La crisi ucraina precipita fuori controllo - Falcemartello

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Slaviansk2Nel pomeriggio di oggi, 17 aprile, è giunta la notizia di un accordo a Ginevra tra Russia, Stati uniti, Ucraina e Unione europea per “ridurre la tensione” in Ucraina. Nei punti previsti (disarmo delle milizie, sgombero degli edifici pubblici occupati), si può percepire la natura precaria del testo concordata.

 

Nuove tensioni e scontri sono inevitabili: le ragioni sono evidenziate in questo articolo di www.marxist.com, pubblicato alcuni giorni fa.

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Ieri, durante un discorso televisivo in diretta, il presidente ucraino Oleksandr Turchynov ha dichiarato che sarà lanciata un’operazione su vasta scala che coinvolgerà anche l’esercito per riprendere il controllo sull’Ucraina orientale. Che si tratti di un bluff o di una minaccia reale, il fatto che l’Ucraina abbia effettivamente i mezzi e l’intenzione di metterla in atto è ancora tutto da vedere. Ad esempio oggi lo stesso Turchynov ha dichiarato che il governo di Kiev non è contrario allo svolgersi di un referendum in Ucraina orientale e ne ha fissato la convocazione per il 25 maggio. Nel frattempo però Kiev chiede l’intervento dell’ONU per il mantenimento della pace. Tutto questo dimostra il caos senza uscita in cui sono finite le autorità ucraine.

Persino la candidata alle presidenziali Yulia Tymoshenko, in altre occasioni piuttosto schietta nella sua posizione anti-russa, pensa che sarebbe meglio risolvere la situazione nelle regioni sud-orientali dell’Ucraina attraverso negoziati e senza l’uso della violenza.

L’ultimatum lanciato ai miliziani filo-russi ad abbandonare gli edifici governativi e le stazioni di polizia occupate all’inizio della settimana scorsa in varie città è scaduto stamattina senza nessun risultato. A Sloviansk le forze di sicurezza ucraine hanno riconquistato gli edifici governativi occupati dagli insorti solo dopo una dura battaglia e perdite da entrambe le parti, ma mentre scriviamo l’insurrezione si sta allargando ad altre città. L’ultima è Gorlovka, 290mila abitanti, un centro minerario e dell’industria chimica.

Se dovesse effettivamente essere dispiegato l’esercito per sopprimere questa insurrezione filo-russa che si estende da Donetsk a Kramatorsk, a Sloviansk e a molte altre città, questo rappresenterebbe solo un tentativo disperato del governo ucraino di riprendere il controllo sulla regione.  Peraltro fornirebbe a Putin la scusa perfetta per ordinare l’intervento militare dell’esercito russo, che in teoria è già pronto all’azione, dal momento che ha ammassato forze lungo il confine con l’Ucraina da varie settimane. Questo intervento sarebbe giustificato ufficialmente dalla Russia in nome della difesa della vita della maggioranza della popolazione della regione che è Russa o filo-russa, molti sono anche cittadini russi a tutti gli effetti.

In questo caso un conflitto aperto tra forze armate russe ed ucraine sarebbe inevitabile. Ma qual è la reale situazione sul campo?

Ancora una volta sembra che i russi siano preparati all’eventualità di una guerra, mentre i discorsi belligeranti di Turchynov hanno ben poche possibilità di essere tradotti in pratica dalle estremamente demoralizzate, indebolite e destabilizzate forze armate ucraine. Le potenze occidentali sostengono il governo di Kiev a parole. Ma, nonostante tutto il rumore che fanno, si mantengono a distanza di sicurezza da un potenziale intervento diretto. In pratica hanno lasciato Turchynov da solo e lo hanno abbandonato nel momento del bisogno. Inoltre, la Russia può contare sull’attivo sostegno di una parte significativa della popolazione di queste regioni. L’esito di questo scontro, sfortunatamente per Turchynov, non potrebbe essere altro che favorevole alla Russia.

