Uniti possiamo battere la Moratti! - Falcemartello

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 Il decreto di attuazione della Riforma Moratti che di fatto abolisce il tempo pieno nelle scuole elementari e medie inferiori ha conseguenze durissime sia per gli insegnanti (che rischiano un’impressionante ondata di esuberi) che per le famiglie proletarie (in cui i genitori lavorano e non possono certo tenere i figli al pomeriggio). A questo si va a sommare un disegno di legge che costringe i ricercatori universitari a rimanere lavoratori precari ad oltranza.

Di fronte a questi attacchi particolarmente pesanti, si è sviluppato un movimento di vaste proporzioni che ha visto scendere in lotta i lavoratori delle scuole e delle università. Il 28 Febbraio a Roma decine di migliaia di insegnanti e genitori hanno manifestato contro la Riforma Moratti, mentre il 4 marzo i ricercatori universitari hanno dato vita ad assemblee e cortei interni negli atenei di diverse città. Per il 26 di marzo, inoltre, è stato proclamato uno sciopero dell’istruzione di 8 ore.

 

Estendere ed unificare la lotta

 

Queste lotte, ognuna nel proprio ambito, hanno dimostrato partecipazione e combattività, ma questo non basta. Se queste mobilitazioni rimarranno divise le une dalle altre non avranno nessuna possibilità di vincere. Il compito principale del sindacato in questo momento dovrebbe essere quello di unificare tutte le proteste per creare un unico fronte di lotta dalle elementari all’università. Dobbiamo inoltre prendere atto che molti settori non sono stati ancora toccati da questo movimento. Gli insegnanti delle superiori sono rimasti ai margini; in diversi atenei non ci sono state iniziative; il movimento studentesco è stato completamente assente. Per questo é fondamentale estendere la lotta a tutti i livelli. Ogni città e ogni singolo luogo di studio devono essere coinvolti, tutti i lavoratori della pubblica istruzione devono essere compatti e la Cgil-Scuola deve fare un appello chiaro agli studenti perché prendano parte a questa mobilitazione. L’attacco che oggi colpisce i lavoratori delle elementari, domani colpirà anche le scuole superiori. Ad un attacco generale dobbiamo rispondere con una lotta generale.

Questo è oggi più che mai alla nostra portata: abbiamo un’occasione straordinaria nel futuro sciopero generale dell’istruzione. La convocazione dello sciopero generale è sicuramente un passo avanti nello sviluppo della mobilitazione, perché si passa ad una fase più concreta con il blocco della didattica e degli istituti per una giornata. Ma ancora non è sufficiente per vincere la partita. Lo hanno dimostrato gli scioperi generali svolti negli ultimi anni contro il governo. Scioperi anche molto partecipati, ma che non hanno sconfitto Berlusconi. Se vogliamo che questo sciopero sia incisivo ed efficace è necessario sviluppare metodi di lotta e parole d’ordine all’altezza della situazione.

 

La Moratti se ne deve andare

 

Non riusciremo mai a mandare a casa la Moratti, se non saremo in grado di paralizzare completamente le scuole e le università. Per farlo è necessario costruire un clima di conflittualità in ogni istituto e in ogni ateneo. Già prima d’oggi a livello nazionale centinaia di scuole elementari e medie inferiori sono state occupate simbolicamente: è necessario passare da occupazioni simboliche ad occupazioni reali, che vedano in prima linea anche gli studenti. Bisogna ricorrere a strumenti di lotta come il blocco della didattica e il blocco degli scrutini. In poche parole è necessario che il sindacato sviluppi attorno allo sciopero una campagna politica a 360 gradi, spiegando chiaramente che c’è la possibilità di far cadere la Moratti e mandare a monte una volta per tutte i progetti di privatizzazione e distruzione della scuola pubblica. E’ proprio questa campagna che ci proponiamo di condurre tra gli studenti come Comitato in difesa della Scuola Pubblica (Csp).

 

Contro la scuola dei ricchi, per un reale diritto allo studio

 

Assume un’importanza decisiva anche la piattaforma di rivendicazioni da portare avanti, perché è sulla base di quest’ultima che ci giochiamo la possibilità di attrarre i settori non ancora coinvolti.

Proprio per questo motivo ci sembra importante evidenziare come la piattaforma della direzione della Cgil per il corteo del 28 Febbraio contenesse gravi limiti. Quella piattaforma, infatti, rivendicava l’Autonomia delle scuole e il federalismo solidale. Non possiamo avere nessuna illusione né nell’Autonomia Scolastica approvata dal Centrosinistra, che altro non è che il primo passo nel processo di privatizzazione della scuola pubblica; né nei progetti federalisti, spesso sponsorizzati dalla stessa Confindustria, con lo scopo di tagliare la spesa pubblica.

Difendere il tempo pieno e chiedere il ritiro della Riforma Moratti costituisce la base di questa mobilitazione, ma non possiamo limitarci a difendere la scuola così com’è, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni: un’istruzione sempre più di élite, con costi di studio talmente alti che la rendono accessibile ai soli figli dei ricchi, istituti privi di finanziamenti e abbandonati a sè stessi, condizioni inaccettabili di precariato per il personale delle università e insegnanti delle scuole, negazione dei diritti democratici per lavoratori e studenti… Partendo da questa situazione di sfascio, l’intero movimento si deve dotare di un programma di rivendicazioni chiaro che ponga al centro il rifiuto di qualsiasi progetto di privatizzazione e la rivendicazione di un’istruzione realmente accessibile a tutti e di qualità per chi ci lavora.

Infine gli attacchi contro i lavoratori della scuola e contro il diritto alla pensione provengono dallo stesso governo: lo sciopero generale non può avere altra parola d’ordine unificante che la caduta del governo Berlusconi. O la direzione Cgil rivendicherà con forza questa parola d’ordine oppure ancora una volta gli sforzi di centinaia di migliaia di lavoratori verranno frustrati.