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Inchinatevi davanti alla fede!

Il pretesto della “mancata visita” del papa a La Sapienza ha dato il la per una nuova impennata reazionaria, che ha preso come primo bersaglio l’appello di 67 docenti, poi sostenuto da 700 professori solo a La Sapienza a da altre centinaia in tutta Italia, che protestava contro la presenza del papa all’inaugurazione dell’anno accademico.


Non abbiamo simpatia per costose e faraoniche inaugurazioni dell’anno accademico: quei soldi possono essere spesi per la didattica e la ricerca, per stabilizzare alcuni ricercatori o per garantire una migliore fruizione del diritto allo studio. Tuttavia, se una cerimonia di inaugurazione deve essere fatta per dare un indirizzo all’anno accademico, l’ultima persona che può parteciparvi è il papa.

Ratzinger, che inizialmente non era stato semplicemente invitato alla cerimonia di inaugurazione ma incaricato della lectio magistralis, cioè della lezione che dà l’indirizzo generale all’anno accademico (elemento sottaciuto ad arte dalla campagna reazionaria che è stata inscenata e che ne reclamava un “semplice diritto di parola”), sarebbe infatti venuto a dire, come poi ha fatto chi ha letto il suo discorso, che la scienza deve subordinarsi alla fede e che tutti gli studi che vengono fatti all’università, particolarmente nelle facoltà scientifiche, sono costretti ad arenarsi di fronte alla potenza della fede.

Si è fatto un gran parlare sulla presunta violazione della libertà di parola del papa. Se guardassimo gli avvenimenti più in profondità, ci accorgeremmo che, anche tacendo del fatto che il papa di occasioni per dire la sua su ogni genere di argomento ne ha anche troppe, ciò a cui abbiamo assistito è stata una settimana di sovraesposizione mediatica, servita a dare ulteriore forza alle campagne della destra contro il diritto all’aborto e la legge 194, contro la ricerca scientifica e la procreazione assistita, contro i diritti delle coppie di fatto e delle persone omosessuali. Chi invece è stato zittito e umiliato in questi giorni sono stati gli studenti. Il giorno dell’inaugurazione La Sapienza è stata militarizzata, con centinaia di poliziotti, finanzieri e carabinieri in assetto antisommossa a presidiare ogni angolo della università, come non si vedeva dal 1977! La libertà di manifestare è stata negata, eccetto naturalmente che per quelli come Azione Giovani, Comunione e Liberazione e Militia Christi, che volevano manifestare a favore del papa. Agli altri che volevano entrare all’Università era richiesta la presentazione del tesserino universitario e si sono avuti casi di studenti che non lo avevano con sè e non hanno potuto andare a seguire lezioni ed a sostenere esami.

Non siamo quindi di fronte ad un pover’uomo che è costretto, suo malgrado e con sommo dispiacere, a non venire, ma all’intelligente manovra di un politico scaltro che, con una sola mossa, crea la scusa per una repressione mai vista negli ultimi decenni all’Università, legittima la destra e i fascisti (che, per non perdere l’allenamento ed ingannare l’attesa, hanno devastato l’aula occupata del collettivo di Fisica), rimette all’ordine del giorno della politica italiana la lotta contro il diritto all’aborto e tutto il ciarpame reazionario che fa parte dell’arsenale ideologico della Chiesa. Naturalmente tenendo sempre un occhio ben aperto sul flusso dei finanziamenti pubblici verso scuole e università private confessionali, oratori ed ospedali; questi ultimi oggetto dell’ultima lavata di capo che il papa ha fatto a Veltroni e a Marrazzo e che subito si è tradotta in un aumento dei finanziamenti messi a bilancio per il 2008 a Roma e nel Lazio.

Ora occorre rilanciare una mobilitazione di massa contro le politiche che debbono rimanere fuori dall’Università insieme al papa: le facoltà a numero chiuso che sono passate da 242 nel 2001, a 1060 nel 2006 con Mussi, l’aumento delle tasse e dei ritmi di studio, gli sbarramenti alle lauree specialistiche e la selezione più in generale, rilanciando la battaglia per una università pubblica, laica, gratuita e dove sia garantito il diritto alla libera ricerca scientifica, su cui la Chiesa vuole allungare le mani.

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