Slaviansk
Barricate a Slaviansk

La crisi ucraina è sicuramente destinata ad andare rapidamente fuori controllo, dal momento che gli eventi stanno prendendo un proprio corso indipendente. Abbiamo chiarito nei precedenti articoli che un’occupazione russa dell’Ucraina orientale non sarebbe andata tanto liscia e non sarebbe stata senza spargimenti di sangue come è stato per l’annessione della Crimea.

Una parte consistente della popolazione dell’Ucraina dell’est (compresi molti di etnia ucraina) sono inclini ad accettare l’intervento russo come favorevole ai propri interessi o quantomeno a considerarlo come il male minore. Ma c’è anche una parte della popolazione, tutt’altro che trascurabile, che si sente minacciata dalla prospettiva di un passaggio alla Russia e vi si opporrà con ogni mezzo. Un manipolo di qualche centinaia di miliziani armati appartenenti all’estrema destra, a gruppi neo-nazisti e nazionalisti ucraini si sta dirigendo nella zona per contrastare un’eventuale invasione russa. Ci sono notizie che parlano di nazionalisti ucraini che si stanno organizzando in milizie armate in varie città dell’est. Ci sono già stati  scontri sanguinosi tra nazionalisti ucraini e sostenitori anti-Maidan a Kharkov.

Lenecessità strategiche dell’imperialismo russo non possono essere soddisfatte dalla divisione dell’Ucraina. Nel medio termine, Putin ha bisogno di riaffermare l’influenza russa su tutti i Paesi vicini; nel lungo termine, l’occupazione dell’Ucraina sarebbe insostenibile per la Russia. Mosca non ha forze militari abbastanza potenti da dissuadere Turchynov dal continuare sulla via dell’escalation del conflitto. Ma ha armi economiche piuttosto valide da usare contro il governo ucraino, che al momento sta portando avanti le misure di austerità estremamente severe imposte dal FMI in cambio del salvataggio dell’Ucraina. Queste misure rischiano di destabilizzare ulteriormente il governo di Kiev, minando il suo sostegno popolare nei prossimi mesi. Putin ha reso noti dati che rivelano l’estrema dipendenza dell’economia ucraina dalle forniture di gas russo a prezzo ribassato e ha intenzione di cominciare a vendere il gas all’Ucraina al prezzo del mercato internazionale.

Per queste ragioni l’intenzione originale di Putin probabilmente era quella di sfruttare la combinazione di pressioni economiche e rivolte filo-russe nell’est per mettere sotto pressione il governo di Kiev e affermare di nuovo la propria influenza su tutto il Paese nel giro di un lasso di tempo ragionevole. Ma qualunque intenzione avesse Putin, le cose stanno evolvendo piuttosto rapidamente nella direzione di un intervento da parte della Russia, e l’estrema debolezza e confusione dimostrate dal  governo di Kiev nell’affrontare l’escalation della crisi in Ucraina orientale potrebbero aver convinto Putin ad aumentare la pressione.

 

Un complotto della Russia?

I media occidentali internazionali stanno presentando l’insurrezione filo-russa come se fosse portata avanti da forze speciali russe in incognito, provocatori e delinquenti mandati direttamente dal Cremlino con lo scopo di provocare una guerra. Tutti i telegiornali e i media dominanti ripetono ossessivamente che gli uomini armati che si stanno impadronendo degli edifici governativi e delle stazioni di polizia in una città dopo l’altra sono organizzati, addestrati e ben equipaggiati con armi russe, ma non sono chiaramente identificabili. Perciò ne deducono che devono essere per forza forze speciali russe in incognito.

Non abbiamo dubbi che il Cremlino disponga di un bel po’ di agenti in Ucraina dell’est. Tuttavia questo non esaurisce la questione della natura della rivolta. Al contrario.

