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Dal 28 ottobre al 6 novembre, le aule di Lettere e Filosofia dell'Università statale di Milano sono state occupate dagli studenti. Il fatto è particolarmente rilevante in quanto era da quindici anni che la Statale non veniva occupata (più precisamente dal Movimento della Pantera nel 1990).

Se non si può parlare ancora di una mobilitazione di massa, la partecipazione studentesca è andata chiaramente oltre il "ceto politico" di attivisti universitari. Complessivamente alla varie giornate di occupazione hanno partecipato almeno un migliaio di studenti e ogni giorno ne erano presenti alle iniziative diverse centinaia, che restavano fino a tardi per intervenire nei dibattiti. Non capita tutti i giorni di vedere 200 studenti riuniti in asseamblea alle due di notte!

Ogni giorno si svolgevano due assemblee plenarie per discutere delle questioni più importanti, mentre si riunivano in modo pressoché permanente vari gruppi di lavoro: rapporti con la stampa, rapporti con i ricercatori, iniziative varie, cineforum, ecc. Inoltre un gruppo di studenti passava a pulire i corridoi due volte al giorno per garantire un ambiente salubre nel quale potesse svilupparsi la protesta: non si fanno grandi discussioni politiche in mezzo alla spazzatura. Un altro gruppo si è occupato delle vettovaglie garantendo due pasti caldi al giorno con spese irrisorie: sempre significativo che le "cucine" chiudessero durante le assemblee per far partecipare tutti al dibattito e che gli alcolici non venissero distribuiti prima di sera per mantenere alto il livello di concentrazione.

Il gruppo di lavoro più partecipato in assoluto è stato però quello politico di discussione sulla Riforma Moratti, che ha lavorato dalla mattina alla sera per produrre un documento politico decisamente avanzato. Un documento che non solo contesta la discriminazione classista della Riforma Moratti, ma anche il 3 + 2 della Riforma Zecchino del precedente governo di centrosinistra, che non ha fatto altro che spianare la strada alla ministra berlusconiana.

Il Magnifico Rettore De Cleva era stato uno di quei rettori che avevano rassegnato le dimissioni in protesta contro la Moratti.

Di fronte ad una lotta vera contro la Moratti, però, De Cleva ha gettato la maschera. Ha minacciato più volte di chiamare la polizia per sgomberare gli occupanti e ha convocato d'urgenza il Senato Accademico, per fargli approvare una mozione molto pesante contro l'occupazione.

Visto che le sue intimidazioni non hanno fermato gli studenti e poiché non voleva perdere la faccia con una repressione aperta, il rettore ha sostituito il bastone con la carota, mettendo un'aula dell'università a disposizione per le attività studentesche. Subito alcuni dei dirigenti della lotta hanno colto la palla al balzo, proponendo di utilizzare quell'aula per realizzare una didattica alternativa che venga ufficialmente riconosciuta tramite l'assegnazione di crediti. Il rettore e questa gente però hanno sbagliato i loro calcoli. Ci siamo battuti per mandare a casa la Moratti, non per avere un'aula! Ci siamo battuti per cancellare il sistema dei crediti, non per entrarci dentro! Se oggi ci danno un'aula, non dovremo far altro che utilizzarla per preparare le prossime mobilitazioni contro la Moratti!

Alcune parole, infine, sui limiti dell'occupazione. La scelta di partire subito in quarta con una forma di lotta così radicale e dispendiosa, per giunta durante un "ponte", ha significato che un certo punto è mancato il carburante per mantenere un così alto livello di mobilitazione. È mancata così la forza per coinvolgere tutti gli altri studenti e si è arrivati al paradosso di un'occupazione che conviveva con uno svolgimento quasi regolare della normale vita universitaria nel resto dell'ateneo. In questo modo non si poteva andare molto lontano. Inoltre, si sono perse una serie di occasioni per uscire fuori dall'università ed unificare il percorso di lotta della Statale con quello degli studenti medi e dei lavoratori. In una settimana di occupazione non è mai stato fatto un appello agli studenti delle scuole superiori per scendere in lotta al nostro fianco e si è persa l'occasione di aderire massicciamente al corteo dei lavoratori delle Telecomunicazioni in sciopero che passava a pochi metri di distanza.

Questi in ultima analisi i motivi che hanno portato alla fine prematura dell'occupazione. Ancora una volta è emersa chiaramente la drammatica mancanza di una struttura studentesca in grado di coordinare le mobilitazioni tanto a livello cittadino quanto a livello nazionale, di unificare i percorsi di lotta delle scuole superiori con quelli dell'università e di ancorare saldamente il movimento studentesco a quello dei lavoratori. Questa carenza rende ancor più necessario il lavoro per costruire in tutti i luoghi di studio il Comitato in difesa della Scuola Pubblica e il Coordinamento Studentesco Universitario. L'occupazione può anche finire, ma la lotta per una università pubblica di massa e di qualità deve continuare!

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