Spagna, Podemos verso uno scenario greco - Falcemartello

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La vittoria di Syriza in Grecia sta avendo un effetto in tutta Europa. Sette anni di crisi economica hanno cambiato le abitudini e la mentalità di milioni di persone, avendo enormi effetti non solo sulla coscienza ma anche sul movimento operaio e sulle sue organizzazioni.


Syriza, che dall’essere una piccola formazione minoritaria viene spinta alla vittoria elettorale dopo anni di lotte, è solo un esempio che ci conferma che siamo in un’epoca di grandi cambiamenti storici nella quale la situazione greca è destinata a presentarsi in tutta una serie di paesi.
La Spagna è certamente il primo candidato ad uno scenario greco. Non è casuale che, anche sotto la spinta del risultato delle elezioni greche, una vera e propria marea umana di 300mila persone sia scesa in piazza alla manifestazione nazionale di Podemos a Madrid il 31 gennaio. Una manifestazione storica, specchio della radicalizzazione politica del paese, accompagnata dalle bandiere repubblicane e dalle canzoni tradizionali del movimento operaio iberico. Un corteo non solo animato da tanti giovani ma anche da lavoratori ed intere famiglie, arrivate da tutta la Spagna con autobus, treni e con mezzi propri. Una presenza così massiccia non la immaginava nemmeno la direzione di Podemos che in modo conservatore aveva scelto una piazza incapace di contenere tutti manifestanti.

L’ascesa di Podemos

L’ascesa di Podemos cresce di giorno in giorno tanto che i recenti sondaggi la indicano stabilmente come prima forza politica nelle intenzioni di voto, sfiorando il 30% dei consensi, una crescita enorme anche rispetto all’8% delle scorse europee, maturato solo a poche settimane dal suo ingresso nell’arena politica.
Oggi il partito di Pablo Iglesias, nato solo pochi mesi fa, conta circa 275mila iscritti ed oltre mille circoli in tutto il paese.
Podemos è frutto dell’iniziale rifiuto del sistema politico che in un secondo momento si è tramutato in mobilitazione di massa, superando la posizione iniziale che rifiutava la differenza tra destra e sinistra e spingendo a sinistra la direzione del partito di Iglesias come dimostra la manifestazione del 31 gennaio.
La sua crescita non può essere compresa se non inquadrandola nell’ambito della polarizzazione sociale e della radicalizzazione politica che si sta affermando in Europa, della quale Grecia e Spagna sono le punte più avanzate.
Secondo la rivista Forbes le cento persone più ricche in Spagna nell’ultimo anno hanno visto crescere le loro fortune del 9,4%, accumulando 164.424 milioni di euro pari al 15,6% del Pil, ed i venti cittadini spagnoli più ricchi hanno gli stessi introiti dei 14 milioni di spagnoli più poveri.
Il movimento di questi anni è stato capace di mobilitare ampi settori della società, si calcola che il 25% degli spagnoli sia stato coinvolto direttamente nelle mobilitazioni. Dal movimento degli Indignados, ai movimenti contro i tagli a scuola e sanità, dallo sciopero generale alla marcia dei minatori fino alla “Marcia per la dignità” che ha portato a Madrid oltre un milione di persone, il paese è stato attraversato da un conflitto sociale capace di produrre un terremoto politico.
Un processo di mobilitazione costante, con un livello enorme di proteste che hanno toccato il tetto di 123 iniziative di lotta al giorno tra il 2012 e il 2013.
Mobilitazioni in alcuni casi vittoriose come quella per il diritto di aborto, capace non solo di sconfiggere un progetto di legge reazionario ma anche di provocare le dimissioni dell’odiato Ministro della sanità.
Questo contesto spinge in avanti la direzione di Podemos, scavalcata sistematicamente a sinistra dalla spinta delle masse, come accaduto sia sulla questione della Repubblica, tema sul quale Pablo Iglesias ha mantenuto una posizione molto timida, che su altri terreni.
Ma non è solo il terreno delle lotte contro la crisi che ha prodotto l’ascesa di Podemos.
Questa si è inserita nel contesto di una serie di scandali al vertice della società. Eventi come l’abdicazione di Re Juan Carlos o i clamorosi casi di corruzione che hanno scosso l’establishment, stanno facendo tremare la classe dominante. Non è casuale che il 20 ottobre un editoriale del principale quotidiano borghese El Pais dal titolo “Minaccia al sistema” abbia scritto: “La corruzione esige un intervento urgente delle istituzioni per evitare mali maggiori”.
L’intreccio che dura da anni di crisi economica e di scandali hanno minato fortemente l’autorità non solo della borghesia e della monarchia ma anche dei partiti tradizionali come il Partito popolare (Pp) e il Partito Socialista (Psoe), che hanno gestito le politiche di austerità vedendo crollare il loro consenso nella società.
La crisi di Izquierda unida

