Bolivia - Lettera aperta di Jose Justiniano Lijeron - Falcemartello

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Ex dirigente della COB negli anni '70 e '80"

 

Lettera aperta: Solo il popolo unito può salvare il popolo

Quello che segue é l’appello di un militante del movimento operaio boliviano, ex dirigente nazionale della Centrale Operaia Boliviana (COB), della quale ha condiviso per anni successi e sconfitte che, in molti casi, hanno portato concretamente ad esili e arresti. Il suo autore,  in un momento decisivo per i processi di cambiamento in atto in Bolivia, lo ha concepito nella forma della lettera aperta, al governo e alle organizzazioni sociali e sindacali. Lo pubblichiamo con spirito militante, condividendo la stessa necessità di difendere e portare a termine il processo rivoluzionario, in particolar modo ora che in molti, vicino o dentro al governo, vorrebbero frenarlo, annacquarlo e infine seppellirlo. (El Militante - Bolivia, Corriente Marxista Internacional) 

Ai compagni lavoratori e alle compagne lavoratrici della città, delle miniere e dei campi; a tutte le compagne e i compagni contadini e a tutto il popolo dei lavoratori. La Dittatura Globale che fa capo gli USA e ai suoi servi nazionali nascosti nelle Imprese Multinazionali, nelle Prefetture e nei ‘Comitè Civicos' pensa sia arrivata l'ora di invertire questo processo rivoluzionario, che solo possiamo interpretare se capiamo fino in fondo le motivazioni ultime che ci hanno spinto a votare in maggioranza per l'alternativa rappresentata dal compagno Evo Morales e se riconosciamo in questo la lunga lotta del Movimento Rivoluzionario popolare - guidato dalla COB e dalle sue organizzazione di operai, contadini, minatori, edili, casalinghe, lavoratori del settore petrolifero, impiegati pubblici, colonizadores - che ha portato alla caduta delle dittature di Banzer e Garcia Mesa.

Questa lotta, come sappiamo, dura da molti anni ed è già costata molto sangue al nostro movimento, che ha lottato sempre non solo per questioni economiche ma, soprattutto, per le rivendicazioni storiche dei poveri e degli sfruttati. Consideriamo che questa lotta non è solo culturale ma riguarda fondamentalmente il sistema di proprietà e accumulazione della ricchezza: è questa la bussola per capire la nostra direzione di marcia.

Non può esistere un capitalismo buono o meno selvaggio.

Dentro al capitalismo non esiste via di salvezza per gli oppressi e tutto quello che si può pretendere, nel migliore dei casi, è ‘un governo che sostenga una politica di capitalismo normale' nel quale, con un po' di retorica e qualche ritocco di facciata, gli stessi di sempre, una piccola minoranza di privilegiati, continuino ad accaparrasi il pezzo più grande della torta. Non avanzare verso un cambiamento radicale delle strutture decrepite del sistema capitalista vuol dire frustrare e tradire le aspettative popolari e, in ultima analisi, un ritorno al passato provocato da una mancanza di chiarezza nella nostra prospettiva di unire tutti i poveri e gli sfruttati. Questa sarebbe una catastrofe.

Appoggiamo questo processo di cambiamento, del quale siamo parte integrante, perchè è parte della nostra lotta e valorizziamo ogni passo in avanti compiuto finora. È necessario portare a termine e approfondire le nazionalizzazioni, pubblicare e ampliare le inchieste sulle imprese che hanno saccheggiato per molti anni le nostre ricchezze: il popolo vuole conoscerne i risultati. È necessaria una politica economica fondata sull'autosufficienza alimentare e sulla trasformazione del vecchio apparato produttivo in una industria che sia orientata a soddisfare le necessità del popolo; è necessario recuperare la dignità dei lavoratori con un sistema di previdenza sociale, unico, pubblico, universale solidaristico e senza fini di lucro.

A quasi due anni dal trionfo del popolo boliviano abbiamo capito come si porta avanti una battaglia per l'indipendenza sul terreno politico, mentre l'Assemblea Costituente, nella quale la maggioranza assoluta non ha saputo o non ha potuto affermare gli interessi della maggioranza dei boliviani per la tattica dilatoria di una minoranza pericolosa, si trova una situazione di paralisi: il popolo ha già capito quindi che non esistono nemici piccoli nè maggioranze garanti, e se queste non realizzano le aspirazioni del popolo non fanno altro che fare il gioco della destra.

Chiediamo al Governo di unire il Paese basandosi sugli sfruttati e sugli emarginati, siano essi quechuas, aimaras, chimanes, sirionoses o guarayos, poichè tutti abbiamo imparato l'ABC della storia della lotta dei poveri: il problema delle nazionalità oppresse può risolversi solo avanzando e consolidando nei fatti il processo rivoluzionario. La destra ci teme, teme la mobilitazione del popolo perchè ha paura, e con ragione, che il popolo avanzi verso posizioni che possano indicare un cammino vero di liberazione nazionale.

Facciamo appello a tutti i lavoratori e le lavoratrici di tutto il Paese a serrare le fila in difesa del processo e, ora, alla necessità di scendere in piazza e occupare le strade: il fascismo non perdona e non minaccia: agisce e basta; e anche noi dobbiamo essere pronti ad agire in difesa di quello che tanto ci è costato, la nostra libertà e il nostro diritto ad un futuro di emancipazione per tutti gli sfruttati e gli emarginati del Paese.

Un appello alla COB e a tutte le sue organizzazioni affiliate a una riflessione nazionale con tutta la base, a un dibattito ampio e democratico in questo momento storico per il Paese.

Solo il popolo unito salverà il popolo.

Viva la Bolivia!

Jose Justiniano Lijeron

Ex dirigente nazionale della COB