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Il recente dibattito parlamentare relativo al Decreto Turco ha riacceso la discussione su tossicodipendenze, disagio giovanile e lotta alla criminalità.

Lo scorso 28 febbraio 2006 la nuova legge Fini-Giovanardi sulle droghe ha di fatto eliminato la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti: le nuove tabelle infatti indicano per ogni sostanza la quantità massima sotto la quale il possesso di stupefacenti è da ritenersi uso personale e sopra la quale è invece ritenuto spaccio.

Scattano sanzioni amministrative in caso di uso personale: dall’ammonimento del prefetto alla sospensione della patente, al divieto di abbandonare il Comune di residenza.

Per spaccio le sanzioni penali vanno fino a 20 anni di reclusione per reati gravi, da 0 a 6 anni per reati meno gravi, con la possibilità, per chi commette un fatto di lieve entità, di sostituire la detenzione con lavori di pubblica utilità.

La sostanza più penalizzata dalle tabelle è la cannabis: la dose massima consentita per non essere ritenuti spacciatori è infatti una quantità che mediamente corrisponde ad 1-2 spinelli.

La Fini-Giovanardi ha equiparato ogni tipo di sostanza, senza considerare le differenze sostanziali tra sostanze leggere e pesanti, ha aumentato le azioni repressive e punitive, ha criminalizzato chi utilizza stupefacenti, e tutto questo in nome della lotta alla droga. Bisognerebbe forse chiedersi perché le politiche repressive adottate finora non hanno ottenuto nessun risultato e, anzi, negli ultimi anni si registra un aumento nell’uso di sostanze stupefacenti, sia leggere che pesanti, sia “legali” che “illegali” non solo tra i giovani ma anche tra gli adulti. E bisognerebbe domandarsi quali conseguenze hanno provvedimenti repressivi che mettono in carcere chi viene trovato con uno o due spinelli.

I dati delle questure ci dicono, infatti, che dopo l’entrata in vigore della legge Fini-Giovanardi gli arresti e le denunce penali per detenzione di sostanze sono progressivamente aumentati.


Cosa c’è sotto


La cannabis è senz’altro la sostanza più diffusa, il suo utilizzo inizia mediamente attorno ai 15 anni. Questo significa che sempre più giovani, anche molto giovani, rischiano di finire in carcere e di venire etichettati come “drogati”, “spacciatori”, “delinquenti”. Eclatanti sono stati i casi di cinque minorenni che si sono suicidati perché accusati di spaccio in base alla detenzione di piccoli quantitativi di cannabis. Una legge non solo inutile, addirittura criminale.

Allora perché è stata varata, nonostante le migliaia di critiche pervenute dagli operatori che lavorano nell’ambito del disagio giovanile e delle tossicodipendenze?

La realtà è che l’equiparazione tra sostanze leggere e pesanti e l’aumento della penalizzazione si lega ad un altro aspetto della legge: è previsto, infatti, in aggiunta o in alternativa alla punizione, sia penale che amministrativa, un programma terapeutico.

La prescrizione e le modalità di tale programma non saranno a unica discrezione dei servizi pubblici alle tossicodipendenze (i Sert), ma potranno essere definite anche da strutture private. La Fini-Giovanardi è insomma rivolta a disincentivare il pubblico e a finanziare, invece, quei privati che hanno intuito quale florido mercato sia la “cura” dei tossicodipendenti. In questo senso è particolarmente significativo l’esempio della Casa del Lavoro di Castelfranco Emilia (Modena), il primo carcere ad hoc per detenuti tossicodipendenti gestito dall’Amministrazione Penitenziaria insieme alla comunità di San Patrignano.

Si tratta di una struttura di custodia basata sul lavoro manuale: fiumi di denaro ai privati e manodopera a costo zero. Ed è chiaro che una legge che punisce anche l’uso di droghe leggere assicura a strutture private come questa una profitto garantito.


Criminalizzazione dell’uso


Le destre, ma ultimamente anche il centro-sinistra, giocano sulle campagne criminalizzanti per far passare leggi come queste: anziché una comprensione del problema, seminano un clima di paura e di isterismo fra genitori, insegnanti e ragazzi stessi sul pericolo droga per nascondere gli interessi di aziende e privati che non fanno altro che prendere il posto dei servizi pubblici nella prevenzione e nella cura di chi ha effettivamente bisogno di un sostegno. Questa apertura al privato finirà per non garantire più a tutte le famiglie che ne hanno bisogno un reale aiuto ma, man mano che il servizio pubblico sarà demolito, lo permetterà solo a chi se lo potrà pagare. 

La legge di fatto tenta di abolire ogni distinzione tra consumo e dipendenza (mentre non necessariamente il primo conduce alla seconda), tra detenzione e spaccio, tra il piccolo spacciatore, magari tossicodipendente, e il narcotrafficante. L’equazione che si vuole imporre è “consumatore = drogato = criminale”.