Questi partiti sono crollati nelle intenzioni di voto, così come Izquierda unida (Iu), che pur a livello differente, viene vista come parte del sistema per la sua collaborazione di governo in alcune regioni, a partire dall’Andalusia. Infatti il 31% dei potenziali voti di Podemos viene dal Psoe, il 20,9% da Iu, il 23,4% da persone che non avevano partecipato alle ultime elezioni o avevano annullato la scheda mentre addirittura l’8,5 % da ex votanti del Pp.
In questi anni a mobilitarsi sono stati in particolare i giovani e non è casuale che secondi i sondaggi la formazione di Pablo Iglesias raccoglierebbe tra i giovani tra i 18 ed i 24 anni il 32,6% mentre il Pp solo il 4,7.
Le prossime elezioni amministrative di maggio saranno un altro terreno importante per Podemos.
Un’alleanza con la piattaforma di sinistra Ganemos, di cui fa parte tra gli altri anche Iu, ha buone probabilità non solo di superare il Psoe ma anche di vincere in alcune delle più importanti città del paese come Madrid, Barcellona, Valencia e Siviglia. Su queste basi le direzioni del Psoe e del Pp stanno pensando a governi di “grande coalizione” in salsa locale per fermare l’avanzata del partito di Iglesias. Una vittoria alle amministrative avvicinerebbe ancora di più una vittoria alle prossime elezioni politiche, fatto che aprirebbe uno scenario greco in un paese ben più rilevante della Grecia dal punto vista economico per gli equilibri dell’Unione europea.

La paura della borghesia

La classe dominante, spaventata dal fatto che si possa coagulare un voto contro il sistema, sta lanciando una campagna di terrorismo mediatico, con lo stile isterico che contraddistingue chi ha paura di perdere tutto, accostando Podemos all’Eta o addirittura con ridicoli attacchi contro una delle figure emergenti del partito, Teresa Rodriguez, candidata alle regionali in Andalusia e “accusata” di essere nudista.
Ma se un pezzo della borghesia cerca in ogni modo di screditare Iglesias e compagni, c’è un altro settore della classe dominante che cerca di fare pressione per moderare il programma di Podemos. Come sempre l’argomento è che alcuni punti possono essere accolti, a patto che non si vada troppo avanti nella messa in discussione delle fondamenta del sistema capitalista. In sintesi la richiesta è che Podemos neghi la ragione stessa del suo successo: il fatto di essere una forza politica fuori e contro il sistema.
Argomenti come questi trovano un terreno fertile nelle formulazioni confuse del gruppo dirigente del partito che rifiuta la lotta di classe come asse centrale della propria battaglia politica preferendole il concetto considerato più appetibile di “rivoluzione dei cittadini”.
Come spiegano i nostri compagni della corrente marxista Podemos por el socialismo il futuro del partito sarà deciso dalla sua capacità o meno di entrare nelle questioni decisive dello Stato spagnolo. Temi come la questione nazionale, la Repubblica e la nazionalizzazione delle grandi aziende non potranno essere elusi, pena la trasformazione dell’enorme entusiasmo delle masse in cocente delusione.