Dopo la svolta repressiva seguita agli attentati di Londra - Falcemartello

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Una riflessione su diritti umani e libertà

“L’uomo non venne perciò liberato dalla religione, egli ricevette la libertà religiosa, Egli non venne liberato dalla proprietà. Ricevette la libertà della proprietà. Egli non venne liberato dall’egoismo del mestiere, ricevette la libertà del mestiere” (K. Marx, La questione ebraica)

Dopo aver mosso guerra all’Afghanistan e all’Iraq giustificando le avventure belliche con la necessità di portare diritti e democrazia, i governi di Silvio Berlusconi e Tony Blair hanno deciso di rimarcare l’importanza dei diritti umani e delle libertà civili… negandoli e sopprimendoli in casa propria.

Se in Italia, in nome della lotta contro il “terrorismo internazionale”, il “Pacchetto Pisanu” restringe le garanzie e le libertà degli immigrati, in Gran Bretagna si istituiscono tribunali speciali per i “sospetti terroristi” che permettono a un qualsiasi giudice di sbattere in galera un “terrorista” sospetto senza noiose indagini ed udienze, si perseguono atti di opinione, si vietano riunioni e dimostrazioni, si sciolgono organizzazioni sociali e politiche, si permette alle guardie di sparare a vista contro chiunque si muova in maniera “sospetta”, si rispediscono in maniera forzata gli immigrati ai loro paesi di origine, anche se così facendo tanti richiedenti asilo potrebbero essere vittima di torture e condanne capitali da parte di regimi notoriamente sanguinari.

Per la verità bisogna dire che Berlusconi e Blair non sono i primi ad aver tagliato il traguardo dell’assalto alle libertà civili: le norme liberticide varate durante l’estate in Gran Bretagna e in Italia hanno un loro precursore nel famigerato Patriot Act statunitense.

Non sono mancati reazioni stupite e gridi di allarme provenienti da eminenti giuristi liberali o di sinistra che si sono domandati come fosse possibile che la cultura giuridica subisse un’involuzione tanto brutale proprio in quei paesi che il pensiero borghese ha sempre indicato come le culle della civiltà democratica e liberale. Tuttavia, se solo si guardasse con limpida onestà e con uno sguardo di classe a tutta la storia dei “diritti umani” e delle libertà civili, ci si potrebbe rendere conto di come questi non siano mai stati il prodotto del pensiero illuminato delle classi dirigenti dei paesi occidentali, ma il frutto di dure lotte pagate a caro prezzo dal movimento operaio e dagli oppressi della società.

La classe lavoratrice ha sempre difeso la libertà di espressione, la libertà di stampa, la libertà di tutela sindacale e si è sempre opposta alle torture e alle detenzioni arbitrarie, proprio perché i lavoratori hanno sempre avuto bisogno del livello massimo di democrazia possibile per lottare apertamente contro i padroni e lo sfruttamento capitalista.

Diversamente, i movimenti per i diritti umani e libertà civili non sono mai stati avviati da chi, detenendo il potere economico e politico, non aveva alcun interesse nel “concedere” sia pure in modo ambiguo, qualche “garanzia” democratica. Persino dopo la rivoluzione francese, quando l’allora classe rivoluzionaria borghese proclamava che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali”, fu la stessa borghesia, una volta giunta al potere, a stabilire che quegli stessi diritti prima proclamati come universali, lo erano solo in riferimento a tutti i cittadini, ovvero coloro che avevano delle proprietà. E che dire dell’uso che la classe dominante dei paesi occidentali ha fatto negli ultimi anni dell’espressione “diritti umani”? Dal bombardamento di Dresda, passando per l’atomica di Hiroshima e Nagasaki, attraverso la guerra in Vietnam fino alle più recenti Jugoslavia, Afghanistan e Iraq, milioni di civili sono stati uccisi dai “paladini dell’umanità” che intendevano sconfiggere proprio gli avversari dei diritti dell’uomo. E che dire dell’embargo a Cuba, delle dittature in America Latina, della repressione militare e poliziesca dei movimenti popolari da Sacco e Vanzetti, passando per il Maccartismo e gli anni della “strategia della tensione” e arrivando fino all’attualità della Palestina? Stiamo parlando di violazioni di diritti umani fatte… per proteggersi dai “nemici” dei diritti umani? Tale bizzarra e schizofrenica concezione della giustizia e dell’equità si può spiegare in un solo modo: concretamente, il “Diritto Umano” che la borghesia internazionale ha sempre considerato prioritario rispetto a qualsiasi altro, inviolabile in ogni caso, difendibile a qualsiasi costo, è sempre stato il diritto alla proprietà privata delle ricchezze, delle risorse, dei mezzi di produzione. Dietro le accuse rivolte a Cuba c’è forse una sincera, spasmodica difesa dei diritti dell’uomo quando lo stesso governo statunitense ospita a Miami in regime di protezione, terroristi cubani anticastristi? O c’è amore per la democrazia quando riconoscendo il Colpo di Stato guidato dalla confindustria venezuelana nel 2002, ci si vuole sbarazzare del presidente Hugo Chavez, confermato da 7 consultazioni elettorali ritenute regolari persino dagli equivoci “osservatori internazionali”? I diritti umani sono un pretesto, quindi, che servono solo a celare uno scontro tra due concezioni opposte della società e dei rapporti economici tra le classi.

È questo il conflitto centrale: sono il libero mercato e la proprietà privata dei mezzi di produzione un diritto irrinunciabile anche quando questo diritto, formalmente dichiarato sulla carta, è poi privilegio di un pugno di grandi capitalisti? Un diritto, continua ad essere tale quando la sua tutela comporta licenziamenti di massa, tagli ai servizi sociali, bassi salari e affitti alle stelle, povertà diffusa, popolazioni alla fame, guerre per la conquista di mercati e risorse? Tornano quindi d’attualità le parole di Marx citate all’inizio di questo articolo: fin quando ci sarà contraddizione tra la proclamata uguaglianza politica e la reale differenza sociale, qualsiasi diritto sarà solo un facile pretesto nelle mani di chi ci governa. Certo, le misure che stanno venendo avanti sono pericolosissime per i giovani e i lavoratori e i diritti e le libertà
civili e democratiche vanno difese nello stesso modo in cui difenderemmo il posto di lavoro, la
sanità o la scuola pubblica. Ma non abbiamo nessuna fiducia in Corti Costituzionali, giudici o Parlamenti.

La democrazia la salveremo solo facendo affidamento sulle straordinarie forze del movimento operaio, la consolideremo solo allargandola, lottando per il controllo democratico di tutti gli aspetti essenziali della nostra vita, dalla produzione alle risorse economiche e naturali, oggi nelle mani di pochi e avidi capitalisti.

07-09-2005