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"¡Chávez vive, la lucha sigue!". All'annuncio della morte del presidente venezuelano da parte del suo vice Nicolás Maduro, migliaia di venezuelani si sono riversati nelle strade di una Caracas ancora una volta “roja rojita” per manifestare la propria commozione insieme al desiderio di portare a termine la rivoluzione bolivariana.

Questa commozione, alla quale ci uniamo, è totalmente condivisibile. Chávez rappresentava ai loro occhi la rivoluzione, il loro risveglio all’attività politica. Chávez è stato l’uomo che negli scorsi 14 anni ha combattuto al loro fianco contro l’imperialismo e l’oligarchia e ha fornito a tutti gli sfruttati e ai diseredati del Venezuela la speranza che le cose potessero cambiare.

 

Gli avvoltoi del capitale già si scatenano

 

Questo popolo, che da tempo ha deciso di prendere per mano il proprio destino, è da sempre ignorato e insultato da cronisti prezzolati, o al limite usato come destinatario di promesse non mantenute. Per i mass media al servizio dei padroni chi difende la rivoluzione e crede negli ideali del socialismo è “ignorante” e colui che ha proposto queste idee e le ha rese popolari è un “caudillo autoritario”.

Vediamo quindi nelle parole dei pennivendoli della borghesia non solo una grande miseria umana, ma anche tutto il disprezzo per le masse popolari. E soprattutto il terrore per la popolarità e il consenso che le idee del socialismo godono tra esse.

Una rivoluzione portata a termine e un Venezuela socialista farebbero infatti ancor più male all'establishment capitalista mondiale. Non è un caso che, nelle parole di Obama, «gli Stati uniti confermano il loro appoggio al popolo venezuelano» e salutano «l'apertura di un nuovo capitolo». Non ci vuole una grande immaginazione per interpretare le reali intenzioni di Washington, ossia sbarazzarsi delle conquiste ottenute durante i 14 anni di presidenza di Hugo Chávez. Con le buone, se ciò è possibile. D'altronde quel “sostegno al popolo venezuelano” non è mancato nel 2002, in quel golpe fallito proprio grazie alla reazione dell'altro popolo, quello che non veniva teletrasmesso dalle tv locali che in quelle ore preferivano palinsesti cartoonistici.

Ebbene, nonostante quel golpe, e nonostante il fatto che uno dei suoi artefici (Henrique Capriles Radonski) abbia potuto sfidare liberamente Chávez alle ultime presidenziali, si continua a riprodurre un set dove protagonista era “il caudillo”, “il dittatore”, “il satrapo” che ha fatto piazza pulita di diritti umani e libertà di stampa! A conferma di ciò si faccia una rassegna stampa tra i quotidiani italiani che citano la discussa ong “Human Right Watch” ma non (un esempio fra tanti) le incensurate copertine del quotidiano “Tal cual” che hitlerizzavano il presidente.

 

Le conquiste e i limiti della rivoluzione

 

Tra le altre cose non citate, ovviamente, troviamo le conquiste rivoluzionarie che stanno alla base del consenso mantenuto da Chávez in questi anni. Secondo la commissione economica dell'Onu per l'America Latina il tasso di povertà è stato ridotto del 21% dal 1999 al 2010. A ciò si aggiunge lo sradicamento dell'analfabetismo e l'assistenza medica gratuita per le fasce più povere della società. Con la “Misión Vivienda” sono state costruite abitazioni e con la recente “Ley del Trabajo” è stata ridotta la settimana lavorativa da 44 a 40 ore aumentando le garanzie per le lavoratrici in maternità.

Caracas, 6 marzo: le masse accompagnano il feretro di Chávez

Dii fronte alle diverse nazionalizzazioni nei settori estrattivo, siderurgico, manifatturiero e bancario, non si è tuttavia portata a termine la totale pianificazione dell'economia con il controllo dei lavoratori lasciando il possesso delle principali leve economiche ai grandi gruppi industriali e finanziari e limitando l'intervento statale a mera regolazione. Con la complicità, va detto, dalla burocrazia presente all’interno dell’apparato dello stato e nel movimento bolivariano.