Nei fatti Mosca non ha bisogno di inviare nessuno. In Ucraina ci sono un sacco di forze organizzate che sono ben contente di poter aiutare la Russia dall’interno. La polizia speciale ucraina, Berkut, è stata ufficialmente sciolta dal nuovo governo di Kiev il 24 febbraio, ma non si è sciolta nei fatti e le sue strutture sono ancora attive in un gran numero di regioni, fuori dal controllo del governo. Inoltre ci sono membri dell’esercito, poliziotti e settori dei servizi segreti che sono contro il nuovo governo e potrebbero fornire un certo sostegno agli insorti per le proprie ragioni.

Ma se il movimento è solo il risultato di mercenari della protesta pagati dalla Russia e mandati in Ucraina dalla Russia stessa insieme a forze speciali e militari, perché mai Turchynov dovrebbe sentire il bisogno di promettere un referendum? Il punto chiave è il sostegno popolare alla rivolta. In tutte le città che sono state conquistate dagli insorti, il Partito delle Regioni filo-russo dell’ex presidente Yanukovich aveva preso tra l’80% e il 90% dei voti nel secondo turno delle presidenziali del 2010 contro la Tymoshenko, un punteggio ancora più alto che in Crimea, come mostra questa mappa dei risultati elettorali.

Molti resoconti di giornalisti indipendenti, che hanno trovato ben poca risonanza a livello internazionale, dipingono un quadro ben diverso da quello dei media dominanti di tutto il mondo. Le milizie filo-russe che si sono formate e stanno cominciando a prendere forma nel corso degli eventi  vedono la partecipazione di centinaia e migliaia di uomini e di donne di tutte le età e hanno tutte le caratteristiche di una forma di vera auto-organizzazione in un contesto in cui la rivolta ha un sostegno di massa. Tanto per fare un esempio, dei giornalisti hanno pubblicato una foto scattata a Sloviansk che mostra un uomo di mezza età in abbigliamento militare che apre la giacca per mostrare una medaglia dell’Armata Rossa, riconoscimento del suo ruolo di combattente a Kandahar. La foto è stata usata per “dimostrare” la presenza di soldati russi nella cittadina, ma ovviamente all’epoca della guerra in Afghanistan l’Ucraina faceva parte dell’Esercito sovietico e ci sono tanti altri uomini di mezza età come quello che sono veterani della guerra in Afghanistan.

Quello che è stato ridicolizzato e ridotto dai media ad un’esplosione di nostalgia filo-sovietica, ha invece radici profonde nelle masse dell’Ucraina orientale. L’utilizzo diffuso di bandiere rosse e riferimenti all’Unione Sovietica tra le fila della rivolta e accompagnato anche dal netto rifiuto di tutto ciò che la disintegrazione dell’URSS e la restaurazione del capitalismo hanno comportato. La realtà post-sovietica è quella di una miriade di deboli stati capitalisti mafiosi dove le condizioni di vita della maggioranza della popolazione sono diventate un incubo, mentre una manciata di oligarchi ha accumulato ricchezze enormi saccheggiando il patrimonio pubblico di questi Paesi. Questo sentimento è particolarmente forte nella classe operaia dell’Ucraina orientale e potrebbe prendere una piega pericolosa per i potenti e ricchi oligarchi come Akhmetov, l’uomo più ricco del Paese, che a parole sostiene l’insurrezione ed ora è sceso in campo proponendosi come mediatore col governo di Kiev nel tentativo di tenerla sotto controllo.

Il ritorno all’Unione Sovietica, un’ epoca precedente al terribile collasso sociale portato dal crollo dell’URSS, contiene anche qualche elemento progressista, e questi si ritrovano nella dichiarazione originale del Popolo della Repubblica di Donetsk che contiene riferimenti alla proprietà collettiva e contro lo sfruttamento del lavoro. Inoltre, la prima richiesta di tutte queste città in rivolta non è l’annessione alla Russia ma piuttosto un referendum sul federalismo, il che equivale a dire maggiore autonomia nel contesto di un’Ucraina unita. Tuttavia questi elementi progressisti si mescolano ad altri, come il nazionalismo Russo e il sostegno a Putin, che sono ovviamente reazionari, e persino a bandiere e simboli dell’Impero Russo.

