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Sono ormai mesi che si discute del nuovo piano industriale di Finmeccanica e sin da subito era chiara la volontà di fare cassa sulle spalle dei lavoratori attraverso svendite a privati. Non fa eccezione il sito Alenia di Capodichino, destinato a subire la cessione di una parte dei lavoratori, 178 ad una piccola azienda di manutenzione: Atitech.

Il progetto millantato da Lettieri, industriale che detiene Atitech, e dai vertici Finmeccanica dovrebbe prevedere il polo di manutenzione aerea più grande del Mediterraneo. Ma la verità è che ad oggi infatti non è dato sapere quali siano le reali commesse lavorative che dovrebbero impiegare i lavoratori ceduti e quelli già in forze all’Atitech.

Dopo una prima fase di titubanza, specie da parte di quei sindacati da sempre subalterni e complici di Finmeccanica, la mancanza di reali prospettive e il protagonismo dei lavoratori ha spinto tutti a seguire un cammino conflittuale. C’è da dire che l’unità attuale è molto fragile, questo si è palesato subito alla prima prova. Il giorno 11 maggio infatti la sola Fiom proclamava lo sciopero di tutti i siti Alenia nel napoletano, mentre Fim e Uilm si limitavano a scioperare solo a Capodichino il giorno successivo in concomitanza dell’incontro nazionale di sindacati e aziende. La straordinaria riuscita dello sciopero, con percentuali nei siti di Pomigliano e Nola che si avvicinano al 90 per cento, hanno di fatto dimostrato che la preoccupazione è alta anche negli altri stabilimenti, dove c’è la chiara percezione che Capodichino possa essere solo il primo bersaglio.

Ma ancora una volta non sono mancate le differenze. A fronte della rottura del tavolo negoziale infatti a Capodichino si è partiti con il presidio permanente del sito e si sono dichiarate due ore di sciopero in tutti i siti napoletani per il venerdì successivo, ma ancora una volta è stata la base Fiom a forzare, sulla spinta dei lavoratori che chiedono coerenza, con la proclamazione anche dei blocchi dello straordinario, indispensabili per rendere efficace gli scioperi che altrimenti avrebbero avuto carattere puramente dimostrativo.

Quello che ad oggi manca è una strategia che punti a spingere la battaglia fino in fondo. Ad esempio per ora non sono mai state coinvolte le altre aziende del gruppo Finmeccanica come la Selex, Telespazio e Ansaldo, da poco passata alla Hitachi, tutte per altro già colpite, o a breve in odore di esserlo, dal piano dell’a.d. Moretti.

La Fiom deve sfidare gli altri sindacati su un terreno di mobilitazione più ampio, che tenga conto dell’insieme del gruppo sul territorio campano, già colpito anni fa dalla chiusura di altri stabilimenti. Deve diventare unica vertenza nazionale, mettendo a nudo la gestione clientelare di questi anni e chi è veramente artefice degli sprechi. Su questo terreno ci si gioca la credibilità di un sindacato che realmente prova a sconfiggere Moretti.

Un grande polo della manutenzione andrebbe gestito direttamente da Finmeccanica, certamente non può essere regalato ad un privato ma deve essere occasione di rilancio di un’azienda a carattere pubblico.

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