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Parma

A Parma un centinaio di studenti in Psicologia, laureatisi nell’appello autunnale e in parte nella scorsa primavera, non hanno potuto proseguire il loro percorso di studi, trovandosi lo sbarramento del numero chiuso (o “accesso programmato”) nell’iscriversi alla laurea specialistica.

 

verso la conferenza nazionale del csp - csu

 

Se in quest’ultima Finanziaria abbiamo scampato per poco milioni di euro di tagli all’istruzione pubblica, di fatto semplicemente rimandati, la situazione, come dimostra anche l’articolo sull’emergenza dell’edilizia scolastica, è tutt’altro che rosea. Dopo più di vent’anni di tagli e controriforme possiamo costatare che in Italia nessun reale diritto allo studio esiste. Nulla possiamo aspettarci da questo governo, se vogliamo mettere in discussione questo stato di cose, dobbiamo porre le basi per riprendere il filo interrotto delle mobilitazioni.

 

Lo stato dell’università italiana e del diritto allo studio necessita indubbiamente di un intervento, ma tutte le “riforme” che abbiamo visto susseguirsi negli ultimi 15 anni hanno prodotto solo maggiore selezione di classe, peggioramento della didattica e delle condizioni di studio. E anche il nuovo ministro si sta muovendo sulla stessa strada. Vediamo perché.

 

 

Ottimo risultato per le liste dei Giovani Comunisti alle elezioni universitarie a Bologna: 572 voti divisi tra il consiglio della Facoltà di Lettere (dove abbiamo eletto un compagno), il consiglio studentesco Area Giuridico-Economico-Politica (entrambi con percentuali attorno al 6%), e il consiglio studentesco Area Umanistica (dove sfioriamo l’8%).

Dal 28 ottobre al 6 novembre, le aule di Lettere e Filosofia dell'Università statale di Milano sono state occupate dagli studenti. Il fatto è particolarmente rilevante in quanto era da quindici anni che la Statale non veniva occupata (più precisamente dal Movimento della Pantera nel 1990).

Se non si può parlare ancora di una mobilitazione di massa, la partecipazione studentesca è andata chiaramente oltre il "ceto politico" di attivisti universitari. Complessivamente alla varie giornate di occupazione hanno partecipato almeno un migliaio di studenti e ogni giorno ne erano presenti alle iniziative diverse centinaia, che restavano fino a tardi per intervenire nei dibattiti. Non capita tutti i giorni di vedere 200 studenti riuniti in asseamblea alle due di notte!

Le ultime settimane sono state caratterizzate da una ripresa delle mobilitazioni studentesche a livello nazionale. Protagonisti sono stati prima gli studenti medi, a partire dalle manifestazioni del 12 ottobre e le successive iniziative nelle singole città e nelle singole scuole (autogestioni, occupazioni, cortei locali), poi gli universitari, con varie occupazioni di facoltà, per arrivare infine al corteo del 25 ottobre a Roma, proprio mentre la Camera approvava il Ddl Moratti.

Contro delocalizzazioni, chiusure e riforma Moratti

Il primo semestre del 2005 è stato denso di avvenimenti nella città di Bologna e nelle zone limitrofe. Da una manifestazione indetta da diverse realtà studentesche di sinistra nel mese di maggio, in vista delle elezioni del nuovo rettore, è scaturita l’occupazione di un’aula della facoltà di lettere.

 

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