Venezuela: nazionalizzate cinque imprese metallurgiche e le Ceramiche Carabobo - Falcemartello

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Chávez: “Queste imprese devono essere controllate dagli operai” “Sono molto contento perché vedo, tocco con mano e sento il ruggito della classe operaia e quando questa ruggisce la borghesia trema”


Il 21 maggio, durante una manifestazione alla presenza dei lavoratori delle imprese di base dello stato di Guayana, il presidente Chávez ha annunciato la nazionalizzazione delle imprese siderurgiche e della lavorazione del ferro (briquetero) Orinoco Iron, Venezolana de Prerreducidos del Caroní (VENPRECAR), Materiales Siderúrgicos (MATESI), Complejo Siderúrgico de Guayana (COMSIGUA), nonché di Tubos de Acero de Venezuela (TAVSA) e Cerámicas Carabobo.

Inoltre ha annunciato la stipulazione dell’accordo collettivo alla CVG FERROMINERA e parlato della creazione di un complesso industriale dell’acciaio  segnalando che “Queste imprese devono essere controllate dai lavoratori, così deve essere”. “Inizi senza indugi il processo di nazionalizzazione per poter creare questo complesso industriale” ha continuato Chávez, sostenendo che questa misura avrebbe dovuto essere presa già da tempo.

Il seminario sulla trasformazione socialista

All’incontro, denominato “Seminario di Trasformazione Socialista”, realizzato presso le installazioni di CVG FERROMINERA a Puerto Ordaz, nello stato Bolivar, hanno partecipato circa 400 lavoratori, 200 del settore alluminio ed altrettanti impiegati in quelli di ferro ed acciaio. Per conto del governo, oltre al presidente, erano presenti tra gli altri i ministri Jorge Giordani, Rodolfo Sanz, Rafael Ramirez, Alí Rodríguez Araque ed il governatore Francisco Rangel Gómez.

Secondo le informazioni diffuse dall’agenzia stampa ABN durante la riunione si sono costituiti 40 gruppi di lavoro, coordinati da portavoce eletti dal Frente Socialista de Trabajadores, che hanno proposto e discusso le linee d’azione da seguire nei lavori. Allo stesso modo i medesimi portavoce hanno esposto un compendio di raccomandazioni, consigli e soluzioni nate dalla lotta per le rivendicazioni della classe operaia evidenziando, secondo le parole del ministro del Potere Popolare per il Lavoro, Maria Cristina Iglesias, la profonda coscienza trasformatrice di una classe per lungo tempo oppressa. Sul tema si è espresso lo stesso presidente Chávez sottolineando che “ciò che qui accade oggi è molto importante come dimostrazione della coscienza raggiunta circa la necessità dell’unità da conquistare attraverso il dibattito”.

Nel suo discorso conclusivo inoltre il presidente, scatenando l’entusiasmo dei presenti, ha fatto importanti annunci tra cui la sottoscrizione del contratto collettivo alla CVG FERROMINERA, così come la riduzione dal 10 al 20% dei salari dei dirigenti. “Bene, congratulazioni perché questo è un successo di tutti ma specialmente vostro, del sindacato e di tutti i lavoratori” ha affermato Chávez.

Il presidente ha anche parlato della necessità di continuare a migliorare la formazione politica di lavoratrici e lavoratori, augurandosi che d’ora in poi “ogni fabbrica (sia), come disse il Che, una scuola di formazione e produzione non solo di derivati del carbone, laminati, acciaio ed alluminio ma soprattutto di donne e uomini nuovi, di una società nuova, la società socialista”. Inoltre ha sostenuto la necessità di andare avanti con le scuole di formazione ideologica, seguendo l’esempio della CVG ALCASA durante il processo di cogestione al tempo della presidenza di Carlos Lanz: “Credo sia molto importante che molto, molto presto, s’inauguri una Scuola dei Lavoratori qui, nello stato di Guayana, una scuola di formazione per i lavoratori in cui si analizzino a fondo vari argomenti riguardo la situazione internazionale, il socialismo, la politica, la cultura, la società, l’economia”.

