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Il 30 ottobre, giorno dello sciopero generale della scuola, ha segnato anche per Milano una data fondamentale: circa 200mila persone fra lavoratori e studenti, medi e universitari, sono scesi in piazza per portare avanti la lotta contro i provvedimenti dei ministri Gelmini e Tremonti.

 Unire le lotte e sconfiggere la Gelmini
 
Dopo lo sciopero nazionale della scuola del 30 ottobre si è aperto un dibattito nelle scuole e nelle università su quale strada percorrere per costringere il governo ad abrogare il decreto Gelmini. La splendida riuscita dello sciopero ha dimostrato non solo la portata del movimento che si è messo in moto contro queste controriforme, ma ha anche smentito quanti negli ultimi anni vedevano le scuole e gli atenei come dei veri e propri contenitori di passività.

Dopo anni di continui tagli ai finanziamenti all’università pubblica, dopo le misure volte a svilire la qualità dell’università e ad attaccare il diritto allo studio, riforme Berlinguer-Zecchino e Moratti in testa, la borghesia italiana, per mano del ministro Gelmini, pare intenzionata a muovere l’attacco definitivo all’università pubblica, cessando di farla esistere in quanto tale.

Inchinatevi davanti alla fede!

Il pretesto della “mancata visita” del papa a La Sapienza ha dato il la per una nuova impennata reazionaria, che ha preso come primo bersaglio l’appello di 67 docenti, poi sostenuto da 700 professori solo a La Sapienza a da altre centinaia in tutta Italia, che protestava contro la presenza del papa all’inaugurazione dell’anno accademico.


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