coca Cola, Panrico, Alsa, insegnanti, autotrasportatori, metalmeccanici, ecc.) siano state guidate dalle sezioni di base di Ugt e Ccoo.
Non si tratta di collocare queste organizzazioni nel campo del nemico, come vorrebbero alcuni settori estremisti e minoritari, ma di riconquistarle a un programma di lotta.
In questo senso una Piattaforma delle organizzazioni operaie e popolari può giocare un ruolo decisivo offrendo solidarietà e sostegno ai lavoratori in lotta e alle sezioni sindacali di Ugt e Ccoo, rafforzando la sinistra sindacale e i settori critici e indebolendo l’apparato burocratico che resterebbe sempre più sospeso in aria.
C’è poi la questione del programma. A partire dallo slogan “Pane, lavoro e casa” bisogna risalire alle cause della crisi e alle risposte necessarie.
Si tratta di legare le richieste più elementari in materia di occupazione, salario e stato sociale con le aspirazioni in parte già presenti nel movimento alla proprietà collettiva e alla gestione realmente democratica dell’economia e della società.
Una volta che si chiarirà che il sistema non offre vie d’uscita, le affermazioni di un reazionario come Ignacio Gonzàlez, non saranno lo spauracchio che le classi dominanti usano allo scopo di dividere il movimento ma una bandiera ben ficcata nella testa di milioni di persone disposte a lottare contro un sistema marcio e che non può essere riformato da nessun punto di vista.

 

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