Ucraina - La guerra di classe esplode nel Donbass - Falcemartello

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 Nelle regioni orientali dell'Ucraina si sta sviluppando una situazione di vera e propria guerra di classe.

L'uomo più ricco d'Ucraina, Rinat Akhmetov, con un patrimonio stimato da Forbes di circa 12,2 miliardi di dollari e che ha proprio nel Donbass il cuore delle sue proprietà (tra cui lo Shaktar Donetsk, importante squadra di calcio) è sceso in campo pesantemente a favore del governo di Kiev.

La ragione è che la rivolta popolare nelle regioni di Donetsk e Lugansk mette a rischio i suoi affari.

Ecco alcuni passaggi dell'appello accorato di Akhmetov, contro la repubblica del Donbass e i suoi rappresentanti: “Chi sono questi banditi? Che posti di lavoro hanno creato? (…) questo è il genocidio del Donbass! Hanno preso la ferrovia, non solo l’hanno fermata ma hanno bloccato il cuore del Donbass (…) Faccio appello a tutti i collettivi di lavoro a scendere in piazza per la pace”. Più che per la pace, si tratta della difesa del proprio portafoglio.

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Donbass: lavoratori dell'acciaieria Illich in pausa

Akhmetov ha poi fatto appello ai lavoratori del Donbass a “scioperare” contro il separatismo: è interessante notare come la direzione della miniera “Metinvest” a Mariupo abbia già proclamato una serrata quotidiana di tre ore in segno di dissenso con la Repubblica popolare di Donetsk.

Tuttavia secondo quanto dichiarato all’agenzia di stampa Regnum da fonti vicine alla presidenza dell’autoproclamata repubblica, i lavoratori delle imprese di Akhmetov non scenderanno in piazza, perché stanchi della repressione in fabbrica e perché “dopo le nazionalizzazioni, gli operai diventeranno azionisti delle proprie aziende e riceveranno stipendi totalmente diversi.”

All'acciaieria di Enakievo l'appello di Akhmetov non sembra aver raccolto molto entusiasmo, secondo un articolo pubblicato ieri, 20 Maggio, da The Guardian.

“Molti di loro ( i lavoratori) a domanda hanno risposto che sostengono la repubblica popolare di Donetsk, sebbene abbiamo anche espresso timore rispetto al fatto che l'attuale situazione potrebbe avere un effetto sui posti di lavoro e la stabilità della regione.

Alcuni vogliono unirsi alla Russia ed altri vorrebbero restare in Ucraina - ha detto Vladimir Sadovoy, a capo del sindacato di fabbrica - ma tutti sono contro l'attuale governo di Kiev. ”

La nazionalizzazione delle fabbriche di Rinat Akhmetov è stata decisa dopo l’annuncio dell’oligarca di voler versare le tasse a Kiev. "Akhmetov ha fatto la sua scelta. Purtroppo, questa scelta è contro il popolo del Donbass. Pagare le tasse a Kiev significa finanziare il terrore nel Donbass” ha affermato il capo della Repubblica Popolare di Donetsk, Denis Pushilin

 Già ieri, 20 Maggio, le linee ferroviarie sono passate sotto il controllo della repubblica: in questo caso non un esproprio, ma un passaggio di consegne, essendo già di proprietà di Kiev. I quasi 3000 km di ferrovie della regione sono quindi ora in mano ai cosiddetti separatisti, con la maggior parte delle linee utilizzate per scopi industriali.

Ogni giorno Akhmetov perde 22 milioni di hryvnie (più di un milione e trecentomila euro) che riceveva dal governo ucraino per le proprie miniere, come notato dall’esperto Konstantin Matvienko in un’intervista al Kommersant.

Il processo in queste regioni è comunque contraddittorio: se si intraprendono passi verso le nazionalizzazioni, nella costituzione, approvata appena due giorni fa si afferma il primato della religione ortodossa.

Come e quando si procederà alle nazionalizzazioni per ora non è dato saperlo. Di certo si aprono scenari interessanti, dovuti principalmente alla forte concentrazione proletaria della regione, già vero e proprio altoforno dell’Unione Sovietica, e ancora oggi centro industriale di gran peso: la crisi ucraina, per citare un esempio, ha bloccato i lavori di apertura di circa cinque nuove stazioni della metro di Mosca, poichè le forniture provengono dalle fabbriche del Donbass.

La realtà è che, come spiegava già Marx, la frusta della controrivoluzione (a Kiev) ha scatenato una situazione rivoluzionaria. La composizione del nuovo governo ucraino, con la partecipazione di elementi neonazisti, i suoi primi provvedimenti antipopolari e liberticidi contro minoranze e forze di sinistra, la copertura data a massacri come quello operato ad Odessa il 2 Maggio scorso, hanno scatenato un forte ripudio di massa. Un sentimento non solo presente fra la minoranza di lingua russa, ma tra la maggior parte dei lavoratori di una regione industriale come quella del Donetsk.

L'attacco di Kiev contro le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk è stato portato avanti da milizie fasciste e neonaziste, direttamente integrate nell'apparato dello stato. L'esercito regolare infatti si è rivelato praticamente inutilizzabile a questo scopo. Inoltre il governo ha praticamente messo al bando l'organizzazione marxista “Borotba”, forte a Odessa e a Kharkov, le cui sede sono state assaltate. Borotba ora opera praticamente in clandestinità. Ora il governo sta procedendo a limitare le attività del Partito comunista il cui segretario, Simonenko, è stato recentemente vittima di un attentato.

L'impotenza del governo di Majdan è rivelata nei provvedimenti approvati ieri dal parlamento. In un tentativo, disperato, di recuperare un rapporto con le regioni dell'Est del paese, ha approvato un “memorandum di pace”. Con un occhio rivolto alle elezioni presidenziali di domenica prossima, il documento prevede l'immediato ritiro delle truppe ucraine dislocate nell'est secessionista e riforme costituzionali che garantiscano più autonomia alle regioni e tutelino lo status della lingua russa.

Un provvedimento assunto probabilmente su pressioni della Germania e della Russia, anche se molto probabilmente è arrivato troppo tardi oltre ad essere è troppo poco.

Le nubi della guerra civile si addensano infatti sul paese. Le masse di Donetsk e Lugansk stanno prendendo il destino nelle proprie mani. Si sentono sempre più abbandonati dal governo di Mosca che non fa nulla per aiutarli e difenderli dal terrore bianco, foraggiato e sostenuto dall'imperialismo occidentale.

Il compito dei giovani e dei lavoratori in Italia è quello di sostenere la lotta dei nostri fratelli ucraini contro il fascismo e l'imperialismo, per il rovesciamento del governo di Kiev e per la costruzione di un'avanguardia rivoluzionaria che faccia dell'unità di classe fra i lavoratori ucraina e russi la propria bandiera.