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03.jpgOggi ricorre il primo anniversario del massacro di Odessa. Questo stesso giorno, un anno fa, alcune bande paramilitari fasciste e naziste hanno assaltato la sede del Palazzo dei Sindacati di Odessa, dandole fuoco: nell'incendio e sotto i colpi di bastone e arma da fuoco sono state uccise 42 persone, fra cui membri del KPU (Partito Comunista Ucraino), del Komsomol ("Società della gioventù comunista di Lenin", la giovanile del KPU) e Borotba ("Lotta", partito comunista di più recente formazione).

La cosiddetta “Rivoluzione di Maidan” doveva essere a sostegno della democrazia e dei valori occidentali, contro la corruzione e l’oligarchia. Il risultato è stata la sostituzione del dominio di un gruppo di oligarchi con quello di un altro gruppo e adesso quelli che hanno beneficiato del cambiamento si fanno la guerra a  vicenda per spartirsi il bottino.

Nella notte tra il 10 e l’11 febbraio, dopo una trattativa estenuante, un nuovo accordo è stato firmato a Minsk per un cessate il fuoco in Ucraina dell’Est. Al di là delle speranze dei mass media, nessuno crede che possa funzionare.

Il mese di gennaio è stato tra i più pesanti e violenti per la popolazione del Donbass.
Tredici le vittime a Donetsk la settimana scorsa, dodici morti e una ventina di feriti due settimane fa a Volnovakha, in entrambi gli attentati  sono stati presi di mira autobus in centro città.

Le elezioni parlamentari del 26 ottobre hanno assegnato un buon numero di seggi a partiti e candidati di estrema destra, questi ultimi eletti sia nelle diverse liste a livello proporzionale che nei collegi uninominali. Alcuni di loro fanno già parte della maggioranza di governo, altri di commissioni parlamentari.

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