Studiare a Bologna - Falcemartello

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Ecco il quadro che ne viene fuori…

“Una scelta per il tuo futuro…Bologna…”: recita così la pubblicità dell’ateneo per incrementare i suoi iscritti: noi però vogliamo capire veramente cosa significa oggi essere studenti universitari, a Bologna in particolare, e dimostrare come scegliere di andare all’università, ridotta ad una merce costosa riservata ai ceti abbienti, significa ipotecare il proprio futuro: laurearsi è in questo momento infatti un sogno praticamente irrealizzabile per i giovani figli di lavoratori.

La Riforma Zecchino ha superato il periodo di rodaggio e comincia ad affondare colpi sempre più decisi. Nelle facoltà gli studenti subiscono una situazione insostenibile: aumento delle tasse d’iscrizione, smantellamento delle borse di studio e degli studentati, strutture fatiscenti, aumento dei ritmi di studio, autoritarismo di presidi e baroni. Non c’è molto da dire: la selezione portata avanti dall’università è selezione di classe. E questo è anche e soprattutto vero per l’università di Bologna: abbiamo deciso di stilare una sorta di ABC della selezione universitaria.

 

“A” come Autonomia universitaria

 

L’Autonomia è una forma di privatizzazione dell’università, in cui ogni ateneo acquista un proprio bilancio indipendente. Di fronte alla drastica riduzione dei fondi statali, le università sono costrette ad autofinanziarsi:

• 1) aumentano i contributi richiesti agli studenti: aumento delle tasse universitarie.

L’anno accademico 2003/2004 vede un generalizzato aumento delle tasse, e Bologna non è da meno: aumento delle tasse per le lauree triennali e per il vecchio ordinamento pari all’8-10% (solo la prima rata uguale per tutti è di 450 euro) e aumento delle tasse per le lauree specialistiche (ai già pesantissimi 2.100 euro vanno aggiunti in media altri 150 euro).

Già questo basterebbe a scoraggiare chiunque, ma non basta perché il sistema di fasciazione, di contribuzione ridotta, che dovrebbe permettere un più ampio accesso allo studio, è una presa in giro: ci sono nove fasce (da 9.187 a 33.213 euro, secondo gli indicatori Isee) che prevedono una riduzione dal 95% al 20% sul contributo – cioè solo su una delle voci che compongono le tasse, che non corrisponde neanche al 20% dell’ammontare totale - e alcuni benefici per chi ha un reddito annuo complessivo inferiore a 16.000 euro. Ma c’è qualcuno che pensa veramente che con questi redditi si possa sperare di mandare il proprio figlio all’università, visto e considerato che al massimo su una retta media di 1.500 euro si può avere una riduzione di 200 euro?

• 2) stringono rapporti con le imprese: asservimento al volere dei privati.

Un esempio? Il tirocinio, la cui finalità sarebbe “di avvicinare lo studente al mondo del lavoro con attività formative volte ad agevolare le scelte professionali”. A Biotecnologie il regolamento indica che il tirocinio “può essere svolto presso strutture interne all’Università” ma viene effettuato “primariamente in strutture extra-universitarie, quali aziende interessate all’uso delle biotecnologie”, ed inoltre che “il tirocinio non deve essere motivo di rapporto di lavoro retribuito, né essere comunque sostitutivo di manodopera aziendale o di prestazione professionale”. Vogliono quindi farci credere che non si tratta di manodopera gratuita ma “il tirocinio consiste nella partecipazione dello studente ad attività pratiche svolte nella struttura ospitante per almeno 40 giorni (per 7 ore al giorno di lavoro)”. È facilmente intuibile come questo bel regalo dell’Università alle aziende ospitanti i tirocinanti le conferisca una marcia in più nella corsa ai finanziamenti privati, insomma: i soldi che non arrivano dallo Stato, se li vuole dai privati, l’Università se li guadagna col lavoro degli studenti!

In più ci sono i danni provocati dall’autonomia didattica, dalla laurea divisa in tronconi: il sistema dei crediti che di fatto istituisce l’obbligo di frequenza, penalizzando gli studenti-lavoratori, l’aumento dei ritmi di studio, la riduzione degli appelli, lo smantellamento di molti corsi (come a Scienze della Comunicazione dove gli opzionali non esistono più e l’unica alternativa è seguire alcuni nuovi moduli, più o meno corrispondenti, e “mettere insieme” l’esame).

