Teoria marxista - Falcemartello

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Il capitalismo in un vicolo cieco

 

Nel periodo che va dal 1948 al 1973/4 abbiamo assistito a un’esplosione senza precedenti di innovazioni industriali e tecnologiche. Ma i grandi successi del sistema capitalistico si stanno ora trasformando nel loro opposto. Mentre scriviamo esistono ufficialmente 22 milioni di disoccupati nei paesi capitalisti avanzati dell’Ocse, senza considerare le centinaia di milioni di disoccupati e sottoccupati distribuiti tra Africa, Asia e America Latina. Questa non è la disoccupazione ciclica temporanea del passato; è un’ulcera cronica che divora le viscere della società. Come una spaventosa epidemia affligge anche settori della società che fino a poco tempo fa si ritenevano al sicuro.

Il fatto che il nostro pensiero soggettivo e il mondo oggettivo
sono sottoposti alle stesse leggi e quindi, anche,
che in ultima analisi non si possono contraddire
l’un l’altro nei propri risultati, ma essi devono
piuttosto coincidere, governa completamente
il nostro pensiero teoretico nel suo complesso
(Engels).

 

La cosmologia

 

Per molte persone, che non sono abituate a pensare in modo dialettico, è difficile accettare il concetto di infinito. Esso contrasta col mondo finito degli oggetti quotidiani, in cui tutto ha un inizio e una fine, al punto di sembrare strano ed incomprensibile. Inoltre è in contraddizione con gli insegnamenti di gran parte delle principali religioni. Molte religioni antiche avevano il proprio mito della Creazione. Gli studiosi ebraici del Medioevo fissarono la data della creazione al 3760 a.C. e infatti il calendario ebraico parte da quella data. Nel 1658 il vescovo Ussher calcolò che l’universo era stato creato nel 4004 a.C e per tutto il XVIII secolo si pensò che l’universo avesse al massimo 6 o 7mila anni.

Abbiamo bisogno di una filosofia?

 

Prima di cominciare, può sorgere spontanea la domanda: "ma ne vale proprio la pena?". È davvero indispensabile interessarsi ai complessi problemi della scienza e della filosofia? A tale domanda si possono dare due risposte: se con essa intendiamo chiederci se sia proprio necessaria una tale conoscenza per affrontare al meglio la nostra esistenza quotidiana, la risposta non può essere che negativa; se invece il nostro scopo è quello di costruire per noi stessi una comprensione razionale del mondo in cui viviamo e dei processi fondamentali in atto in natura, nella società e nel nostro pensiero, allora le cose appaiono sotto una luce diversa.

Filosofia marxista e scienza moderna


  Mentre entriamo nel 21° secolo la scienza e la filosofia sono entrambe di fronte a un bivio. Le conquiste della scienza e della tecnologia nel corso del ventesimo secolo sono incommensurabili e forniscono, potenzialmente, la base per la soluzione di tutti i problemi del pianeta o, in negativo, per la sua completa distruzione.

Un ostacolo insormontabile

La burocrazia, come lo zarismo, credeva di poter governare per mille anni. Ma in breve tempo tutti i suoi sogni andarono in fumo. Nell’arco di due generazioni e mezza, la burocrazia aveva già completamente esaurito il ruolo progressista che poteva aver giocato in passato. Da freno allo sviluppo della società, ne era diventata un ostacolo insormontabile. Quello che sembrava un ordine delle cose stabile ed eterno appariva ora quello che era sempre stato: un’aberrazione storica momentanea destinata ad essere spazzata via in breve tempo. Alla fine degli anni ’70 tutti i nodi erano arrivati al pettine.

Collettivizzazione forzata

Dopo aver lusingato per diversi anni i kulaki, la direzione Stalin-Bucharin fu completamente colta di sorpresa dalla crisi del 1927-28. Tutti gli avvertimenti dell’Opposizione di sinistra si dimostrarono assolutamente corretti.

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