Quindi, se da una parte la Fini-Giovanardi risulta una mera criminalizzazione indiscriminata di tutti i consumatori, dall’altra occorre chiedersi qual è l’aiuto che offre a chi ha realmente dei problemi legati all’uso di sostanze psicotrope.


Le “ragioni dell’Unione”


In questo senso il tentativo della Turco di innalzare, nelle tabelle delle droghe, la dose minima di cannabis, risulta inutile perché non va a colpire il cuore e la politica della Fini-Giovanardi.

Il decreto Turco ha innalzato i valori della cannabis lo scorso novembre: qualche giorno dopo la lettera di 51 deputati della Margherita esprime disappunto per il decreto. Un mese più tardi, la Casa delle libertà annuncia che presenterà un ordine del giorno contro il decreto Turco in Commissione sanità. I deputati della Margherita per l’ennesima volta ne riprendono i concetti fondamentali in un ordine del giorno proprio, e su quest’ultimo finiscono per convergere i voti favorevoli tanto dalla destra quanto dei Ds. L’ordine del giorno di fatto silura la proposta della Turco e costringe a rivederla.

Nell’ordine del giorno si afferma il “dovere di tutelare la salute dei cittadini e di trasmettere messaggi che diano il senso, il valore della vita e aiutino i giovani ad affrontare le difficoltà”.

È allora proprio il caso di chiedersi: chi è che “tutela la salute dei cittadini”? Forse chi rende il mondo del lavoro sempre più precario introducendo orari impossibili, stipendi da fame, misere prospettive per il futuro e migliaia di infortuni? Non sorprende, in tali condizioni, che ci si rilassi durante la pausa pranzo o dopo lavoro con una canna o con un bicchiere di troppo o che si tiri cocaina per lavorare più in fretta e senza sentire fatica…

Forse chi rende la scuola sempre più repressiva e insostenibile per ritmi di studio? Forse chi prepara per gli studenti classi da 30 persone e un futuro precario e sottopagato? O forse chi finanzia i mass-media proponendo modelli di vita irraggiungibili? Il farsi portavoce di posizioni repressive dimostra l’incapacità dell’Unione di dare una effettiva svolta depenalizzante alla politica per le tossicodipendenze. Svela, una volta di più, che interi settori della coalizione altro non sono che portavoce delle tendenze più reazionarie e filopadronali della società.

I “graduali” cedimenti del Prc


La difesa spasmodica del Prc nei confronti della Turco, per un decreto che sostanzialmente nulla cambia dell’impostazione verso le droghe, non aiuta a comprendere quale dovrebbe essere la strada da intraprendere. I continui richiami al programma dell’Unione, che prevederebbe l’abrogazione della Fini-Giovanardi, diventano a questo punto una foglia di fico con la quale si tenta di sottrarsi alla necessaria battaglia contro queste politiche, una battaglia che con ogni evidenza attraversa anche la coalizione dell’Unione.

Il Prc, anziché aggrapparsi ad un decreto del genere, dovrebbe spiegare che per avviare interventi seri di prevenzione, di riduzione del danno e di cura alla tossicodipendenza, è necessaria una svolta politica. Occorrono più finanziamenti alla scuola pubblica per fare un’efficace informazione sulle droghe, per avere condizioni tali da favorire una crescita, un apprendimento e una socializzazione sani ed armoniosi; occorre un serio potenziamento di tutti i servizi di sanità pubblica; occorre che le comunità terapeutiche non siano più in mano a privati o appaltate a cooperative, ma che siano a tutti gli effetti servizi pubblici; occorre infine abolire qualsiasi legge che criminalizza

e punisce il consumo di stupe-facenti.

Sono disarmanti le dichiarazioni di Ferrero che afferma: “Sono convinto che la nuova legge dovrà dirigersi gradualmente verso l’eliminazione delle tabelle. (…) La magistratura, in base ad una serie di indizi e di indagini, deve essere in grado di distinguere chi spaccia da chi ne fa uso”.

Non si parla nemmeno più di abrogazione della Fini-Giovanardi, ma solo delle tabelle! Eppure è tutto l’impianto della legge che va ostacolato, non solo la criminalizzazione del consumatore ma anche l’apertura ai privati e l’atteggiamento verso gli spacciatori.

Se è chiaro che una lotta alla criminalità va portata avanti, deve essere altrettanto chiaro che tale battaglia va fatta contro i poteri forti e la mafia, che sono gli unici responsabili della diffusione di sostanze stupefacenti, veri sostenitori della precarietà lavorativa e delle leggi anti-immigrazione.

È solo grazie ad una battaglia generalizzata contro questo sistema che un problema sociale come quello della tossicodipendenza può essere risolto.

 

07/02/2007 

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