Sviluppo produttivo, socialismo e classe operaia

Il presidente ha inoltre sottoscritto l’esigenza, scaturita dai gruppi di lavoro, di sviluppare l’industria di trasformazione delle materie prime estratte in Guayana, sviluppando il progetto dello “sviluppo tecnologico del Venezuela: l’idea è quella di avere un polo di sviluppo in Guayana, un comprensorio collettivo industriale integrato. Un grande complesso industriale e tecnologico di punta in grado di sviluppare l’industria di trasformazione per fornire valore aggiunto ai prodotti di base. (...) Fino a quando continueremo ad importare cose che potremmo produrre qui? Per esempio i progetti relativi a cloruro d’alluminio, petrolio pesante, carbone metallurgico, agli impianti per la lavorazione dei metalli. Dobbiamo mettere in pratica tutto ciò. Per questo chiedo che mi vengano forniti i progetti che i lavoratori hanno sviluppato e presentato in modo da cominciare a lavorare senza indugi, a procurarsi le risorse senza perdere nemmeno un giorno”.

Chávez ha sostenuto che “l’unica possibilità che il Venezuela ha di diventare una grande potenza consiste nella costruzione del socialismo venezuelano! Non c’è altra strada che non sia il socialismo bolivariano, in cui la classe operaia deve giocare un ruolo fondamentale! Preponderante!” Ed in questo senso, sottolineando l’apporto generato dalle proposte fatte dal lavoratrici e lavoratori, ha aggiunto che “Nutrendosi dell’esperienza dei lavoratori, nutrendoci delle proposte elaborate nel seno della classe operaia, mettiamo in opera questo piano di un unico complesso industriale integrato, collettivo. Quindi nazionalizziamo il settore briquetero! Non c’è più niente da discutere! E’ da tempo che vogliamo farlo ed è da tempo che avremmo già dovuto farlo! (…) Che cominci una volta per tutte il processo di nazionalizzazione che ci permetterà di creare questo complesso industriale!” Queste proposte sono state accolte con entusiasmo al grido di “Così! Così! Così si governa!” mentre i volti di operai e dirigenti sindacali dimostravano sorpresa, come quelli di alcuni ministri, e giubilo.   

La necessità del controllo operaio

Insieme alla necessità di sviluppo dell’industria di trasformazione, il discorso del presidente ha messo in risalto come questo nuovo complesso industriale debba rompere con i vecchi schemi funzionando secondo principi di trasparenza e con una visione strategica. Perciò Chávez si è appellato “alla responsabilità e alla lotta contro mafia,corruzione, cattiva gestione, deviazioni e vizi della IV repubblica” perché “sono tutte minacce contro la rivoluzione socialista”.

Scatenando l’entusiasmo di lavoratrici e lavoratori presenti, il presidente ha fatto anche un annuncio fondamentale: la necessità del controllo operaio nelle imprese coinvolte nel piano e, più in generale, in tutto il settore industriale. “Il piano, è un piano generale. E noi vogliamo che siate voi ad organizzarlo, chiaro! (...) In queste aziende dobbiamo migliorare tutto: produttività, efficacia, trasparenza. Come voi sostenete con tutte le ragioni, non può essere che chi lavora in un’impresa non ne conosca chiaramente l’andamento. Quali progetti? Quale amministrazione? Come si spendono le risorse? Da chi  e a che prezzi si acquistano le materie prime? A chi e a che condizioni si vende ciò che si produce? Tutto questo...tutto il processo produttivo...e la commercializzazione...devono essere controllati dagli operai! Sono d’accordo! E così dev’essere!”

Contro le grida disperate della borghesia, dei suoi apologeti, di riformisti e burocrati contrari alla gestione diretta dei lavoratori, il presidente ha esaltato la superiorità del controllo operaio rispetto alla gestione burocratica delle imprese. “Sono sicuro che la vostra efficienza aumenterà di pari passo alle responsabilità che vi assumerete” ha detto Chávez. E dato che la partecipazione cosciente dei lavoratori è imprescindibile per lo sviluppo e la gestione delle imprese di base e del nuovo complesso industriale, il presidente ha evidenziato la necessità della nostra partecipazione in ogni aspetto della pianificazione e della transizione al socialismo. “Voglio che si discuta e si elabori un nuovo sistema. Così come si parla di transizione politica lo stesso dobbiamo fare qui. Dobbiamo pianificare tutto il cammino della transizione nei minimi dettagli!” ha detto.   

