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“Le manifestazioni degli studenti? Non mordono”  (ministro Bossi a La Repubblica, martedì 7 ottobre 2008).

Il maxiemendamento Gelmini è stato approvato alla Camera e al Senato. Di fronte agli occhi di migliaia di studenti e di insegnanti si concretizza il durissimo attacco che il governo Berlusconi sta portando avanti contro la scuola pubblica: un’offensiva fatta di tagli, di privatizzazioni in fondazioni di scuole e università e di distruzione delle scuole elementari pubbliche attraverso l’abolizione del tempo pieno e l’introduzione del maestro unico.

Il messaggio è evidente: la scuola non è per tutti. Per chi potrà, vi saranno meravigliose scuole private, magari cattoliche: per tutti gli altri solo scuole che cadono a pezzi per preparare lo sfruttamento al lavoro.

Di fronte a noi si pone l’esigenza di capire come far fare un salto di qualità alle lotte, che devono porsi ora un compito più ampio: abrogare il decreto Gelmini.


Una lezione da imparare


Gli studenti che si affacciano agli ultimi anni delle scuole superiori o ai primi dell’università possono vedere con i propri occhi in quale vicolo cieco le strutture studentesche, che hanno guidato le lotte degli ultimi anni, hanno portato il movimento. Nulla è stato fatto per costruire attorno alle lotte che si erano sviluppate contro i precedenti ministri Moratti e Fioroni una piattaforma all’altezza della situazione: l’esito inevitabile di questa situazione è stata la scomparsa o l’inattività di molti collettivi nelle scuole o nelle università, comprese strutture affermate come l’Unione degli Studenti stessa.

Se infatti volgiamo lo sguardo al passato, notiamo come la perdita di credibilità di queste strutture sia il frutto non solo di metodi di costruzione antidemocratici, ma anche di posizioni politiche troppo moderate e inefficaci. La mobilitazione contro la riforma Moratti, che aveva coinvolto anche un certo settore di studenti universitari, si era basata tutta sulle pratiche della rete e dell’assemblearismo: strutture senza alcun delegato da nessuna scuola dove comanda chi c’è e decide chi c’è. Così gli studenti non sono mai stati al centro della discussione su quale parole d’ordine tenere nei cortei, quale tattica usare e con quale piattaforma lottare.

Il movimento studentesco ha dovuto affrontare una situazione simile anche durante il breve governo di centrosinistra: la decisione, attuata dal ministro Fioroni, di reintrodurre gli esami di riparazione a settembre non ha incontrato l’ostacolo deciso del movimento e delle sue strutture di riferimento. La grande potenzialità della manifestazione del 12 ottobre 2007, che in molte piazze d’Italia fu caratterizzata da enorme spontaneità, venne sacrificata sull’altare delle trattative con il governo “amico”. La stessa manifestazione del 17 novembre, giornata internazionale dello studente, è stata convocata con sconvolgente ritualità: tutto insomma, pur di non preparare una mobilitazione seria e combattiva.


Ricostruire il movimento spingerlo fino in fondo


Agli attacchi del ministro Gelmini corrisponde una situazione nelle scuole in cui nuove fasce di studenti stanno cercando di capire cosa fare per far cancellare questa legge.

Pensiamo che sia necessario ricostruire una struttura degli studenti ampia e partecipata perchè possa essere espressione degli interessi degli studenti stessi: una struttura che sappia nutrirsi della solidarietà attiva degli studenti.

Una struttura che abbia dei metodi democratici non solo per permettere ad ogni studente di partecipare coscientemente alla lotta, ma anche perchè tutte le scuole di tutte le zone del paese possano esprimersi con un’unica piattaforma democraticamente votata. Una struttura studentesca di questo tipo deve avere al centro l’unità della lotta degli studenti con i lavoratori, perchè noi studenti siamo accumunati dagli stessi attacchi a chi lavora. Con l’entusiasmo della lotta studentesca e lo sciopero dei lavoratori il movimento può avere la forza necessaria per vincere e invertire la tendenza. Pensiamo che lavorare in ogni scuola per portare gli studenti in sciopero il 17 e il 30 ottobre, giornata dello sciopero dei sindacati extraconfederali e di quelli confederali (in particolare la Cgil) sia molto importante.

Questa struttura esiste ma ha bisogno dell’aiuto di tutti gli studenti che vogliono lottare per ergersi come punto di riferimento: il suo nome è Comitato in difesa della Scuola pubblica.


Per quale scuola lottare?


Per quanto importante, non è sufficiente imparare dagli errori del passato. Il governo marcia compatto e feroce: abbiamo bisogno di una piattaforma che sappia non solo rispondere colpo su colpo alle menzogne di destra e padroni, ma sappia anche proporre un modello di scuola pubblica, democratica, di massa, laica e di qualità.

Non una generica autoriforma della didattica, ma una piattaforma di classe che difenda gli interessi di tutti gli studenti, a partire da chi non riesce ad accedere agli studi perchè troppo cari. Lottiamo perchè la scuola sia gratuita: paghiamo già le tasse per il diritto allo studio e la scuola potrebbe avere iscrizione gratuita se venissero cancellate le leggi di finanziamento alle scuole private, alle aziende e all’esercito. Una piattaforma che parta dal presupposto che, oltre a fermare i tagli, sia necessario lottare per aumentare in modo sostanziale il finanziamento dello stato all’istruzione pubblica: solo in questo modo possono essere costruite scuole, laboratori, strutture, pagare insegnanti e stampare libri da dare agli studenti attraverso un sistema di usufrutto.

Lottiamo dunque per un’istruzione a cui poter accedere indipendentemente dal proprio reddito. Del resto, se lo studio è un diritto, o è per tutti o non è.

Gli impreditori, la destra e tutte le forze politiche che ne difendono gli interessi non possono volere una scuola del genere: per loro la scuola pubblica è solo un fastidio utile a dare una minima educazione ai figli dei lavoratori, da sfruttare in futuro per fare lauti profitti. Una scuola del genere non cadrà quindi dal cielo: potremo ottenerla solo lottando molto duramente contro il decreto Gelmini e tutte le precedenti controriforme dell’istruzione.

Le piazze si stanno di nuovo riempendo di studenti che vogliono fermare la privatizzazione della scuola e mandare a casa il ministro: organizziamo questa forza! Costruisci nella tua scuola il Csp!

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