La campagna Stop that train continua - Falcemartello

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Caserta. La campagna in difesa del trasporto pubblico “Stop that train, vulimme saglì”, lanciata da qualche settimana dagli studenti del Comitato in difesa della scuola pubblica e dai Giovani comunisti di Caserta e provincia, inizia ad avere successo. Decine e decine di studenti medi e universitari discutono del trasporto pubblico nei luoghi di studio e nelle stazioni. Con la campagna “Stop that train” abbiamo voluto sottolineare anche l’inutilità di grandi opere come la Tav che non solo getta repressione sul popolo della Val di Susa, ma brucia miliardi di euro che potrebbero essere utili per lo sviluppo e il rilancio del trasporto pubblico, di Trenitalia e in particolare della rete usata ogni giorno dai pendolari.
Il clima di repressione che ormai da mesi si vive nelle varie lotte che si sono sviluppate in Italia contro questo sistema non risparmia nemmeno Caserta. Infatti anche qui i piccoli burocrati di turno (il preside della Facoltà di matematica) provano a far leva sul proprio potere per ostacolare chi, in qualche modo, si oppone allo stato di cose presente. I dati raccolti ed elaborati con le semplici verità scomode, riguardanti il disservizio dei trasporti pubblici, sembrano infastidire in modo incisivo i burocrati delle facoltà casertane che hanno ritenuto offensiva e “maleducata” la presenza di tali temi, e più in generale della discussione politica, all’interno delle mura dell’università impedendoci nei fatti di continuare il nostro lavoro di informazione e inchiesta.
Ciònonostante abbiamo provato a spiegare le nostre ragioni, e anche a interloquire con il preside della facoltà che ci ha rifiutato un incontro utilizzando come scudo il sistema burocratico che come al solito è a tutela del potere costituito. Abbiamo quindi inoltrato una richiesta per un incontro che speriamo avvenga al più presto (stiamo ancora “aspettando”), proprio per provare a capire le basi di una chiusura così netta, a differenza di ciò che accade nelle vicine università napoletane, dove agli studenti sono garantiti ampi spazi di riunione e movimento, senza alcuna perplessità e ostilità. Si tratta di chiarire, anche e principalmente, quale tipo di istruzione e di “educazione del cittadino” (proclamata dal preside) si vuole dare alla Sun (Seconda università degli studi di Napoli). Infatti, come sempre, quando si prova a lottare contro lo stato di cose presente, quando si prova a portare avanti un confronto realmente democratico, quando si provano a denunciare pubblicamente gli scempi che questo e i caduti governi compiono ogni giorno contro lo stato sociale la risposta è sempre e solo una: la repressione.
Garantire l’agibilità politica del dissenso all’interno delle università è necessaria alla costruzione dell’opposizione sociale contro il governo delle banche e dei padroni, e i loro lacchè.


*Csp Caserta