 

“B” come Borse di studio (altro che diritto allo studio…)

 

L’Arstud (Azienda Regionale Diritto allo Studio) fa di tutto per rendere più difficile l’accesso ai servizi per lo studente, soprattutto se è studente-lavoratore, e questa carente offerta di servizi è dovuta a stanziamenti sempre più striminziti, per cui i vari enti per il diritto allo studio si mettono in concorrenza, e gli enti che forniscono meno servizi ne escono con sempre meno soldi.

Per accedere alle borse di studio non basta una dichiarazione di redditi, serve una più complicata Isee che ti obbliga ad andare da un commercialista. Le soglie economiche sono talmente basse da impedire quasi anche al figlio di un operaio di accedervi; per poter avere una borsa di studio per fuorisede lo studente ha il problema di autocertificare il domicilio con i proprietari che non si sognano di rilasciarti un regolare contratto d’affitto.

Se per caso lo studente riesce a rientrare in graduatoria rischia di trovarsi tra gli “idonei non assegnatari”, punta di diamante del diritto allo studio bolognese, cioè studenti con tutti i requisiti per accedere ai servizi Arstud ma che siccome mancano i soldi rimangono con un pugno di mosche in mano.

Se uno studente cerca un posto alloggio presso uno studentato, spaventato dagli affitti privati, si trova a pagare delle rette mensili di poco inferiori agli affitti normali. Negli ultimi tre anni ci sono stati degli aumenti fra il 12 e il 14% che a fine anno si sentono pesantemente sulle tasche degli studenti. La selezione di classe raggiunge l’apice quando si guarda ai requisiti di merito che obbligano lo studente ad avere un certo numero di crediti. E uno studente-lavoratore che non riesce a seguire le lezioni come matura i crediti? Solo chi può già permettersi di mantenersi all’università può avere i crediti per accedere al diritto allo studio!

 

“C” come Casa

 

L’ateneo bolognese presenta una peculiarità: l’elevato numero di studenti fuorisede iscritti ai suoi corsi, tutti con lo stesso problema, tutti alla ricerca di un tetto sotto cui dormire…

Le strade sono due: o ci si mette da soli alla ricerca di un posto letto oppure ci si coalizza e si va alla ricerca di un appartamento, considerato che negli studentati, come visto, le rette mensili sono di poco inferiori agli affitti normali e averne diritto è sempre e comunque un’impresa. Nel primo caso, la ricerca inizia con pellegrinaggi alle bacheche di annunci ma le offerte sono poche, riferite a zone periferiche o a comuni della cintura bolognese (va aggiunto quindi il costo dell’ abbonamento dell’autobus, per gli universitari 30 euro), il prezzo medio di una singola oscilla attorno ai 350-400 euro, ed un posto in doppia attorno ai 250 - escluse le utenze. Così molti scelgono di cercare casa in gruppo e di rivolgersi ad agenzie immobiliari. Innanzitutto bisogna portare al mediatore la dichiarazione dei redditi della propria famiglia e le “ garanzie” (“personalità” garanti della serietà dello studente), senza le quali è impossibile anche solo vedere l’appartamento. Ci sono categorie che vengono escluse in partenza dalla ricerca: come chi proviene dal Sud e chi è iscritto al Dams o all’Accademia, perché ritenuto infaticabile organizzatore di feste e quindi fonte di problemi.

Se si è ritenuti adatti dal proprietario, in caso di contratto regolare, bisogna pagare subito il 10% dell’affitto annuo come contributo all’agenzia immobiliare, la metà delle spese di registrazione del contratto, una caparra pari a due mensilità di affitto (restituita solo alla riconsegna dell’appartamento), alcune mensilità d’affitto anticipate. È quindi evidente che l’università è diventata un lusso per pochi: bisogna allora costruire nuovi studentati, che devono essere totalmente gratuiti per i figli dei lavoratori, e non dati a chi è in grado di evadere il fisco!

 

”D” come difendi il diritto allo studio!

 

Dobbiamo lottare, dobbiamo organizzarci e portare avanti un programma che sia l’espressione sul terreno studentesco delle esigenze della nostra classe, la classe dei lavoratori.

Il nostro obiettivo è l’ottenimento di un effettivo diritto allo studio: il diritto per tutti indipendentemente dalle proprie condizioni economiche a poter accedere all’istruzione. Questo obiettivo passa da una lotta senza quartiere alle contro-riforme universitarie passate negli ultimi anni, tutte riunite sotto il nome di Autonomia Universitaria, per un accesso libero e gratuito all’università.