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Pubblichiamo questa lettera del compagno Gianni Alasia,  poi pubblicata anche da Liberazione.

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Torino, 14 aprile 2008

 

Caro Direttore,

i comunisti si misurano specie nei momenti difficili. Ed io sono qui con tutto il mio impegno specie su problemi concreti. È una responsabilità che pesa su tutti noi indistintamente. Ma nella sconfitta non portiamo le stesse responsabilità. A meno che si creda nello spirito santo nel demonio. Le responsabilità sono di una linea politica. Quando fu abbandonata la falce e martello e avviato l’Arcobaleno Bertinotti ricordò che anche Togliatti e Nenni col Fronte     del 1948 cambiarono simbolo. Verissimo. Ma scrissi allora che Bertinotti avrebbe fatto bene a star zitto qualche volta o se faceva storia la facesse tutta. Scrissi a “Liberazione” una lettera che il mio giornale non pubblicò. In quel ‘48 prendemmo una batosta storica e la Dc divenne il 50% del paese. Il Fronte Popolare crollò. Questo insegna che non si fanno operazioni illuministiche di vertice sulle teste dello gente, delle sue tradizioni e sentimenti.

Ed ora Giordano viene e dirci che l’Arcobaleno continua mentre va a pezzi da tutte le parti. Perseverare è diabolico. Spero questa volta di essere pubblicato.

Gianni Alasia

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