In concreto la proposta elaborata da Chávez nel corso del meeting prevede la partecipazione di tutti i lavoratori all’elezione dei consigli di amministrazione e degli altri posti di direzione delle aziende. “Sono disposto a collaborare, purché voi siate i veri protagonisti, nello scegliere ed eleggere gli organismi direttivi delle imprese” ha dichiarato. Poco prima, mentre il presidente pronunciava questo discorso di chiusura, i lavoratori presenti avevano denunciato che in molte imprese, come alla SIDOR recentemente nazionalizzata, alcuni dirigenti controrivoluzionari sono ancora ai loro posti e lavorano per sabotare ogni aspetto funzionale di queste imprese e portare al fallimento le esperienze in atto di nazionalizzazione e cogestione, come accaduto alla CVG ALCASA, specialmente dopo l’uscita di scena di Carlos Lanz, alla INVEPAL o alla INVEVAL, dove si sta attualmente cercando di ostacolare l’ottima esperienza vissuta dai compagni lì impegnati.      

Inoltre il presidente Chávez ha sollecitato i lavoratori ad organizzare vere e proprie milizie operaie: “In ogni impresa ci deve essere un battaglione operaio...armato di fucili...nel caso che qualcuno creda che non facciamo sul serio.” 

Sostenibilità e redditività delle imprese socialiste

Nel suo discorso il presidente ha parlato anche della sostenibilità delle industrie di base rilevando come gli stessi operai, durante i vari gruppi di lavoro, avessero sottolineato come il paese manchi di un completo e sviluppato ciclo industriale in grado di convertire le materie prime in prodotti finiti, inclusi ferro, alluminio, derivati del petrolio, ecc...

“Da anni mi sono semplicemente reso conto del fatto che nessuna impresa di base, che tratti ferro, acciaio, bauxite, allumino o prodotti petrolchimici può o potrà essere sostenibile, né a medio né a lungo periodo, a meno che non sia inserita al centro di una rete di imprese a proprietà sociale in tutto il ciclo di trasformazione delle materie prime, a maggior ragione se inserite in un contesto socialista” ha enfatizzato Chávez.

Si tratta di un tema trattato da tempo nei dibattiti contro i settori burocratici e riformisti, che hanno più volte utilizzato gli argomenti legati alla “sostenibilità” e alla “redditività” per attaccare le esperienze di gestione operaia, principalmente proprio nello stato di Guayana. Nel caso dell’importante esperienza di “cogestione operaia” alla CVG ALCASA ad esempio si portavano continui paragoni con i livelli di produttività di CVG VENALUM, anch’essa produttrice di alluminio. Occultando però di considerare il ritardo tecnologico ed i disinvestimenti sofferti per oltre 20 anni da ALCASA, sottoposta inoltre alle continue fluttuazioni tipiche di un mercato come quello delle materie prime.

Ricordiamo, per esempio, come tra i maggiori azionisti di COMSIGUA ci siano le giapponesi Kobe Steel, Mitsui e Sojitz, e come la maggior parte della produzione di ferro sia venduta in Asia, Europa e Stati Uniti o come TAVSA, filiale del gruppo argentino Tenaris, principale produttore mondiale di tubi d’alluminio senza giuntura per l’industria petrolifera, ne produca circa 80.000 tonnellate. Nel caso invece di Orinoco Iron e VENPRECAR si tratta di filiali di International Briquettes Holding (IBH), unità de briquetas dell’azienda siderurgica SIVENSA, in cui ha investito la multinazionale belga Bekaert Corporation. Le due producono complessivamente circa 3 milioni di tonnellate annue de briquetas di ferro ridotto, utilizzato in sostituzione di scarti di alta qualità nel processo produttivo dell’acciaio. IBH ha subito una perdita netta di 20 milioni di dollari nel suo primo trimestre fiscale chiusosi nel dicembre 2008 contro un guadagno di 12 milioni registrato nello stesso periodo dell’anno predente. Vale la pena anche di aggiungere che in IBH ha la sua presenza azionaria la stessa CVG FERROMINERA.      

Chávez ha insistito sul fatto che la redditività delle imprese non può essere intesa in termini capitalistici, che in un sistema socialista la produttività di un’impresa non può essere misurata solo in termini di introiti e grandi dividendi, ecc...”I capitalisti hanno i propri metodi per misurare la redditività aziendale. Ecco perché io parlo di redditività tra virgolette. Licenziano migliaia di lavoratori, li sfruttano, non pagano contributi, negano diritti, terziarizzano il lavoro...In tutti i modi ottengono, come accadeva ed è accaduto anche qui in tutti questi anni, che i governi, agli ordini dello stato borghese, della borghesia e dell’imperialismo, forniscano loro energia a condizioni favorevoli, cedano a prezzi scontati ferro e materie prime, mentre essi vendono a caro prezzo, con il massimo profitto possibile, prodotti finiti e sottoprodotti. Certo che in questo modo qualunque impresa è redditizia!”.     