Al tempo stesso un limite per lo sviluppo della rivoluzione è rappresentato dall'abbandono della proposta di costruire la V Internazionale. Lanciata dallo stesso Chávez nel novembre 2009 in occasione del congresso fondativo del Psuv essa avrebbe potuto dare un impulso non solo alla lotta di classe su scala mondiale che, oggi, ha raggiunto il continente europeo, ma anche intervenire in modo corretto di fronte alle rivoluzioni del mondo arabo, impedendo la penetrazione dell'imperialismo nei contesti libico e siriano. Portare avanti queste posizioni è il più grande omaggio che possiamo rendere a Hugo Chávez e rappresenta il più grande atto d'amore che si può nutrire nei confronti della rivoluzione bolivariana che oggi vive un momento particolarmente difficile.

 

Le prospettive della rivoluzione bolivariana

 

Pur consapevoli della statura politica del presidente Chávez non siamo interessati ad analisi sociologiche sul carisma di un dato leader e sulle conseguenze derivanti da un cambio di guardia. Se dovessimo seguire questo ragionamento dovremmo scrivere non solo l'epitaffio del leader bolivariano, ma dell'intero processo rivoluzionario. Questo non significa che, da marxisti, neghiamo il ruolo dell’individuo nella storia. Siamo semplicemente convinti (e tale convinzione è supportata dalla storia) che le azioni di singoli uomini e donne non dipendono solamente dalla loro libera volontà ma per buona parte dalle condizioni materiali esistenti. Non avremmo avuto tutto ciò senza il Caracazo del 1989 e non avremo la fine della rivoluzione con la scomparsa di Chávez. Una rivoluzione è infatti una lotta tra forze vive.

Dalle file della borghesia c'è la consapevolezza di avere a che fare con una massa di lavoratori e giovani che puntualmente hanno salvato la rivoluzione e che sono nuovamente disposti ad affrontare una dura lotta. Ma è altrettanto vero che questo particolare momento offre le maggiori opportunità a quei settori di destra della burocrazia statale e del Psuv che da tempo minano la rivoluzione dall'interno in una prospettiva riconciliatoria con l'oligarchia. Vedremo come queste tendenze si svilupperanno in relazione alle imminenti elezioni presidenziali che vedono Maduro a capo del fronte chavista.

Maduro ha ribadito che rimarrà fedele al pensiero “rivoluzionario, socialista  ed antiimperialista" di Hugo Chávez. Ma non basta fare dichiarazioni roboanti, è necessario portare a compimento il programma socialista che il presidente ha sempre difeso, attraverso l’espropriazione delle banche, del latifondo e dei capitalisti.

È necessario ascoltare la voce dei lavoratori e giovani che ieri, accompagnando il feretro di Chávez verso il palazzo presidenziale di Miraflores gridavano “El pueblo unido jamas sera vencido”, “Non torniamo a casa” e “la lotta continua”. Quel che è certo è che una precipitazione degli eventi farà crescere ulteriormente nelle masse venezuelane  la consapevolezza di avere tutta la responsabilità sulle proprie spalle. Saranno loro che raccogliendo l'eredità di Chávez, lotteranno per purgare il Psuv dalle quinte colonne della controrivoluzione, occuperanno le fabbriche difendendole con le milizie popolari, spazzeranno via l'oligarchia e condurranno il paese e l'America latina verso il socialismo e la democrazia operaia.

La Tendenza marxista internazionale, di cui Falcemartello fa parte si impegna con tutte le proprie forze alla lotta per il socialismo in Venezuela e in tutto il mondo. È l’unico modo per onorare la memoria di Hugo Chávez. Perché il presidente del Venezuela non è più con noi, ma le sue idee continuano a vivere nella lotta.

 

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