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Le forze di polizia turche stanno intervenendo pesantemente in Piazza Taksim fin dalla mattinata di stamane, 11 giugno. Hanno rimosso le barricate e, con l’ausilio di gas lacrimogeni e idranti, hanno caricato più volte i manifestanti, con l’intenzione di sgomberarli dalla piazza simbolo del movimento delle masse turche. Ogni volta, centinaia di giovani e di lavoratori sono tornati ad occupare la piazza.

Dichiarazione della Tendenza marxista internazionale sulla Turchia

Il magnifico movimento dei lavoratori e dei giovani della Turchia è fonte di ispirazione per il mondo intero. Quello che era iniziata come una protesta pacifica contro il taglio degli alberi in un parco per spianare la strada per la costruzione di un centro commerciale si è trasformata in un'ondata di proteste di massa contro il feroce e reazionaria regime di Erdogan, ed ha acquisito dimensioni insurrezionali.

Un terremoto politico

 

Mentre scriviamo il neo eletto Tayyip Erdogan, leader del partito islamico moderato AKP che ha vinto le elezioni in Turchia si appresta a rendere visita al governo Berlusconi, prima tappa di un giro che lo porterà in tutte le capitali europee, nella speranza di ottenere una data per l’avvio dei negoziati di adesione della Turchia all’UE. Negli ambienti della sinistra italiana si parla in genere della Turchia, quinta colonna dell’imperialismo Usa, per l’oppressione della minoranza curda o la repressione nelle carceri, ben poco sappiamo invece della situazione del popolo turco soffocato dall’opressione dei militari che dirigono il paese da dietro le quinte, e dalla negazione dei diritti più elementari come il diritto di sciopero, di stampa o di costruire partiti e sindacati dei lavoratori che costringono il movimento operaio turco ad agire in condizione di semi-clandestinità.

Dopo la crisi di governo di agosto e le elezioni, presentate a torto sulla stampa come un possibile ritorno del pericolo islamico, si apre una nuova stagione che potrà in futuro vedere la classe operaia turca essere uno dei principali attori del movimento operaio internazionale.

 


I prigionieri politici in Turchia, sono oltre 12.000. Le libertà più elementari, come il diritto di espressione, di manifestazione e di organizzazione sono vietate o sono talmente ristrette da essere impraticabili.

 

La gran parte dei prigionieri (circa 8.000) sono legati al Pkk, di cui la maggioranza condannati per aver scritto un articolo a sostegno della pace o fornito cibo ai guerriglieri, reati che vengono considerati "aiuto e complicità con organizzazione terrorista" secondo il codice penale della borghesia reazionaria.

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