Milano - Lo stato del movimento studentesco - Falcemartello

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Il 30 ottobre, giorno dello sciopero generale della scuola, ha segnato anche per Milano una data fondamentale: circa 200mila persone fra lavoratori e studenti, medi e universitari, sono scesi in piazza per portare avanti la lotta contro i provvedimenti dei ministri Gelmini e Tremonti.

Da molti anni non si vedeva nelle strade della città una manifestazione studentesca di tale grandezza, ma non è solo il numero ad essere fuori dall’ordinario: chi è stato in piazza quel giorno ha potuto sentire la determinazione di tutti a continuare questa lotta fino alla vittoria, dato ancora più rilevante se si pensa che solo il giorno prima era stato approvato in Parlamento il dl 137/08, atto con il quale per alcuni la partita doveva essere chiusa.

La partita non è affatto chiusa, ma la strada da fare è ancora molto lunga. Dopo la manifestazione si è aperta una nuova fase nel movimento studentesco, dove non basta più prodigarsi in una maratona di iniziative di vario genere ma è il dibattito politico a doversi sviluppare per poter dare delle prospettive alla nostra lotta. Ne è una prova il calo fisiologico della partecipazione studentesca alla ginnastica mobilitativa, come abbiamo potuto vedere chiaramente venerdì 7 novembre, data dello sciopero della funzione pubblica, che doveva essere anche giorno di mobilitazione studentesca, ma non ha visto più di 300 studenti medi e 50 universitari in piazza. E’ normale che dopo più di due settimane di mobilitazioni continue gli studenti riprendano fiato, tanto più che a Milano, come d’altronde in altre città, molti nutrono forti perplessità sulle modalità spesso non democratiche con cui una piccola minoranza si arroga il diritto di decidere per tutti sulla gestione della piazza. Se si vuole mantenere la partecipazione di massa vista sinora si deve fare il possibile per arginare questa situazione, per impedire che questo porti al distacco dalla mobilitazione di un settore di studenti delusi e per garantire la massima democrazia in ogni sede.

La scarsa partecipazione alle ultime iniziative non segna la fine del movimento: nelle scuole e nelle facoltà gli studenti stanno riflettendo su come continuare la lotta. Alla Statale continuano le assemblee in quasi tutte le sedi, così come al Politecnico e alla Bicocca. In alcuni casi si sono costituiti gruppi di lavoro specifici per analizzare i provvedimenti del governo ed elaborare proposte politiche e piattaforme rivendicative. Queste analisi saranno fondamentali per dare forza a un movimento che sinora ha espresso una grande combattività, un buon istinto di classe, ma poche idee concrete. Noi daremo ovviamente il nostro contributo laddove siamo presenti per costruire l’elaborazione politica di cui il movimento necessita, anche attraverso la proposta nelle assemblee e alle altre strutture dell’appello pubblicato nell’ultima pagina. Se questo movimento non si doterà di un’analisi e di una piattaforma corretta, in mancanza di una direzione chiara da seguire e verso la quale concentrare le energie, le disperderà e presto si troverà senza forze. Se, al contrario, si doterà di questi strumenti, allora potrà crescere ancor più di quanto abbiamo visto in queste settimane.