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Il Governo prima li truffa poi li riempie di botte!

É pesante il bilancio della repressione esercitata dalla polizia al presidio dei lavoratori immigrati a Brescia l'8 novembre. Devastato il presidio, caricati gli immigrati e dopo la carica la caccia allo straniero che non si è fermata neanche davanti al portone della chiesa di Via San Faustino.

Ancora non si conosce esattamente il numero degli arresti. Intanto si viene a sapere che alcuni dei fermati sono stati trasferiti immediatamente nei Centri di identificazione e espulsione a Milano e Torino e altri cinque sono già stati rimpatriati nei rispettivi paesi d'origine. Il crimine? Aver difeso il loro diritto ad esistere.

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 Brescia, sabato 6 novembre

Ma la lotta prosegue, la battaglia dei lavoratori immigrati contro la sanatoria truffa e per il permesso di soggiorno per tutti non si è arrestata. Così dopo 45 giorni di mobilitazione continua, dopo che sei immigrati ormai da dieci giorni rimangono arrampicati sulla gru di un cantiere nel centro storico, dopo che l'ennesima manifestazione di massa ha attraversato le strade della città il 6 novembre, anche a Milano un gruppo di immigrati si è asserragliato su una torre, l'ex ciminiera della Carlo Erba, fabbrica demolita per far spazio alla speculazione edilizia come in tante altre parti della città, ed immediatamente è stato costituito un presidio con gazebo e tende sul posto in loro sostegno.

La lotta degli immigrati è partita a fine settembre quando le tante comunità straniere presenti a Brescia hanno indetto una prima riuscita manifestazione. Da quella manifestazione è scaturito un presidio che nella giornata del 30 ottobre è stato raso al suolo con le ruspe dalla polizia. La stessa polizia che lo stesso giorno ha ripetutamente caricato a freddo gli inermi manifestanti costringendo di fatto gli immigrati a decidere per l'azione più estrema, asserragliarsi sulla gru.

Il motivi della lotta sono tanto semplici quanto sacrosanti, nel 2009 il governo ha promosso una sanatoria per colf e badanti. Sono più di 8 anni che nel paese non viene concessa una sanatoria e anche se questa era destinata solo a un determinato settore di lavoratori giustamente decine di migliaia di immigrati l'hanno vista come un’opportunità per poter uscire dalla clandestinità. La “sanatoria” si dimostrò da subito per quello che era: una vera e propria truffa ai danni dei lavoratori immigrati. Per regolarizzarsi infatti era necessario versare una tassa di iscrizione di 500 euro oltre a pagare un anno di contributi. Soldi che ovviamente lo Stato si è tenuto bocciando contemporaneamente la stragrande maggioranza delle richieste. Va detto che al danno si è aggiunta la beffa perché uno degli argomenti usati dallo stato per giustificare la bocciatura è stata che chiedendo la regolarizzazione dimostravano di essere clandestini quindi fuori legge. E chi se non un clandestino dovrebbe chiedere di essere regolarizzato? Affari li hanno fatti lo stato, i tanti approfittatori senza scrupoli che si sono fatti pagare per dichiarare che erano al proprio servizio e come al solito i tanti avvocati che hanno fatto credere che con qualche ricorso si poteva ottenere giustizia.

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 Il presidio di Via Imbonati a Milano

Quegli immigrati che fanno tanto comodo ai padroni, costretti a lavorare in nero e su cui quegli stessi padroni lucrano e evadono le tasse che dovrebbero servire per mantenere lo Stato sociale di tutti, quegli immigrati che in fabbrica o sul cantiere, contribuiscono a creare la ricchezza del paese. Fuori dai luogo di lavoro sono utili per la propaganda razzista che divide i lavoratori e li distrae da chi è il vero responsabile della crisi economica. Ora hanno detto basta!

Basta a una campagna di criminalizzazione che da tempo non ha più nessun pudore, vedi la campagna della Lega per i mezzi pubblici separati per gli immigrati o le retate sugli autobus dei controllori Atm con tanto di scorta della polizia a Milano, l'operazione anti immigrati del sindaco di Coccaglio in provincia di Brescia denominata Bianco Natale non solo perché cadeva a ridosso della festività ma perché rappresentava un vero e proprio atto di pulizia etnica.

Tante, troppe provocazioni, misure speciali, ritorsioni sempre più spesso promosse dalle istituzioni (la Lombardia nel 2009 è stata la prima regione in termini di misure anti immigrati in Italia con ben 237 provvedimenti, seguita dal veneto con 102 e il Piemonte con 63) alla fine hanno fatto saltare il tappo.

La violenza delle forze dell'ordine ha una sola spiegazione, chi lotta tenacemente per i propri diritti fa paura. Fa paura perché è un esempio pericoloso che si somma ai già tanti altri numerosi esempi, come quella dei lavoratori della Fiat, i metalmeccanici, la difesa delle aziende in crisi e le lotte contro le discariche e che non fanno certo dormire sonni tranquilli al padronato italiano. Figuriamoci se ci si mettono gli immigrati che nella scala degli sfruttati stanno sul gradino più basso.

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 Gli immigrati sulla torre Carlo Erba a Milano

La questione è proprio questa, quella a cui stiamo assistendo in questi giorni è lotta di classe, il settore più sfruttato della classe e a cui non va solo espressa solidarietà ma che va sostenuta attivamente. La loro lotta è la lotta di tutti, perché è nel ricatto che subiscono, lo sfruttamento che patiscono, la loro discriminazione quotidiana che fornisce ai padroni le armi per tenerci divisi, per renderci più deboli.

Per i padroni gli immigrati non sono solo animali da sfruttare, rappresentano il modello che vorrebbero applicare anche ai lavoratori italiani. Oggi loro domani noi.

Sosteniamo la lotta degli immigrati di Brescia e Milano e le loro rivendicazioni:

-    Contro la sanatoria truffa! Permesso di Soggiorno per chi ha fatto richiesta

-    Allungamento del Permesso di Soggiorno per chi a perso lavoro o non ha più requisiti per rinnovo lavoro autonomo

-    Regolarizzazione per chi  denuncia lavoro nero.

-    Legge di Diritto d'Asilo. Contro i respingimenti in mare e gli accordi bilaterali di espulsione.

-    Diritto di voto alle persone immigrate che vivono regolarmente in Italia da più di 5 anni

-    Diritto di cittadinanza  per chi è nato o cresce in Italia

 

Clicca qui per il primo comunicato del Comitato immigrati in Italia di Milano (5 novembre)

Visita il sito del comitato immigrati

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