Quello che i media occidentali spesso si dimenticano opportunamente di dire è che in Ucraina ci sono state numerose intromissioni straniere, non solo da parte della Russia. Infatti  l’eco della guerra di potere tra Stati Uniti ed Unione Europea da un lato e Russia dall’altro è stata centrale nella politica ucraina durante gli ultimi vent’anni ed è stato al cuore del movimento Euro-Maidan. L’intromissione straniera non è in sé la causa della crisi, ma ha accelerato la sua esplosione. Nei fatti la Russia durante gli ultimi vent’anni è stata continuamente sfidata sul terreno della sua tradizionale sfera d’influenza, le ex Repubbliche Sovietiche, in primis dagli USA ma anche dalla Germania e dalle principali potenze europee. La novità è che adesso Mosca è in grado di lanciare una contro-offensiva e riguadagnare parte del terreno perso.

La famigerata vicesegretaria di Stato americana Victoria Nuland lo scorso dicembre, nel corso di una conferenza d’affari internazionale, si vantava del fatto che dall’epoca della dichiarazione di indipendenza dell’Ucraina nel 1991 gli Stati Uniti vi hanno investito 5 miliardi di dollari per la promozione “della società civile e di una buona forma di governo”. In parole povere, gli USA hanno speso un’enorme quantità di soldi per sottrarre l’Ucraina all’influenza russa con ogni mezzo possibile. La natura di questa “società civile” che hanno promosso è diventata evidente negli ultimi mesi con l’ascesa delle organizzazioni nazionaliste ucraine di estrema destra, comprese alcune squadracce neo-naziste.

È stato proprio il feroce nazionalismo ucraino del nuovo governo insediatosi dopo il rovesciamento di Yanukovich a provocare l’insurrezione autonomista nell’Ucraina dell’est, dove è concentrato il grosso della popolazione di etnia russa e russofona. Ricordiamoci che il primo provvedimento che il nuovo governo ha provato a fare passare riguardava l’eliminazione del russo come lingua ufficiale, una misura volta ad accontentare i nazionalisti ucraini ma che ha mandato un messaggio chiaro alle masse dell’Ucraina orientale, dove si concentra la maggior parte della classe operaia del Paese.

Questo movimento sta liberando forze che sono molto pericolose per l’oligarchia corrotta in Ucraina, in tutte le ex Repubbliche Sovietiche e in ultimo, ma più importante di tutte, in Russia.

Dal punto di vista della classe lavoratrice ciò di cui c’è bisogno è una posizione indipendente sia dal nazionalismo ucraino che da quello russo e che metta in primo piano le questioni di classe. Nell’Est si pensa che la strada da percorrere per scampare al collasso economico che sarebbe portato da una maggiore integrazione nell’UE e dal “salvataggio” del FMI sia il ritorno all’URSS. Ma l’URSS ovviamente non c’è più e il capitalismo russo non è certo interessato a puntellare le vecchie e arrugginite industrie dell’Ucraina dell’Est che potrebbero poi competere con le proprie. Nell’Ovest si pensa che la strada da percorrere sia quella di una maggiore integrazione nell’UE, in modo da poter emigrare liberamente e trovare lavoro e magari attirare qualche investimento straniero. Entrambe le “soluzioni” sono solo illusioni. É giunta ormai l’ora in cui si deve offrire ai lavoratori ucraini una soluzione di classe, basata nella lotta contro il nazionalismo reazionario di entrambe le parti e contro gli oligarchi reazionari che usano il nazionalismo per promuovere i propri interessi economici predatori.