Guayana all’avanguardia nella costruzione del socialismo

Chávez ha anche messo in risalto il ruolo chiave giocato dalla regione di Guayana nella costruzione del socialismo grazie ai battaglioni pesanti della classe operaia industriale, i lavoratori di ferro e acciaio. “Sono sicuro che Guayana ed il Massicio Guayana...che Guayana diventerà la piattaforma massiccia del socialismo, con la sua classe operaia come avanguardia e protagonista. E Guayana sarà, ecco ciò che vedo, una vera e propria scuola socialista.”

Infine il presidente ha evidenziato il ruolo che la rivoluzione bolivariana sta giocando a livello mondiale, con la classe operaia venezuelana in prima fila: “Gli operai venezuelani stanno dimostrando al mondo intero come la classe lavoratrice stia resuscitando in tutto il pianeta! E la classe operaia è resuscitata per fare una rivoluzione! Voi siete un esempio di grandezza! Lo so, me lo dice il cuore, me lo dicono tutti i sensi, me lo dice la vostra passione! Ecco le linee guida: qui chi comanda e comanderà siete voi. Voi comanderete! (...) Voi siete i grandi che costruiranno la patria socialista. Viva la classe operaia! Viva Guayana libera! Viva i lavoratori! Viva la patria socialista! Patria, socialismo o morte! Vinceremo!”

Tocca alla classe operaia passare dalle parole ai fatti

Come chiaramente evidenziato da questo discorso presidenziale, costruzione e pianificazione di questo processo richiedono la partecipazione cosciente della classe lavoratrice. Le parole ascoltate rappresentano un passo avanti da completare però con azioni concrete da parte di lavoratrici e lavoratori. Abbiamo visto più e più volte come il presidente abbia indicato linee di comportamento e dato ordini diretti ai propri ministri e come questi li abbiano ignorati o occultati. Passare dalle parole ai fatti è compito quindi non solo del proletariato industriale di Guayana, dei suoi battaglioni nell’industria pesante come i lavoratori di ferro ed acciaio, ma di tutta la classe operaia venezuelana.        

Come lavoratrici e lavoratori dobbiamo fare un ulteriore passo avanti e passare ad azioni concrete come l’elezione, con possibilità di revoca, dei posti di responsabilità nell’industria di base. Dobbiamo organizzare comitati di delegati eletti e revocabili per il controllo amministrativo e contabile delle imprese, avere il controllo dei libri contabili per evitare che si continui a dissipare, con le inutili spese della burocrazia, il plusvalore da noi stessi prodotto. L’esperienza portata avanti dai compagni di ALCASA con i loro gruppi di lavoro è al momento preziosissima. Dobbiamo avere un management collettivo e controllabile in ogni divisione e dipartimento industriale, controllare ogni aspetto del processo produttivo incluso quello commerciale e costruire un forte controllo operaio.      

L’integrazione di tutto il processo produttivo dei settori di ferro ed alluminio sotto il controllo dei lavoratori deve essere solo il primo passo verso la pianificazione democratica dell’economia nel suo complesso. In primo luogo bisogna nazionalizzare tutte le imprese in lotta o occupate come Vivex, Franelas Gotcha, INAF, Transportes MDS, ecc...Perché nazionalizzare Cerámicas Carabobo e non tutte queste altre imprese? A ciò deve seguire la nazionalizzazione del sistema bancario per poter mettere tutte le sue immense risorse, al servizio dello sviluppo nazionale dell’economia venezuelana e a beneficio della maggioranza della popolazione. Allo stesso modo devono essere nazionalizzati i principali gruppi economici nazionali e multinazionali che operano nel paese proprio per poter pianificare tutto il sistema economico in modo democratico e sotto il controllo dei lavoratori.

Il presidente Chávez lo ha detto chiaramente: “Insieme a voi mi gioco tutto”. La classe operaia deve rispondere con fermezza. Non solo in Guayana ma in tutto il paese. Se gli attuali dirigenti sindacali non se la sentono dovremo prendere l’iniziativa dal basso e sostituirli con altri in sintonia con i sentimenti della classe operaia.   

25 maggio 2009

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