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Sembra palese ormai che nessuna manovra istituzionale,
nessuno “buon uomo” che siede comodo a Palazzo Madama o a Montecitorio, in generale niente e nessuno che non sia un movimento studentesco organizzato possa o voglia fiaccare la marcia impetuosa della Moratti verso il suo principale obiettivo: il totale smantellamento dell’università pubblica!!

Infatti dopo la proposta di introduzione del percorso a Y (1+2+2), dopo l’attacco ai ricercatori e dopo aver danneggiato anche la scuola pubblica, ecco che pochi mesi fa la signora ministra ha tagliato un altro traguardo con l’introduzione dei requisiti minimi all’università……

I requisiti minimi

Quest’ultimo decreto fissa in modo rigido una esatta proporzione tra numero degli studenti e numero degli insegnanti per ogni corso di laurea; in altre parole si reintroduce il numero chiuso con la “simpatica” conseguenza che molti studenti dovranno rinunciare all’università o aspettare il loro turno per iniziarla!

La situazione è ancora più disastrosa di quel che può apparire a prima vista se si pensa che il decreto colpisce anche i corsi di laurea specialistica: dato che le materie sono in un numero minore rispetto alla triennale, i corsi di laurea magistrale avranno un numero di posti inferiore rispetto ai corsi triennalisti, sicché la maggior parte degli studenti che ha conseguito la laurea triennale rischia di aspettare un anno prima di accedere alla laurea specialistica!

Per esempio al corso di laurea in psicologia di Parma, mentre i posti della triennale sono 300, quelli della specialistica sono solo 120!

Che fare? Studenti ed operai uniti nella lotta!

A questo punto le possibilità per noi studenti sono due: o ci piangiamo addosso e continuiamo a lamentarci senza conseguire nessun risultato, oppure
alziamo la testa e cominciamo a lottare per cancellare i decreti Moratti e tutti i decreti legge del precedente governo di centro-sinistra (legge Zecchino, autonomia universitaria), e per cacciare le aziende private dall’università. E non solo: le nostre lotte dovranno immancabilmente unirsi a quelle dei lavoratori, che stanno pagando sulla loro pelle il prezzo della crisi economica tramite licenziamenti, riduzione di salari e cassa integrazione.

Se analizziamo in modo approfondito il panorama politico degli ultimi decenni, possiamo notare che il processo di smantellamento dell’università, iniziato negli anni novanta, quando il governo di centro sinistra introdusse il 3+2 e spalancò le porte degli atenei ai privati, non è un fenomeno isolato ma al contrario si iscrive in un contesto più ampio caratterizzato: dal taglio sempre maggiore di finanziamenti alla spesa sociale, dall’aumento del costo della vita e dall’attacco ai diritti dei lavoratori (pacchetto Treu, legge 30…). Dunque, studenti ed operai hanno un terreno comune su cui costruire ed organizzare la lotta: essa deve essere necessariamente rivolta contro la società capitalista, nelle finalità della quale non trovano spazio le questioni legate al buon funzionamento dell’università e al miglioramento delle nostre condizioni di vita.

 

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